|
|
| |
| |
| ricerca per titolo |
| A | B | C | D | E | F | G | H | I | J | K | L | M | N | O | P | Q | R | S | T | U | V | W | X | Y | Z | 0-9 |
| |
|
| * Per leggere
la trama clicca sulla Locandina |
Stardust
di Matthew Vaughn
con Sienna Miller, Michelle Pfeiffer (Usa, 2007)
|
| |
La Stampa, 11 ottobre 2007
Più stelle che a Hollywood
"Se noi guardiamo le stelle o loro guardano noi" non lo decideremo
oggi. Però in Stardust, un fantasy ultrafarcito che occhieggia
a La storia infinita come ai Pirati dei carabi ne cadono dal cielo in
carne ed ossa. Siamo in una Inghilterra medioevale e fuori dal tempo
(uscita fuori dai libri di Neil Gaiman) e quando la bionda Yvaine (Claire
Danes) tocca terra piena di acciacchi, in molti le daranno la caccia.
Si sono scatenati i tre dei sette figli del signore di Stronghold (Peter
O'Toole) che anche in fin di vita non smette di aizzarli l'uno contro
l'altro: governerà chi prenderà il gioiello al collo di
Yvaine. I quattro fratelli morti, ormai fuorigioco, commenteranno in
trasparenza come un coro greco. La insegue anche Lamia (Michelle Pfeiffer),
una strega decrepita che insieme alla due sorelle tenterà di strappare
il cuore della bionda stella per mangiarlo e ritrovare la giovinezza.
Ma il primo a raggiungerla è Tristan (Charlie Cox), un giovane
garzone di Wall, che per conquistare la ragazza più carina del
villaggio (Sienna Miller) le ha promesso per il compleanno una stella.
Non sapeva che ne avrebbe trovata una viva e sarebbero iniziati i guai.
Sulla loro strada, mentre qualcosa si muove tra i due, incontreranno
il Capitano Shakespeare, un cacciatore di tuoni che pilota un veliero
volante. In definitiva un Robert De Niro nel ruolo più camp che
gli sia mai capitato. Ha una immagine pubblica sul ponte, davanti ai
mozzi, mostrandosi un implacabile comandante dai modi rozzi. Nella stiva
invece suona il piano, ama la letteratura inglese e soprattutto si esibisce
in scatenati balli vestito come una ragazza dei Folies-Bergère.
Ogni riferimento al Pirata dei Carabi Johnny Depp (mascara compreso)
crediamo siamo del tutto voluto.
Amore di iniziazione e il lieto fine, dunque. Ma Matthew Vaughn (che
prima d' ora aveva diretto il gangster movie The Pusher), accanto a paesaggi
incantati ed effetti speciali a profusione, ha infiltrato anche una massiccia
dose di trovate comiche, boutade sessuali e humor nero. Negli States
Stardust è uscito con divieto ai minori di 13 anni accompagnati.
Certamente è pensato per piacere anche ad un pubblico più adulto
che ama dare di gomito per certe sottigliezze e doppi sensi. E in fondo
lo spettacolo è riuscito se 130 minuti passano senza soffrire
la poltrona. Al critico del New York Times il film è piaciuto
a metà, ritenendo sbagliate alcune scelte del cast. Bocciata la
stella bionda Claire Danes, al posto della quale avrebbe visto meglio
Gwyneth Paltrow. Ma forse la bionda d'onore doveva restare Michelle Pfeiffer,
tornata a recitare dopo 5 anni di stop con due ruoli da cattiva che la
rimettano al suo posto: il firmamento hollywoodiano.
Pasquale Colizzi
|
| |
Corriere della Sera, 19 ottobre 2007
De Niro e Pfeiffer, una fiaba divertente e piena di ritmo
Pur sazi di cinema fantasy, Stardust riesce nella sua opera di seduzione: è divertente,
fiabesco quanto basta e, dopo una partenza al ralenti, trova un ritmo
di trovate e d' ironia che lo tengono sospeso come una variopinta, coloratissima
bolla di sapone. Nel cui riflesso si vede un giovanotto innamorato alla
ricerca di una stella cadente: trova una fanciulla, una strega perfida
come quella di Biancaneve (Michelle Pfeiffer, adorabile e passata dalla
parte del Male), un Peter O' Toole morente con i suoi stupidi eredi in
lotta. Come nella Storia infinita, anche qui c' è una terra reale
separata dal luogo dell' immaginario, dove succede di tutto. Matthew
Vaughn controlla la materia senza strafare in effetti e computer, lavorando
sugli accessi primordiali della fantasia, con un cast perfettamente finto
ingenuo, iniettando qua e là qualche parentesi grottesca con un
impagabile De Niro nei panni di un cap. Shakespeare che canta e balla
in guépiere. VOTO: 7,5
Maurizio Porro
|
| |
L'Unità, 11 ottobre 2007
Più stelle in terra che nel cielo di Hollywood
"Se noi guardiamo le stelle o loro guardano noi" non lo decideremo
oggi. Però in Stardust , un fantasy ultrafarcito che occhieggia
a La storia infinita come ai Pirati dei carabi ne cadono dal cielo in
carne ed ossa. Siamo in una Inghilterra medioevale e fuori dal tempo
(uscita fuori dai libri di Neil Gaiman) e quando la bionda Yvaine (Claire
Danes) tocca terra piena di acciacchi, in molti le daranno la caccia.
Si sono scatenati i tre dei sette figli del signore di Stronghold (Peter
O'Toole) che anche in fin di vita non smette di aizzarli l'uno contro
l'altro: governerà chi prenderà il gioiello al collo di
Yvaine. I quattro fratelli morti, ormai fuorigioco, commenteranno in
trasparenza come un coro greco. La insegue anche Lamia (Michelle Pfeiffer),
una strega decrepita che insieme alla due sorelle tenterà di strappare
il cuore della bionda stella per mangiarlo e ritrovare la giovinezza.
Ma il primo a raggiungerla è Tristan (Charlie Cox), un giovane
garzone di Wall, che per conquistare la ragazza più carina del
villaggio (Sienna Miller) le ha promesso per il compleanno una stella.
Non sapeva che ne avrebbe trovata una viva e sarebbero iniziati i guai.
Sulla loro strada, mentre qualcosa si muove tra i due, incontreranno
il Capitano Shakespeare, un cacciatore di tuoni che pilota un veliero
volante. In definitiva un Robert De Niro nel ruolo più camp che
gli sia mai capitato. Ha una immagine pubblica sul ponte, davanti ai
mozzi, mostrandosi un implacabile comandante dai modi rozzi. Nella stiva
invece suona il piano, ama la letteratura inglese e soprattutto si esibisce
in scatenati balli vestito come una ragazza dei Folies-Bergère.
Ogni riferimento al Pirata dei Carabi Johnny Depp (mascara compreso)
crediamo siamo del tutto voluto.
Amore di iniziazione e il lieto fine, dunque. Ma Matthew Vaughn (che
prima d' ora aveva diretto il gangster movie The Pusher), accanto a paesaggi
incantati ed effetti speciali a profusione, ha infiltrato anche una massiccia
dose di trovate comiche, boutade sessuali e humor nero. Negli States
Stardust è uscito con divieto ai minori di 13 anni accompagnati.
Certamente è pensato per piacere anche ad un pubblico più adulto
che ama dare di gomito per certe sottigliezze e doppi sensi. E in fondo
lo spettacolo è riuscito se 130 minuti passano senza soffrire
la poltrona. Al critico del New York Times il film è piaciuto
a metà, ritenendo sbagliate alcune scelte del cast. Bocciata la
stella bionda Claire Danes, al posto della quale avrebbe visto meglio
Gwyneth Paltrow. Ma forse la bionda d'onore doveva restare Michelle Pfeiffer,
tornata a recitare dopo 5 anni di stop con due ruoli da cattiva che la
rimettano al suo posto: il firmamento hollywoodiano.
Pasquale Colizzi
|
| |
Il Mattino, 13 ottobre 2007
Per il fantasy cast da favola
Incantesimi, magie, unicorni, streghe sono gli ingredienti di «Stardust» diretto
dall'esordiente Matthew Vaughn. Si tratta dell'ennesima fiaba ad alto
potenziale tecnologico: i tycoon di Hollywood hanno capito che per competere
con le saghe vincenti de «Il signore degli anelli» e «Harry
Potter» e necessario contaminare la fiaba classica con il kolossal
fantasy ricco di effetti digitali. E Vaughn ha trovato nell'omonimo romanzo
di Neil Gaiman la miscela di elementi horror, grotteschi, drammatici,
comici e romantici necessari. Tristan (interpretato dall'astro nascente
londinese Charlie Cox) è un timido e impacciato ragazzo di un
villaggio nella verde Inghilterra, innamorato non corrisposto della bella
Victoria, fredda e calcolatrice che aspira a qualche rampollo della buona
società. Per conquistare il cuore dell'amata, il giovane si mette
alla ricerca di una stella cadente e attraversa il muro che delimita
la contea di Wall. Trova un mondo meraviglioso, magico ma pericoloso
e la stella cadente ha le sinuose forme di Yvaine, una ragazza la cui
luminosità corporea varia a seconda del suo stato emotivo. La
sua missione si rivela però più complicata del previsto
perché la Stella è contesa anche dagli avidi figli di Lord
Stormhold, che si sfidano per ereditare il trono del padre morente e
dalla perfida strega Lamia che individua nel potere di Yvanie l'elisir
dell'eterna giovinezza. Tristan s'imbatte anche in uno stravagante pirata
di un veliero volante che gli insegna a combattere e avverte gradualmente
di provare qualcosa per Yvanie. Come ogni favola che si rispetti, la
vicenda si conclude nel migliore dei modi con Tristan che corona il suo
sogno d'amore e scopre di essere il vero erede al trono. Il fantasy scorre
piacevolmente tra trucchi plateali ed effetti magniloquenti, stelle che
brillano e corpi che si disintegrano in pochi secondi, incantesimi consumati
con stile da videoclip e pratiche di stregoneria costruite su shock visivi,
trasformazioni corporee repentine e trasfigurazioni di paesaggi e la
bella idea di utilizzare come un coro un gruppo di fantasmi di uomini
uccisi in bianco e nero. Ma ciò che fa di «Stardust» un
prodotto di serie A sono le performance di Michelle Pfeiffer che nel
ruolo di Lamia si trasforma da decrepita e mostruosa strega nella bellezza
reale, di Robert De Niro che mette il suo carisma recitativo al servizio
di un pirata gay che ama vestirsi da donna all'insaputa della sua ciurma
e Peter O'Toole che impersona uno spietato re con la sua proverbiale
classe.
Alberto Castellano
|
| |
Il Messaggero, 13 ottobre 2007
Il divo Usa è capitan Shakespeare
nel film diretto da Matthew Vaughn
"Fantasy" d'emozione con De Niro istrione
Il film migliore di questa settimana è scucito, incoerente e
appartiene a un genere inflazionato quanto indigesto dopo i 13 anni,
il fantasy. Eppure lo strampalato Stardust (dal best-seller di Neil Gaiman,
anche sceneggiatore) ha due o tre qualità decisive che ne fanno
un oggetto bizzarro, più deviante che modaiolo, e animato da un
gusto autentico per la fantasia, paradossalmente assai rara proprio nei
fantasy.
La prima qualità del film è il suo composito cast e in
particolare Robert De Niro, che appare solo a mezz'ora dalla fine ma
si "mangia" tutto il resto: gli altri personaggi, la storia
centrale, gli effetti speciali che fino a quel momento avevano speziato
questa storia d'amore e di streghe piena di duelli, incantesimi e trasformazioni.
De Niro infatti è il truce capitan Shakespeare, detentore di un
vascello volante che capeggia la sua ciurma di tagliagole con voce roca
e gesta ribalde. Ma è solo una cortina fumogena destinata a ingannare
la marmaglia per mantenere il potere, in realtà il bucaniere ha
l'anima di una mammoletta. E appena è fuori dalla vista dei suoi
pirati diventa una caricatura gay danzando in guepière o improvvisandosi
coiffeur per gli ospiti di riguardo.
Tutto questo però non è solo una parentesi burlesca resa
irresistibile dall'istrionico De Niro. E' anche una specie di ricapitolazione
comica di uno dei temi portanti del film che come tutte le fiabe parla
di apparenza, identità, fedeltà a se stessi e al proprio
mondo. E naturalmente d'amore, che è insieme il risultato e la
conditio sine qua non di un rapporto limpido con il proprio Io profondo.
E' infatti per conquistare la fatua Victoria (Sienna Miller) che il giovane
Tristano (il poco noto Charlie Cox, bel viso non da bamboccio) intraprende
il suo "viaggio dell'eroe" nel regno fatato e proibito di Stormhold.
Alla fine del quale avrà ottenuto non solo l'amore ma il potere
e la conoscenza. Grazie a una stella caduta dal cielo che si rivela essere
una fragile e temperamentosa fanciulla (Claire Danes, bellezza fuori
dai soliti standard) capace di dargli man forte nella lotta contro le
forze maligne. Che qui sono una strega decisa a strappare il cuore alla
povera stella per ricavarne un elisir di eterna giovinezza (Michelle
Pfeiffer, che ringiovanisce e invecchia a vista). E un manipolo di fratelli
aspiranti al trono di papà Peter O' Toole che si scannano a vicenda
finendo poi, da morti variamente sfigurati e in bianco e nero, col seguire
le gesta dei superstiti dall'aldilà...
Magari il curioso impasto di azione, fantasy e humour macabro allestito
da Matthew Vaughn (già produttore dei primi film di Guy Ritchie,
nonché marito di Claudia Schiffer) non trova sempre l'inventiva
e la leggerezza necessarie. Ma fra tanti film tutti uguali, disegnati
sullo schermo a colpi di digitale, Stardust vanta una dose inconsueta
di brio, personalità, emozione, oltre a diverse gag memorabili
(su tutte l'uomo-capra e la capra-uomo). E non si prende troppo sul serio.
Fabio Ferzetti
|
| |
La Repubblica, 12 ottobre 2007
Un blockbuster anglo-americano che alla fine lascia insoddisfatti
"Stardust", universi paralleli per adolescenti e adulti
<B>"Stardust", universi paralleli<br>per adolescenti
e adulti</B>
FILM costruito sul tema mitico degli universi paralleli (da un romanzo
di Neil Gaiman), che ricorda "La storia fantastica" di Rob
Reiner per l'intenzione di riattivare l'immaginario fiabesco nella nostra
epoca poco incline ai sogni. Per conquistare una bella riottosa, un giovane
incontra una stella caduta in forma di damigella. Dovrà difenderla
da molti persecutori; perché il suo cuore, strappato dal petto,
ha il potere di dare la giovinezza eterna.
Diretto da un affermato produttore per un budget di 80 milioni di dollari,
Stardust è un blockbuster anglo-americano che fatichi a immaginare
a quale pubblico sia rivolto. O meglio, è evidente che mira ad
acchiapparne due: i minorenni con la fiaba, gli adulti con le numerose
strizzate d'occhio disseminate lungo il percorso.
Tuttavia l'operazione genera un ibrido tale da lasciare insoddisfatte
entrambe le categorie. Soprattutto nella prima parte - il film tarda
a decollare fin oltre la metà - mentre la seconda "cresce" inaspettatamente,
trovando un certo ritmo.
Da apprezzare lo spirito di Michelle Pfeiffer che, prestandosi a fare
la strega decisa a tutto pur di concedersi un lifting magico, irride
se stessa con fine umorismo.
Roberto Nepoti
|
| |
Il Giornale, 12 ottobre 2007
Gli incantesimi di Michelle Pfeiffer non riscattano il pasticcio fantasy
Dopo
due ore di incantesimi è legittimo averne abbastanza del
guazzabuglio fantastico-favolistico Stardust. Troppo facile mettere nel
calderone perfide streghe, principesse nevrotiche, stelle cadenti (in
sembianze umane), pirati volanti, giovani romantici ansiosi d'amore e
avventure. Con l'aggiunta di un muro invalicabile, che separa il mondo
normale da un universo parallelo, dove tutti vorrebbero entrare. Al centro
della storia una promessa del giovane Tristan (Charlie Cox), fatta alla
sua amata Victoria (Sienna Miller): la sciocchezza di catturare una stella
cadente e farne un dono d'amore. Solo che la stella è la saccente
e poco avvenente Yvaine (Claire Danes). Certo, i famigerati effetti speciali
sono degni della recente tradizione hollywoodiana, ma la fiaba è scandalosamente
scema e ci si domanda a quale pubblico si rivolga: la fantasia non è sui
banchi di un supermarket. Si può al massimo apprezzare la verve
comica di un inedito Robert De Niro nei panni di un pirata gay, sai che
novità, e le trasformazioni della ritrovata Michelle Pfeiffer,
una fattucchiera che a ogni magia perde i pezzi di una bellezza faticosamente
costruita. Insomma, un inutile spettacolone prodotto tra gli altri dallo
stesso De Niro.
|
|