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Spider-Man 3
Spider-Man 3regia di Sam Raimi
con Tobey Maguire, Kirsten Dunst, James Franco
 
Avanti, 3 giugno 2007
Un apologo sulla libertà

Spesso dotati di poteri straordinari che li condannano all'isolamento o all'incomprensione, i supereroi dei fumetti hanno sempre una missione da compiere nell'interesse della comunità cui appartengono. Nella sempiterna lotta tra il bene e il male rappresentano la parte rassicurante del "noi", i buoni, contrapposta a quella dei "loro", i malvagi da sconfiggere, con tutte le semplificazioni che il manicheismo comporta. Nella galassia dei fumetti, tuttavia, i personaggi della Marvel si sono distinti per il loro carattere poliedrico, un misto di ambiguità, contraddizioni e fragilità all'insegna del motto "supereoi con superproblemi". Nel caso dell'Uomo Ragno, se il secondo episodio cinematografico ci aveva già offerto un suo ritratto a tutto tondo, in "Spider-Man 3", diretto ancora una volta da Sam Raimi, lo scavo psicologico si fa più complesso perché Peter Parker (Tobey Maguire) deve ora affrontare non solo i nemici esterni, ma anche il lato oscuro di sé. Proprio quando tutto sembra andargli per il meglio, compresa la relazione con Mary Jane (Kirsten Dunst), una strana sostanza gli si attacca addosso fino a rivestirlo di una tuta nera che, da una parte, gli dà più forza e velocità nei movimenti ma, dall'altra, lo rende più arrogante e aggressivo. Inizia allora a credersi superiore a tutti, si atteggia a bullo per le strade di New York e ferisce Mary Jane cedendo al fascino di una compagna di scuola (Bryce Dallas Howard). Intanto la città è piombata nel panico per l'arrivo dell'Uomo Sabbia, la creatura mostruosa dietro cui si nasconde Flint Marko (Thomas Haden Church), un carcerato evaso per amore della figlia malata e trasformato in una sorta di Golem da un test radioattivo. E a rincarare la dose di tensione si aggiunge Venom (Topher Grace), al secolo un fotoreporter invidioso del posto di Peter al Daily Bugle, che per una sorta di nemesi assume i poteri nefasti di cui il protagonista riesce a liberarsi in tempo. Di nuovo in tuta rossa e blu, quest'ultimo combatterà così i nemici di turno potendo contare sull'aiuto di Harry Osborne (James Franco), l'amico-nemico che lo ritiene responsabile della morte del padre, ma che alla fine sembra mettere da parte gli antichi rancori. Da ottimo artigiano del cinema di genere, Raimi ha realizzato un'opera di grande potenza visiva e dal racconto avvincente, che alterna con fluidità i momenti di pausa a quelli d'azione. Tra tanti esempi di cinema giocattolo che puntano soprattutto al fracasso, questo "Spider-Man" dall'anima dark ha il merito di dare profondità a un personaggio ossessionato dai propri demoni come un nuovo Dr. Jekyll. La leggerezza e il divertimento non impediscono di leggere il film come un apologo sulla libertà umana, che si esplica nella possibilità per l'eroe di scegliere e di autocorreggersi di fronte alle tentazioni del male. La responsabilità individuale assume perciò un ruolo centrale in un intreccio dove la volontà di potenza, la "ybris" prometeica, rimane un'opzione che il singolo può rifiutare con una libera scelta. Per non dire del tema del perdono, che emerge alla fine nell'atteggiamento di Peter nei confronti di Flint Marko, l'assassino dell'amato zio, e di quello dell'amicizia, reso emblematico dal cambiamento di Harry ma risolto con un salto logico nella sceneggiatura di Alvin Sargent, dello stesso Raimi e del fratello Ivan (non si tratta in effetti di una trasformazione un po' repentina?). Insomma, di carne al fuoco ce n'era davvero tanta, persino troppa, ma ciononostante il regista ha saputo orchestrare la materia con esiti appassionanti e piacevolissimi, tanto da farci attendere con curiosità un quarto episodio. Visto il successo delle due precedenti puntate, i realizzatori si sono attenuti alla regola "squadra che vince non si cambia". Nei panni del protagonista ritroviamo l'antidivo Tobey Maguire, a volte un po' imbambolato, ma sempre con una mimica sensibile e mobile, in quelli di Mary Jane la solare Kirsten Dunst, sprizzante bellezza e fascino, e in quelli di Harry Osborn l'atletico James Franco, una faccia contratta attraversata da luci e ombre, sotto il segno costante dell'ambiguità.

Filippo Zavatti

 
La Stampa, 4 maggio 2007
L'Uomo Ragno diventa cattivo

L'incanto sta nel volo: quando l'Uomo Ragno plana calmo tra i grattacieli di New York, si sposta nell'aria servendosi della sua ragnatela come d'un cavo d'acciaio, s'innalza verso il cielo, l'evocazione del desiderio umano più profondo commuove sino alle lacrime o quasi. La trovata di questa terza puntata delle imprese del personaggio creato nel 1963 da Steve Dikto e Stan Lee per i fumetti della Marvel sta nell'accumulazione: come se il grande regista Sam Raimi volesse convincere i produttori che esiste materia sufficiente ancora per una eventuale quarta, quinta, sesta puntata, il film moltiplica le avventure concrete e interiori, le pulsioni di vendetta, gli avversari contro cui battersi, gli effetti speciali stupefacenti. La sorpresa sta infine nell'etica: non s'era mai visto che un Supereroe (o anche un eroe modesto come l'Uomo Ragno) potesse essere malvagio.

E' una tuta di materia plastica nera che s'incolla alla precedente tuta rossoblu a far emergere la cattiveria: indossandola suo malgrado, Spider-Man diventa vanesio, arrogante, egocentrico. Se non fosse così buffo vederlo con la frangetta e lo sguardo losco, con l'andatura tronfia per via, con i movimenti prepotenti nella danza, sarebbe forse allarmante; se la mutazione non fosse così breve, neppure un vero episodio, appena un'apparizione da sviluppare magari in sèguito, sarebbe forse credibile. Dei tre avversari, troppi, soltanto uno è una vera idea: l'Uomo Sabbia che prende forma da un vortice di polvere, e in un vortice scompare. Ridondante, strapieno e confuso, il film è troppo lungo e troppo divertente.

Lietta Tornabuoni

 
Corriere della Sera, 11 maggio 2007
Uomo Ragno, terzo round per saziare la fame tecnologica

Parafrasando Brecht, diciamo: infelice il cinema che ha ancora e sempre bisogno di eroi. E di fumetti volanti per saziare la fame tecnologica del virtual film al computer. Budget di «soli» 258 milioni di dollari per il terzo round dell' Uomo Ragno, che si fatica a credere scritto e diretto dal talentuoso Sam Raimi, che se c' era dormiva. Spider-Man raddoppia: due ragazze invece di una, tre nemici invece di due, una seconda personalità da macho in ragnatela nera con sbuffi da bullo e i soliti intermezzi volanti, con una gru impazzita tra i grattacieli. Ma è tutto così prevedibile e scontato che pure i ragazzini sbadigliano: gli effetti, pur se speciali, sono un espediente e non un genere, un' ottica e non un' etica, specie con la psicologia d' accatto. Tobey Maguire, bolso anche di sguardo, è imbarazzante, le «girl» si fan salvare, i perfidi tramano, la gente si annoia, effetto specialissimo per un film del genere.  VOTO: 4/5

Maurizio Porro

 
Il Tempo, 5 maggio 2007
Equivoci e tormenti regalano umanità a figure di carta

Una storia complessa, con una gran quantità di personaggi, molte vicende che s’incrociano, ogni volta con un colpo di scena: il nuovo Spider-Man, il numero tre della serie, si propone come un kolossal con tantissimi effetti speciali, ma non vuole essere solo questo. «Spider-Man 3» cerca di dare un volto umano e una tridimensionalità a personaggi tradizionalmente bidimensionali, quelli usciti dal classico fumetto degli anni Sessanta firmato da Stan Lee. L’autore dovrebbe ricevere un Oscar alla carriera, visto che in questi anni ha regalato tanti protagonisti al cinema: oltre a Spider-Man, Hulk, Devil, i Fantastici Quattro. Al centro di tutto l’inventiva del regista Sam Raimi che, nel settore del cinema «leggero», non ha mai smesso di stupire. All’inizio della sua carriera, nell’81, la «madre di tutti gli horror»: «La Casa», un b-movie che ha cambiato il modo di fare cinema negli anni Ottanta. In «Spider-Man 3» appare il protagonista di quell’ormai lontano «La Casa», che ha il viso rassicurante di Bruce Campbell, un po’ ingrassato, ma sempre pieno di verve. Segno che Raimi, cinefilo e artigiano del cinema, non dimentica i vecchi amici e nemmeno che, non molti anni fa, per fare un film doveva contare gli spiccioli. Ma di certo non ha dovuto risparmiare per realizzare questa ultima pellicola, densa di effetti speciali. Raimi in questo episodio si è un po’ distaccato dai precedenti. Mentre la psicologia del protagonista e dei suoi sgangherati nemici nei primi due episodi era dipinta con incisive, ma brevissime pennellate, per lasciare spazio all’azione, in quest’ultimo racconto il regista si sofferma sull’umanità dei numerosi personaggi. I cattivi sono cattivi, ma non troppo, il buono rischia di diventare cattivo. Il risultato, per il quale tutti gli interpreti si sono profusi mettendo in campo la loro professionalità, è una pellicola meno ritmata delle precedenti, dove trovano un po’ più di spazio i dialoghi e meno i cazzotti. Un film più lento e forse più ingenuo degli episodi che l’hanno preceduto e che, proprio per questo, piacerà di più ai piccoli (8-12 anni) e meno agli altri. Gli attori sono tutti bravi, da Tobey Maguire a Kirsten Dunst. Una menzione particolare per J.K. Simmons, caratterista ben noto del cinema Usa, qui un direttore di giornale veramente spassoso. A. A.

Gian Luigi Rondi
 
Il Manifesto, 27 aprile 2007
Spiderman a Manhattan, memorie di una catastrofe

La geografia emozionale di New York segue le traiettorie di Spiderman, le acrobatiche angolazioni dell'uomo-ragno disegnano la città, e ci aggiornano sul day-after. Manhattan dopo l'11 settembre. Il primo film della serie diretta da Sam Raimi esce nel 2002, ma lo skilyne prevede ancora le Twin Towers. Lo spot è subito ritirato, la scena tagliata dal film. Ed è la glaciale assenza, la mancanza di coordinate mentali, la prospettiva falsata che dà l'incanto al terzo capitolo. Linee di fuga, allucinazioni, spazio e tempo frantumati, New York è sospesa in mezzo al mondo, città «colpevole» dell'apocalisse, luogo di metamorfosi, di ingegneria genetica.
Broadway diventa teatro esterno, e le sue strade, le insegne, le gioiellerie assistono alla catastrofe, ripetuta e infinita, i mostri l'attraversano, e si alimentano con la polvere delle torri gemelle. L'uomo-sabbia (Thomas Haden Church, candidato all'Oscar per Sideways di Alexander Payne) è un gigante che devasta e soffia tra i grattacieli come allora quando il World Trade Center crollò e diffuse le sue particelle organiche sui marciapiedi e sugli uomini. Il contagio si diffonde e penetra anche nella famosa tuta rosso-blu di Spiderman, ne modifica la struttura profonda. Non sarà più un giustiziere ma un vendicatore. Il lato oscuro del ragazzo dai super poteri prende il sopravvento. La materia vischiosa e nera dell'odio contenuta in una meteorite, creatura parassita venuta dallo spazio, avvolge il «bravo ragazzo» e lo cuce dentro un sudario.
Sam Raimi (La casa, Darkman) sforna metafore horror, crea corto-circuiti di memoria. Inventa extraterrestri-kamikaze, forme volanti distruttrici più di cervelli che di edifici . Manhattan è popolata dagli avatar di Second Life, doppi degli umani, posseduti. E il disarmante Peter Parker, il superman della porta accanto, cambia i connotati insulsi di Tobey Maguire, l'attore che più di tutti coincide con lo Spiderman di Raimi, il ragazzino qualunque che un giorno fu punto da un ragno ed entrò nel pantheon della Marvel.
Sulle musiche di Danny Elfman (candidato all'Oscar per Good Will Hunter, autore cult di Tim Burton) il celebre fumetto assorbe tutta l'inquietudine dell'autore di Soldi sporchi, phamplet sulla legge del profitto e sue conseguenze. Invaso dal soprannaturale, il film inquadra il campanile di una chiesa ideale che rinvia a quella reale dove amici e familiari dei morti dell'11 settembre hanno scelto come altare per ex-voto speciali: foto, oggetti, ritagli di giornale, messaggi d'amore, tutti incollati sui cancelli della cattedrale. Diavoli e angeli. Ma l'eretico Raimi fa recitare al «cattivo» una preghiera irricevibile per il Cristo in croce: «Ti prego, ammazza Peter Parker». Il suono della campana risponde con i suoi rintocchi celesti e la creatura malefica, tentacolare arretra urlante. E Peter Parker saprà liberarsi dalla tentazione inebriante di essere il numero uno, il più forte, il vendicatore di New York.
Lo vediamo baldanzoso, trasfigurato, a caccia di donne, bullo, sprezzante con l'amata Mary Jane (l'ex bambina dracula di Intervista col vampiro di Neil Jordan, Kirsten Dunst, la «migliore» e non solo secondo Hollywood Reporter) e con l'amico Harry (James Franco) il figlio del mutante Willem Dafoe (morto in Spiderman 2).
L'atmosfera inquinata si espande, la luce del giorno si oscura, la città sprofonda... Spiderman è diventato il nemico in casa. «C'è sempre una persona che fa la differenza» dice un passante a Peter Parker, compiaciuto della sua immagine proiettata sui muri di Time Square. Peter è così pieno di sé - gli hanno consegnato le chiavi della città - da non capire che la «differenza» è un'opportunità offerta a tutti. Chiunque può «volare» in soccorso alla ragazza appesa a un pennone del grattacielo come Harold Lloyd... Ancora un fantasma delle Torri, corpo fluttuante nello squarcio del palazzo sfondato da una gru impazzita, a ricordare l'areo penetrante che segnò l'inizio della terza guerra mondiale. Chiunque può essere diverso da Venom (Thoper Grace) l'ex reporter in carriera tramutato in diavolo dentuto, o da Harry, l'amico che per vendicare il padre saetta con il suo skate-board micidiale nei cieli newyorkesi.
Spiderman in questo terzo episodio è affascinato dalla sua immagine da copertina, è diventato uno show-man, un intrattenitore da stadio, e Sam Raimi lo precipita nell'abisso dello «spettacolo». Ma il «fumetto» si riscatta e torna alla sua missione di simbolo, icona etico-estetica, e vola tra i fotogrammi di Raimi a rincollare gli spezzoni delle Twin Towers, che nel finale appaiono drammatiche, schegge trapuntate, pareti di una cattedrale inabissata nella notte.

di Mariuccia Ciotta

 
La Repubblica, 4 maggio 2007

Sam Raimi temeva di deludere i fan e ha raddoppiato tutto

Il terzo capitolo di Spider-Man
tanto, anzi troppo e il fumetto sparisce

Tra tutte le mitologie che farciscono le avventure dell'Uomo-ragno, le più potenti sono quelle cavalleresche (l'eroe salvifico, l'armatura magica, la damigella in pericolo, i felloni...) e l'eterno mito del Doppio, colonizzato dalla psicanalisi. Ce n'era d'avanzo per la terza puntata della saga; ma Sam Raimi deve aver temuto di dare troppo poco ai fan suoi e dell'aracnide umano. Così, ha raddoppiato tutto.

Alla doppia personalità del protagonista, Peter Parker più Spider-Man, ha aggiunto Venom, il suo alter ego negativo in costume nero notte. Oltre a questo, ci sono due arcinemici dotati di superpoteri (Harry Osborne, che sostituisce il padre come Goblin, e l'Uomo Sabbia), un fotografo di pochi scrupoli per far concorrenza a Peter e una bionda, Gwen, che la concorrenza dovrebbe farla alla sua Mary Jane.

Non manca nemmeno la replica del bacio di sotto in su, tra una pletora di citazioni degli episodi precedenti a iniziare dai titoli di testa, d'impostazione nettamente seriale. Tanta moltiplicazione non giova a Spider-Man 3, che (malgrado l'inevitabile ascesa in corso ai botteghini) delude un po'. Pur dilatato a 2 ore e 20, il film è talmente pieno di personaggi, situazioni, effetti speciali da far apparire tutto affrettato, a volte confuso. Sparisce quasi, invece, quell'iconografia da fumetto che era il pregio migliore delle scenografie e delle inquadrature di Raimi. Comparsata del "creatore" Stan Lee, il tempo di rivendere una perla di saggezza a Peter.

Roberto Nepoti

© Sipario 2011