Sipario

home rivista recensioni comunicati i fatti cyclopedia spazio regioni commedia dell'arte biblioteca teatro danza contatti
novità video sostenitori interviste link archivio primo piano cartelloni testi lavoro cerca blog



 
  recensioni online        
             
  cinema concerti danza lirica prosa storiche
             
             
cinema
 
 
 
ricerca per titolo
A | B | C | D | E | F | G | H | I | J | K | L | M | N | O | P | Q | R | S | T | U | V | W | X | Y | Z | 0-9
   
* Per leggere la trama clicca sulla Locandina
Sonetàula
Sonetàuladi Salvatore Mereu
con Francesco Falchetto e Manuela Martelli
 
L'Unità, 8 marzo 2008
Violento romanzo di formazione con pastore

Una sorta di western desolato immerso nella impressionante natura sarda, arcaica e misteriosa, scarnificata verso il mare, rigogliosa come un bosco continentale nelle alture. Sonetàula, seconda regia per Salvatore Mereu dopo la sorpresa di Ballo a tre passi, è un'opera anomala, coraggiosa rispetto al panorama della produzione nazionale, respingente e affascinante allo stesso modo. Perché ha uno sviluppo lunghissimo (prodotta da Lucky Red, Arcopinto e Rai Fictio, avrà anche una versione per la televisione, doppiata), è recitata da (bravi) non professionisti in lingua e quindi sottotitolata. Passata a Berlino nella sezione Panorama. Il soggetto arriva dal libro omonimo di Giuseppe Fiori, che Mereu ha adattato con grande aderenza e riuscita mimesi. Traendo uno spunto incisivo per tentare di catturare lo spirito di una terra. Del resto uno dei suoi crediti dichiarati è quel Banditi ad Orgosolo di De Seta da cui mutua lo stile secco, conciso, in una sorta di osservazione partecipata degli eventi e dei suoi protagonisti.

Al centro della storia c'è Sonetàula (Francesco Falchetto), nome che gli viene dall'essere così giovane che le sue ossa fanno "rumore di legna", seguito dal '37 al 50. Al principio degli eventi è un dodicenne costretto a badare al gregge, con lunghe transumanze nella quasi completa solitudine. Il padre è al confino a Ustica (per un omicidio che non ha commesso), la madre resta sola a casa, dove vive anche Maddalena (Manuela Martelli), che lui ama da sempre e sogna di sposare. Il nonno (Serafino Spigga) e lo zio (Giuseppe Cuccu, recuperato dallo storico set di De Seta) sono le figure maschili a cui si appoggia. Diciottenne, convinto di aver subito un furto di bestiame, sgozza ("sgarretta") l'intero gregge di un vicino e si dà alla macchia. Diventa bandito, unendosi ad un gruppo sanguinario. Lui stesso ha conti da saldare con l'uomo che ha incolpato ingiustamente il padre e con la sua stessa vita, fieramente randagia eppure irrisolta e rischiosa.

Girato in sequenza temporale e per un intero anno (con quattro direttori della fotografia) Sonetaula ricorda un po'il mood del recente Rossomalpelo di Scimeca, oltre all'incipit di Nuovo mondo di Crialese. Tutti e tre richiamano, con moderna introspezione, una tradizione neorealista che ha saputo raccontare un Paese in tempo reale. Mereu addirittura scarnifica l'operazione, togliendo la musica e lasciandoci solo il rincorrersi duro della lingua sarda. I suoi movimenti di macchina attorno ai volti e dentro una collocazione spaziale volutamente irriconoscibile e fuori dal tempo crea una corrispondenza mimetica e parallela tra mondo interiore ed esteriore. Come se quel gesto di buttare agnellini appena nati giù dalla scogliera (come le figlie femmine a Sparta) perchè non c'è abbastanza foraggio per le pecore adulte, trova poi ineluttabile prosecuzione in una radicata cultura di violenza e di armi. Lo scorcio che Mereu racconta è dirimente per la storia della sua terra, al bivio tra tradizione e nuovo che avanza (arriva la corrente elettrica), tra un modello di società con un ordine costituito (per definire i Carabinieri dicono "giustizia") e un sentimento atavico di autodeterminazione.

Pasquale Colizzi

 
La Repubblica, 7 marzo 2008
"Sonetaula", la Sardegna
vista con occhi neorealisti

Se fu dura per Luchino Visconti realizzare, in clima neorealista, un film senza attori professionisti, lungo due ore e mezza, parlato in dialetto siciliano (La terra trema), figurarsi che cosa può significare, oggi, ritentare un'operazione del genere. Ci ha provato Salvatore Mereu, alla seconda regia dopo Ballo a tre passi, adattando il romanzo Sonetaula di Giuseppe Fiori (appena ripubblicato da Einaudi), noto a molti ma celeberrimo in Sardegna.

Vi si racconta la breve vita di Zuanne Malune, detto Sonetaula, tra il 1937 e il 1950. Servo-pastore, il ragazzo cresce nei boschi col nonno e lo zio Giobatta (lo interpreta Giuseppe Cuccu, il protagonista di Banditi a Orgosolo). Per reagire a un affronto, "sgarretta" le greggi di un nemico della sua famiglia, si dà alla macchia e diventa fuorilegge. Frattanto, la cultura arcaica dell'isola è scossa dall'arrivo dell'energia elettrica e del progresso.

Un'impresa cinematografica coraggiosa: fin troppo. Coprodotto da Raifiction (che lo programmerà in due puntate), il film è inusitatamente lungo, parlato in un dialetto stretto e sottotitolato in italiano. Quasi una sfida per i gusti di un pubblico sempre più abituato a pellicole di pronta digestione.

Roberto Nepoti

 
Il Giornale, 7 febbraio 2008
Il giovane pastore sardo nel Ventennio
diventa brigante per rabbia ed amore

È epico il film storico Sonetàula in dialetto sardo di Salvatore Mereu. Al giovane pastore Sonetàula (Francesco Falchetto), durante il Ventennio, viene confinato il padre accusato di omicidio e poi spedito in Libia a morire. Il ragazzo si chiude in un silenzio che ristagna in risentimento e dolore cronici. Per colpa anche di un irrequieto amore d'adolescente per una coetanea (Manuela Martelli), contesa da un altro al quale Sonetàula, vendico, sgozza il gregge. Condannato fugge sui monti al seguito dei briganti, fino al tragico epilogo e alla scoperta della maternità e del matrimonio di lei con un politico. Sempre sui volti dei personaggi, la cinepresa è chiave d'interpretazione del loro universo interiore. Sonetàula esce sottotitolato in italiano al cinema e doppiato in televisione. Da non perdere.

Salvatore Trapani

© Sipario 2011