Bollani in Gershwin: quei ritmi
in libertà del grande spirito jazz
Quando è entrato sul palcoscenico della sala Santa Cecilia, in mezzo ai professori d'orchestra incravattati sembrava un corpo estraneo, con la camicia rossa fuori dai pantaloni sotto la giacca nera. Poi si è capito che il pianista Stefano Bollani era la cosa più "normale" della serata, perché ha suonato la Rapsodia in blue di Gershwin con quello spirito jazz che ne costituisce l'essenza. Nella sua interpretazione non c'era nulla dell'accademismo che caratterizza gran parte delle esecuzioni gershwiniane dei pianisti classici. Bollani ha anche improvvisato ma il suo Gershwin, più che per le note aggiunte con sobrietà nelle parti senza orchestra, era divertente per la libertà ritmica, per gli accelerando e i rallentando improvvisi, per il rubato tipico della musica afroamericana. Faceva venire in mente pianisti jazz come Oscar Peterson o il nostro Armando Trovajoli, che suonò la Rapsodia per l'Accademia di Santa Cecilia nel '53 a Massenzio. Diretta dal bravo James Conlon, l'orchestra di Santa Cecilia ha tirato fuori sonorità da big band, a partire dal glissando malandrino del clarinetto (Alessandro Carbonare). Successo strepitoso e nei bis - che erano un pezzo del compositore brasiliano Ernesto Nazareth, una versione ironica di Per Elisa di Beethoven e improvvisazioni su The man I love - Bollani ha anche esibito il suo talento di showman con gags e battute. Il debutto del pianista a Santa Cecilia non era il solo motivo d'interesse della serata, nel concerto che aveva come filo conduttore il jazz e la musica ispirata dall'America. C'era un pezzo appartenente alla cosiddetta "Musica degenerata", ossia quel repertorio bandito dal nazismo perché di compositori ebrei, jazzistico o atonale: Jazz suite di Erwin Schulhoff, compositore ceco morto in un lager nel 1942, che qui concilia jazz, musica da ballo e sonorità "americane" (complesso di percussioni, tromba d'auto) con il tratto elegante e ironico delle avanguardie parigine d'inizio '900 e con la musica da cabaret. Nella seconda parte, una bella interpretazione della Sinfonia "dal nuovo mondo" di Dvorak (che incoraggiò Schulhoff bambino) con il corno inglese di Maria Irsara in evidenza nel Largo. Si replica domani alle 21: c'è già il tutto esaurito.
Al. G.