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Storia di Ronaldo, Pagliaccio del McDonald's (La)
di Rodrigo Garcia
con Andrea Di Casa
regia di Giorgio Barberio
Corsetti
scena: Valentina Fusco e Mariano Lucci
costumi: Marina Schindler
Milano, Teatro della Contraddizione, dal 25 al 28 ottobre 2007
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Il Mattino, 24 novembre 2007
Il fast food? Una menzogna da pagliacci
«Annunciando delle buone notizie ci si rende amabili. Annunciandone di cattive, ci si rende importanti: scegliete». Mi son ricordato dell'aforisma e del monito di Henry de Montherlant mentre l'altra sera vedevo, nella Sala Ridotto del Mercadante, «La storia di Ronaldo il pagliaccio del McDonald's» di Rodrigo García messa in scena da Giorgio Barberio Corsetti. E non solo perché lo scrittore francese, individualista e antipatico per scelta, somiglia molto a quest'autore, attore e regista venuto dall'Argentina a dare, come già mi è capitato di scrivere, un tremendo pugno nello stomaco impigrito della vecchia Europa teatrale. Il fatto è che nel testo di García compare un'eclatante parafrasi dell'aforisma e del monito citati: «Vuoi portare allegria a tavola? Porta un argomento di conversazione idiota». E basti una simile constatazione a dire come la giostra messa in moto dall'argentino - quella, ad un tempo scintillante e insensata, della società post-capitalistica, con tutte le sue protervie granguignolesche e le sue livide (o comicissime) frattaglie ideologiche - venga a tratti bloccata da osservazioni tanto paradossali e surreali quanto legate alla più bruciante attualità e alla più ordinaria quotidianità. Sullo scarto programmatico fra l'apparire e l'essere si fonda, del resto, anche l'intelligente regia di Barberio Corsetti. Il pagliaccio Ronaldo, nota mascotte dell'impero dei «fast food», si manifesta per quasi tutto lo spettacolo solo nel video proiettato sulle piastrelle bianche della cucina in cui si preparano gli hamburger: e lo vediamo, s'intende, circondato da gente che s'ingozza sorridente sullo sfondo, appunto, del celebre logo e degli slogan pubblicitari del McDonald's. Mentre a raccontarci la sua storia è l'inserviente intento prima a pulire la cucina e poi a cuocere e inscatolare i fatidici intrugli. Siamo allo scontro fra la superficie (quindi la menzogna) del consumismo e la concretezza (quindi la verità) del corpo. Non per caso a un certo punto l'inserviente cerca di cancellare il se stesso proiettato sulla parete. E ancora non per caso indosserà il costume di Ronaldo solo alla fine, quando annuncerà il suo progetto di avvelenare col pesticida gli «happy meals» serviti ai bambini. L'immagine si è sovrapposta al corpo, la nevrosi di massa ne ha cancellato l'innocenza. E molto bravo è l'interprete Andrea Di Casa. Uno spettacolo, insomma, che vale la pena di non perdere. Piccolo e breve, ma intenso e ricco.
Enrico Fiore
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Corriere della Sera, 27 ottobre 2007
Bravo e ironico il pagliaccio di Garcia
Chi è il protagonista del caustico testo di Rodrigo Garcia «La
storia di Ronaldo. Pagliaccio del McDonald' s»? Si tratta forse
di un bieco reazionario? È un rivoluzionario? Magari un anarchico
insofferente ad ogni schema e ad ogni potere? Ronaldo, nato dalla provocatoria
intelligenza dell' autore-attore-regista, argentino di nascita e spagnolo
d' adozione, è tutto questo e molto altro ancora, ma è soprattutto
un giovane che guarda con occhio critico la società in cui vive.
E lo fa con mente ludica e spirito corrosivo. Nell' intelligente, inventiva
messinscena di Giorgio Barberio Corsetti, Ronaldo lavora in uno di questi
templi del fast food che prosperano nelle città di tuto il mondo,
pulisce la cucina, confeziona panini per trasformarsi poi nel pagliaccio,
diventato simbolo della globalizzazione, per offrire ai bambini cibo,
giochi e allegria. Ma in verità, come sostiene il protagonista,
per spappolarne il cervello, impedire loro di pensare, tant' è che
vorrebbe avvelenarne un bel pò con il pesticida «perché è meglio
che muoiano alla svelta invece di andare avanti tutta la vita con la
testa che butta fuori pensieri che fanno schifo». Ronaldo ne ha
poprio per tutti, per gli americani, per gli europei, i politici, la
famiglia e tutte le religioni del pianeta, è il re del politicamente
scorretto, che riesce però con acutezza a vedere una società irresponsabile,
mentalmente obesa, affogata in un finto e indotto benessere e in un consumo
che alla fine divora se stesso. Con bravura, ricchezza di toni e intenzioni
Andrea Di Casa (qui nella foto) fa vivere il suo Ronaldo, ragazzo come
milioni di ragazzi, disilluso, ironico, provocatorio, e si fa letteralmente
in quattro nel divertente filmato che ogni tanto viene proiettato sulle
bianche piastrelle della cucina in cui si dà tanto da fare. Ronaldo
pulisce, prepara gli hamburger e poi butta tutto per terra, ma alla fine
rimetterà tutto in ordine, perché in questa società anche
la rabbia può essere inghiottita dal conformismo.
Magda Poli
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