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Solo un padre
di Luca Lucini
con Luca Argentero, Diane Fléri, Fabio Troiano, Anna Foglietta, Sara D'Amario
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L'Unità, 28 novembre 2008
Nel nome del padre
E’ attraversato da buoni sentimenti, a palate, e siamo sicuri anche da buona volontà questa storia del giovane vedovo che tira avanti con una figlia di 10 mesi. Lo assediano fameliche mangia-uomini, gli amici ancora single si dimostrano più infantili della figlia, mentre i genitori lo trattano come un bambino incapace di badare a una bimba. Lui, Luca Argentero, è bello, buona posizione (è un dermatologo e socio del suo studio), sensibile, responsabile e di nuovo sul mercato dopo la morte della moglie (Claudia Pandolfi). Eppure resta Solo un padre, niente di più di una fotografia abbastanza ovvia (e piuttosto inutile) che Giulia Calenda e Maddalena Ravagli hanno tratto dal romanzo di Nick Earls. Possibile che di qualche dubbio che affiora o delle difficoltà che si intravedono non resta nessuna traccia tangibile? C’era la speranza che la ricercatrice francese capitata a Torino, Diane Fleri, movimentasse il menage. Invece la brava ragazza si piega alle esigenze del giovane vicino di casa, gli tiene la figlia quando deve uscire, si prostra a tappetino e aspetta che lui si faccia avanti.
Volendo già il titolo si annuncia rinunciatario. Cosa c’è che avrebbe dovuto stuzzicare il nostro interesse in novanta minuti di incolore racconto? Confezionato naturalmente con un minimo di cura in più rispetto alla semplice fiction e il volto accattivante di Argentero come fiocchetto su un pacco di product placement: c’è la pubblicità dei pannolini avversari di una storica marca, la pasta, l’auto per il segmento ricco e appetibile dei professionisti-dirigenti-piccoli imprenditori. In principio fu Tre metri sopra il cielo per il regista Luca Lucini, teen-fenomeno bissato con L’uomo perfetto alias sempre Riccardo Scamarcio. Nel 2008 è nelle sale con ben due film: questo e Amore, bugie e calcetto. Producono nuovamente Cattleya e Warner Bros Italia, che hanno messo su una collaborazione specifica per questo tipo di progetti dedicati a giovani adulti che cercano storie da “riscaldare al microonde”. Nulla di male, dipende cosa vi piace mangiare.
Pasquale Colizzi
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Corriere della Sera, 28 novembre 2008
Commedia borghese ma non «piagnona»
Ecco finalmente una commedia borghese sentimentale piacevole, intelligente e non piagnona, che investe il problema di un papà single e vedovo e il rapporto con la sua neonata. Luca Lucini, appassionato di storie di giovani mariti nel solco tracciato da Bolognini, racconta la vita difficile di Carlo, dermatologo di successo (metafora della seconda pelle, se ci sei batti un colpo) che deve riorganizzarsi la vita e scopre una dose incommensurabile di tenerezza. La vera trovata del film, tratto dalle «Avventure semiserie di un ragazzo padre» di Nick Earls, Sonzogno, è lo snodo imprevedibile della sceneggiatura che manda in libera uscita psicologica ogni preavviso retorico e romantico. Arioso e misurato, senza un grammo di volgarità, il film rivela il talento di Luca Argentero che sostiene il ruolo con una pensierosa animazione interiore e con un certo sorriso che lascia scoprire sfumature anche alla sua quasi amata Diane Fleri.
VOTO: 7,5
Maurizio Porro
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Il Messaggero, 28 novembre 2008
Grandi ambizioni,
piccolo padre
Da Grande fratello a piccolo padre per Luca Argentero. Il suo Carlo è un dermatologo agiato che fa footing tutte le mattine, apprezza l'anestesia ("non fa sentire niente"), scherza in ufficio, vuole bene a mamma e papà, mangia con gli amici la sera e mette a letto la figlia di 10 mesi. Solo soletto. Vedovo bello e ovattato. Ma con segreto. Quando incontra la simpatica ricercatrice francese Camille sarà scosso da una tempesta emozionale che lo trasformerà... sempre in bello e ovattato. Il segreto, però, verrà svelato. Senza che nessuno si scomponga più di tanto. Elaborazione del lutto fatta nel laboratorio Cattleya per Solo un padre di Luca Lucini, bravissimo venditore di immagini fin dai tempi di Tre metri sopra il cielo con un notevole tocco per la commedia sofisticata e non. Idea insolita, ambizione alta, toni che variano (si ride più che piangere, comprese gag con animali alla Tutti pazzi per Mary) e il protagonista in ogni inquadratura. Ma non è tutto oro ciò che è Argentero. Non si può essere sempre dolci e carini anche quando è necessario tirare fuori un po' di sporcizia. Regista troppo bonario, produzione asettica o limiti dell'attore? Probabilmente un equilibrato concorso di colpa. Il film è come una bella anestesia cosciente. Vedi tutto ma non senti praticamente niente.
Francesco Alò
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