|
|
| |
| |
| ricerca per titolo |
| A | B | C | D | E | F | G | H | I | J | K | L | M | N | O | P | Q | R | S | T | U | V | W | X | Y | Z | 0-9 |
| |
|
| * Per leggere
la trama clicca sulla Locandina |
Sotto le bombe
di Philippe Aractingi
con Abou Frhat, Rawya El Chab
|
| |
Il Tempo, 5 maggio 2008
La poetica realtà della guerra
Un viaggio attraverso il Libano nel luglio 2006 appena cessato il fuoco di quella guerra israelo-palestinese che aveva provocato distruzioni, morti, miserie.Lo compie, a bordo di un taxi, una giovane donna, Zeina, da poco divorziata, allo scopo di avere notizie del proprio bambino che, per non turbarlo con l'esplosione dei suoi problemi coniugali, aveva mandato nel sud in casa di una sorella. Adesso, però, la guerra ha interrotto tutte le comunicazioni e lei, ansiosa, mentre viaggia cerca di ottenere qualche notizia tramite il cellulare rivolgendosi ad amici e ad autorità. La coadiuva, prima restio poi sempre più partecipe, l'autista del taxi, molti diverso da lei, non solo per le differenze di classe ma perché mentre una è musulmana sciita l'altro è cristiano. Queste differenze, tuttavia, all'inizio molto accentuate (Zeina è distante, altera, diffidente), con il proseguire del viaggio a poco a poco si attenuano dando persino luogo, a un certo momento, a un rapporto quasi sentimentale, pur sempre trattenuto e sospeso in entrambi. Anche quando mancherà del tutto un lieto fine. Un dramma ma anche un documento. Se ne è assunta la responsabilità un regista franco-libanese, Philippe Aractingi, con una carriera molto apprezzata alle spalle proprio come documentarista. Due soli attori, chiamati a interpretare i protagonisti, persone vere tutti gli altri, scelti nei luoghi stessi dove l'azione si svolge, tra le professioni che li vediamo ricoprire, negli incontri fortuiti lungo il viaggio. E vere le cornici. Per un verso un Libano in macerie, città e villaggi dilaniati dai combattimenti, per un altro, degli sfondi ancora intatti, ripresi con tutto il rispetto e l'affetto per una natura prodiga di bellezze, in riva al mare, sulle montagne, fra le distese di campi illuminati dalle albe o incendiati dai tramonti. Con meditato equilibrio sia, appunto, nella evocazione dei panorami attorno, anche quelli traboccanti di macerie, sia nel disegno di quel rapporto fra i due viaggiatori punteggiato, ad ogni svolta, dall'enunciazione di reciproci problemi, egualmente laceranti e dolorosi. Un film che, salvo alcuni momenti un po' troppo didascalici, convince e persino commuove. Con uno stile che, al realismo più aspro, sa affiancare la poesia. Senza fratture.
Gian Luigi Rondi
|
| |
Corriere della Sera, 1 maggio 2008
Quando la guerra diventa un vero set: in Libano alla ricerca di un bambino
«Non abbiamo il diritto di vivere» dice a un certo momento la protagonista del film. E nel tono c' è più rassegnazione che rabbia. O meglio: una rabbia che è diventata rassegnazione per le tante volte che quell' idea è tornata in mente a Zeina e alla persone come lei, quelle che il destino ha fatto nascere in una zona della terra devastata da sempre dalla guerra. Sotto le bombe, presentato con successo alle Giornate degli Autori di Venenzia 2007 e poi al Sundance Festival, è il «diario» di questo stato d' animo, la registrazione fatta con la macchina da presa di un calvario che sembra non finire mai e che costringe le persone a fare i conti con quello che di peggio si portano dentro: la paura, l' odio, la disperazione. È ambientato nel Libano del Sud, durante la guerra dei «33 giorni», a cavallo tra luglio e agosto 2006, perché il regista Philippe Aractingi è nato lì, a Beirut, nel 1964, ma avrebbe potuto svolgersi ovunque, in una delle tante aree dove i giorni di guerra superano quelli di pace. L' idea di girare un film proprio «sotto le bombe» gli è venuta mentre stava a Parigi, nel luglio 2006, quando Israele ha deciso di bombardare il Libano per reagire al rapimento di due suoi soldati da parte di Hezbollah. «Quando scoppia una guerra la tua vita cambia in modo radicale, - ha dichiarato il regista a Maria Grosso sul Manifesto - improvvisamente non hai più una casa, non puoi più andare al lavoro e ti accorgi che i tuoi programmi non hanno più senso. Allora la rabbia si impossessa di te e cominci a sentire che odi quanto ti sta succedendo. Tutto questo però rischia di distruggerti e così senti che è necessario fare qualcosa per difenderti dal rancore e dall' inerzia. Senza più aspettare, immediatamente. È nata così, dentro di me, l' insopportabile urgenza di fare il film in quel momento, perché era quello l' istante in cui la guerra stava accadendo». E così, recuperando un' idea su cui stava lavorando da tempo (fare un film i cui protagonisti si muovessero in uno scenario tragico e reale), Aractingi è partito per il Libano per filmare il suo Paese «sotto le bombe». Poi, appena finiti i giorni dei bombardamenti ma con città e strade ancora devastate dalla guerra, ha girato le scene con due attori professionisti (mentre tutti i comprimari erano presi dalla strada), cercando l' equilibrio tra le due parti in sede di montaggio. La storia racconta il viaggio da Beirut verso il Sud del Libano di una donna sciita, Zeina (Nada Abou Farhat), e del tassista cristiano Tony (Georges Khabbaz) che ha accettato di accompagnarla, alla ricerca del figlio di sei anni mandato a vivere solo qualche settimana prima della guerra dalla zia. Emigrata a Dubai, Zeina pensava così di risparmiare al figlio i traumi della separazione che si stava consumando tra i genitori, ma non aveva fatto i conti con le tensioni che agitano quella terra. Per questo sbarca in Libano, con l' angoscia di chi non ha più notizie da dieci giorni della sorella e del figlio. All' inizio il rapporto tra l' uomo e la donna è duro e sospettoso: lui pensa solo al guadagno, lei ha paura di essere abbandonata o imbrogliata. Ma di pari passo con la scoperta di un Paese martoriato e sanguinante, dove i corpi spariti sotto le macerie fanno il paio con le «sparizioni» di tratti di strada cancellati dalle bombe, i rapporti tra i due si stemperano e i dolori che ognuno si porta dentro (anche Tony non vede da tempo i figli, emigrati in Israele con la madre) finiscono per accomunarli in un unico percorso di sofferenza. Perché è tutta una nazione che ha perso qualche cosa, che non trova più qualcuno, che è costretta a fare i conti con la paura e la disperazione. Aractingi gira il suo film con l' intensità del regista cinematografico e la determinazione del documentarista, attento a non prevaricare mai uno sull' altro. Concede poche scene melodrammatiche ai suoi due attori (concentrate nella notte che passano in un hotel) ma usa l' intensità della loro recitazione per favorire l' identificazione con lo spettatore e sottolineare il dramma personale che ognuno dei due si porta dentro. E intanto usa l' occhio del documentario per non perdere mai di vista il quadro d' insieme, per raccontare la Storia e la Cronaca, senza voler dividere i libanesi in buoni e cattivi (c' è chi, evidentemente vicina all' islamismo più radicale, considera «martiri» i corpi sotto le macerie e chi, all' opposto, vede in Israele l' unica soluzione ai propri problemi) ma preoccupato soprattutto di restituire a chi guarda la dolorosa complessità di una tale tragedia. E il fatto che nel film non si vedano mai cadaveri o scene cruente anche se si parla continuamente di morte, la dice lunga sulla moralità di un regista che non vuole sfruttare il dolore dei suoi connazionali per fare «spettacolo» ma si preoccupa in ogni scena di mettere davanti agli occhi degli spettatori cosa voglia dire davvero essere costretti a vivere continuamente «sotto le bombe».
Paolo Mereghetti
|
| |
Il Messaggero, 1 maggio 2008
E il Libano rinasce "Sotto le bombe"
Libano. Dopo 33 giorni di bombardamenti, scatta una fragile tregua all'ennesima guerra tra Israele ed Hezbollah dopo che questi hanno assalito una pattuglia e preso in ostaggio due soldati israeliani il 12 luglio 2006. Zeina, libanese emigrata a Dubai, sfrutta la pace provvisoria per tornare nel Libano del Sud e mettersi in cerca dei suoi due bambini aiutata dal tassista Tony. Sotto le bombe racconta il recente passato senza specularci (mai un cadavere; niente politica astratta ma reazioni sul concreto) aggiungendo qualcosa al nostro orizzonte percettivo. Il Libano è ancora un paese con paesaggi da togliere il fiato. In questa terra martoriata dalla guerra, una donna molto bella e un uomo molto scaltro viaggiano superando ostacoli fisici, problemi burocratici e una vera guerra che si svolgeva a pochi metri dal set. Cinema in presa diretta che supera in complessità i reportage tv dal Libano. E' grazie ai paesaggi splendidi filmati da Aractingi che la presenza del conflitto è ancora più opprimente e dolorosa. Convincenti i protagonisti Nada Abou Farhat e Georges Khabbaz. Strana coppia in bilico tra possibile amore e guerra ineluttabile.
Francesco Alò
|
| |
La Repubblica, 1 maggio 2008
In Libano, "Sotto le bombe" pensando a Rossellini
Estate 2006, all'indomani dei bombardamenti del Libano. Sciita emigrata a Dubai, Zeina è in cerca del figlio di sei anni e della sorella, cui ha affidato il bambino per risparmiargli la propria crisi coniugale. Un tassista, Tony, accetta di accompagnarla nel sud del paese, attraverso un paesaggio devastato dalle bombe; li accompagna la radio del taxi, recitando in un lugubre salmodiare i nomi delle vittime. Mentre sbarcano i primi baschi blu, parte della popolazione inneggia a Hezbollah, maledicendo Israele e il "grande Satana" americano.
Dapprima l'uomo, che è di confessione cristiana, sembra interessato solo al compenso. Poco a poco, però, gli occasionali compagni di viaggio scoprono la reciproca umanità. Appreso che il bambino è stato raccolto da una troupe di giornalisti francesi, vanno a cercarlo in un monastero.
Non è da happy-end, però, il film del libanese Aractingi. Senza ricorrere ai ricatti del mélo, il regista mette a fuoco quelle che sono le prime vittime delle guerre in corso sullo scenario mondiale: la popolazione civile indifesa, i bambini e le donne.
È passato molto tempo da quando Rossellini e il nostro neorealismo fecero qualcosa di simile; ma il mondo non può dirsi molto migliorato.
Roberto Nepoti
|
|