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Still Life
Still Lifedi Jia Zhang-Ke
con Han Sanming, Zhao Tao
 
La Stampa, 23 marzo 2007
Nella nuova Cina l'inferno dei vivi

Entrato in gara alla Mostra di Venezia quasi clandestinamente sotto l'etichetta di «film sorpresa», Still Life di Jie Zhang-Ke ne è uscito vincitore davvero a sorpresa (ma non tanto, considerata la strategia filocinese del direttore Marco Muller), strappando il Leone a concorrenti più meritevoli. Si tratta comunque di una pellicola interessante, soprattutto per il realismo dell'ambientazione in un aggregato urbano lungo il fiume Yangzi, completamente stravolto dalla costruzione della Diga delle Tre Gole. Vi approda Han Sanming, un minatore che torna al luogo natale dopo tre lustri di assenza per ritrovare moglie e figlia.Ma la millenaria città di Fenjie non esiste più: è stata sommersa dalle acque che continuano a salire costringendo tanta povera gente a trasferirsi non si sa dove.

In attesa di notizie, Han trova lavoro in un cantiere della città nuova che sta rinascendo nel caos; e nel frattempo seguiamo le peregrinazioni dell'infermiera Shen Hong, alla ricerca del marito sparito da due anni. Su questo scenario di miserabili ammassati a ridosso di svettanti grattacieli, in parte coincidente con quello di La stella che non c'è di Amelio, l'autore getta uno sguardo disincantato, che riflette l'immagine di un paese in crescita frenetica ma disastrato nel tessuto culturale, sociale e familiare: un inferno dei vivi a tratti illuminato da barlumi di dolente umanità.

Alessandra Levantesi

 
L'Espresso, 23 marzo 2007
La città sommersa

Il prezzo esistenziale della rivoluzione geografico-industriale nel film del regista cinese Jia Zhang-Ke, vincitore del Leone d'Oro a Venezia

La maggiore opera pubblica della Cina dopo la Grande Muraglia, voluta da Sun Yat-Sen, iniziata da Mao, in parte entrata in funzione nel 2006 dopo oltre un secolo di lavori, è il progetto idrico delle Tre Gole inteso a controllare le rovinose inondazioni nella valle dello Yangtze, il Fiume Azzurro: la diga più grande del mondo, un lago di 650 chilometri, la più potente industria elettrica. Per realizzare tutto questo, più di un milione di persone ha dovuto abbandonare case, lavoro, famiglie, ricordi, tradizioni; una città vecchia di 2 mila anni, Fengjie, è stata sommersa dall'acqua insieme con altre zone. Il vantaggio dei futuri cinesi si è creato a danno dei cinesi presenti.

Jia Zhang-Ke, 36 anni, regista del cinema cinese indipendente, abitante a Pechino ma spesso operante a Hong Kong, già autore del magnifico 'Platform', ha intitolato 'Still Life' (Natura morta) il suo film vincitore del Leone d'Oro all'ultima Mostra di Venezia. Ambientato a Fengjie, città di macerie non ancora tutta distrutta né ricostruita, il film racconta di due coppie coniugali: un minatore che da 16 anni non vede la moglie, la cerca a Fengjie, infine la trova, la ricompra da un nuovo compagno, torneranno a vivere insieme; una infermiera arrivata a Fengjie per parlare al marito che da due anni non torna a casa, lo trova, gli dice: "Mi vedo con un altro. Voglio il divorzio", e lo ottiene. Pacatamente, remissivamente, senza grida né drammi, una famiglia si ricompone, un'altra si disfa, la vita pubblica schiaccia le esistenze private: i momenti di profonda solitudine, sofferenza, nostalgia mostrano il prezzo della rivoluzione geografico-industriale per chi ha già pagato il costo della rivoluzione politico-ideologica.

È un film struggente come un pianto poetico, un poco estetizzante, molto bello, che colma di emozione la fine d'una città demolita e sommersa per sempre, di persone perdute e ritrovate.

Lietta Tornabuoni

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