Lunghe ore in attesa con domanda d'assunzione
Affrontano un tema da analisti aziendali alla Georges Perec gli ultimi alfieri della nuova ondata palermitana, cioè i ragazzi di Sutta Scupa, titolo del fortunato spettacolo che li ha lanciati e del loro gruppo, che significa "sotto pressione" ma allude anche al gioco delle carte, utilizzato assieme a un pallone bucato per mettere in scena una richiesta di assunzione. A dirla verità si tratta di un tentativo di essere ammessi alla richiesta, praticamente di uno spasmodico rituale dell'attesa che si modella su quello del Godot, perché i giovanotti sono devoti di Beckett come Franco Scaldati, il poeta di cui qui si rispolvera la lingua fascinosa, un palermitano conciso e musicale che serba i ritmi musicali e la potenza espressiva del parlato popolare.
Tema mitico dunque è il colloquio d'accesso all'assunzione in un ufficio spersonalizzato dove al contatto umano subentra una modulistica dettata da voci registrate. Quando entra il pubblico sono già in scena l'autore Giuseppe Massa e Giuseppe Provinzano, che condivide la regia con lui e con Fabrizio Ferracane, incalzati dalla voce di una fata sui generis che detta le regole di comportamento: ai due sottoproletari tocca riempire il vuoto che precede l'utopica chiamata al colloquio e lo fanno mischiando fantasie oniriche e piccole storie personali, le mamme e le ragazze, momenti di lavoro, un tentativo di rapina, colorando ricordi e gonfiando citazioni, con una freschezza immediata che coniugandosi con una nervosa energia ci trasferisce in una realtà inventata e vera, e ci cattura.
Franco Quadri