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Solo un bacio
per favore
di
Emmanuel Mouret
con Emmanuel Mouret, Virginie Ledoyen, Stefano Accorsi
(Francia, 2007) |
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Il
Mattino, 10 maggio 2008
Nel triangolo francese il tradito è Accorsi
Commedia
sentimentale alla francese (che più francese
non si può), sul filo di una raffinatezza sempre
sul punto di estenuarsi in tedio. «Solo un bacio
per favore», d'altronde, richiama subito alla mente
gli apologhi giovanilistici di Rohmer che negli anni Ottanta
divisero nettamente il pubblico tra deliziati ed esasperati
(«Il raggio verde», «Racconto di primavera», «Un
ragazzo... tre ragazze»). Anche nel caso di questo
film, lanciato dalle Giornate degli Autori dell'ultima
Mostra di Venezia, si tratta di un'operetta morale moderna
intarsiata in punta di cinepresa sui tenui contatti tra
diverse e diversamente riuscite storie d'amore. Il tutto
inizia grazie all'incontro fortuito in provincia tra Emilie
e Gabriel: lui vorrebbe concludere la serata con un bacio
senza impegno, lei si ritrae e inizia a raccontare quanto è accaduto
agli amici Nicolas e Judith. Il comunissimo gesto, in quel
caso, è stato foriero di gravi conseguenze, innescando
un girotondo di sesso e amore, amicizia e tradimento che
si è fatalmente arenato nelle sabbie mobili dei
dilemmi di coscienza: il bacio iniziale, in pratica sospeso
lungo i cento minuti del film, perde, così, le sue
caratteristiche «chimiche» per diventare il
perno su cui ruota l'eterno tema del desiderio e della
frustrazione, della (finta) soddisfazione e della (umana)
incompiutezza. Emmanuel Mouret, regista e protagonista,
ha una faccia buffissima e movenze irritanti; la «sua» Judith è un'anonima
Virginie Ledoyen; Stefano Accorsi, nella parte del farmacista
italiano tradito, è più contenuto del solito;
ma è l'intero cast, in effetti, a oscillare tra
ironia e intelligenza, verbosità e vezzo.
Valerio Caprara
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Il
Giornale, 9 maggio 2008
Accorsi farmacista annoiato che non
riesce a sedurre
Emmanuel Mouret imita Eric Rohmer e François Truffaut.
Vasto programma per piccoli film dove i personaggi s'innamorano
dell'amore, non di qualcuno. Ecco, dopo Cambio d'indirizzo,
il più prevedibile Solo un bacio, per favore («solo» manca
nell'originale: Un baiser, s'il vous plaît), presentato
alle Giornate degli autori dell'ultima Mostra di Venezia.
Come sempre nei film francesi, qui si racconta di adulteri,
ma stavolta si finge la semifedeltà: ci si dà un
bacio e poi basta... Però il baiser può essere
ben più del bacio e su questa ambiguità gioca
il film. Mouret è il non-seducente seduttore che
incuriosisce Virginie Ledoyen, annoiata dal marito farmacista
(Stefano Accorsi) che le preferisce Schubert.
Maurizio Cabona
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La Repubblica, 9 maggio 2008
In "Solo un bacio per favore" misteri
d'amore tra Rohmer e Allen
In Solo un bacio per favore, a Nantes, una donna e un uomo
s'incontrano per caso; passano la serata insieme e vivono
un breve, casto idillio. Alla richiesta di un bacio, lei
risponde raccontando (in flashback) la storia di un'altra
donna e di un altro uomo, cui un solo bacio fu fatale.
Non siamo certo i primi a dire che il cinema di Emmanuel
Mouret (da noi si è visto il suo "Cambio d'indirizzo")
ha due padri nobili: Eric Rohmer (per il gran ragionare
sull'amore) e Woody Allen (per il personaggio interpretato
dallo stesso Mouret, che ricorda il Woody giovane); la
cosa, del resto, è di tutta evidenza. C'è dell'altro,
però, a cominciare dalla binaria eredità francese
della pochade e delle "Relazioni pericolose",
benché in forma borghese e raddolcita.
Sotto le apparenze lievi delle coppie che si scompongono
e si ricompongono, però, sonnecchia anche una certa
ansia esistenziale. E non potrebbe essere altrimenti, quando
il passato assedia di continuo il presente, le azioni scatenano
reazioni che travalicano la nostra volontà, la delusione
erotico-sentimentale ci tende trappole. Sotto l'apparente
semplicità, un film che interroga con sapienza i
misteri dell'amore.
Roberto Nepoti
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Il Tempo, 9 maggio 2008
Il cinema della parola ha in Francia il suo cultore più geniale
in Eric Rohmer. Da qualche tempo lo segue, con tratti fini
e gentili, l'attore regista Emmanuel Mouret che, in queste
cifre si era già cimentato con un suo primo film, "Cambio
d'indirizzo". Oggi continua su quella strada, egualmente
attento e sottile, quasi con delicatezza.
Si comincia in provincia, a Nantes. Gabriel e Emilie si
incontrano per caso, fanno conoscenza in modo non proprio
superficiale e al momento di lasciarsi lui chiede a lei
un bacio. Lei gli direbbe di sì volentieri, ma si
frena perché ricorda bene quello che è successo
a una sua amica per un semplice bacio e, sollecitata dall'altro,
ne racconta la storia.
Eccoci a Parigi. Una coppia felice, Judith e Claudio. Ma
ad essi si aggiunge presto Nicolas che finisce per chiedere
un bacio a Judith. Quasi una prova, il tentativo di uscire
da una situazione che lo inceppa, ma è difficile
che un bacio, anche uno solo, non abbia conseguenze. Presto
così, fortemente attratti l'uno dall'altro, Judith
e Nicolas diventano amanti. Ma c'è Claudio, è buono,
onesto, fiducioso, sarebbe molto ingiusto farlo soffrire.
Per evitarlo i due escogitano uno stratagemma. Che finirà malissimo.
Mouret, che si è data anche la parte di Nicolas,
si è affidato, appunto, per costruire e poi svolgere
il suo racconto, al potere della parola dimostrando, ad
ogni svolta, che non è quell'impaccio di cui di
solito al cinema la si accusa.
I suoi quattro personaggi (ed altri un po' di sfondo) parlano
e parlano anche molto, la regia, però, li fa sempre
evolvere di fronte alla macchina da presa privilegiando
il movimento e la scioltezza, ricorrendo perfino, in qualche
passaggio, ai piani sequenza. L'azione segue i dialoghi,
li ripropone con dinamismo meditato, li inquadra in immagini
sempre nitide, lineari, quasi geometriche (ambienti, panorami,
scenografie) e anche quando li asseconda (cioè quasi
sempre) ne trae motivo per svolgersi, per procedere, per
mutare i climi, sottolineare le tensioni. Con un senso
preciso del cinema. Mentre, a commentare queste immagini,
con l'occasione che Claudio è un appassionato di
Schubert, ci vengono fatte ascoltare le sue composizioni
più note che, quando la vicenda si inasprisce, ne
smussano molti angoli e quando inclina ai sentimenti li
rendono anche più caldi, teneri, intimi.
Gli interpreti seguono. Judith è con voluti impacci
Virginie Ledoyen, già vista, e apprezzata, "8
donne" di Ozon. Mouret, come Nicolas, ne raddoppia
gli impacci. Con abilità sottile. Claudio è il
nostro Stefano Accorsi, sempre più coinvolto nel
cinema francese.
Gian Luigi Rondi
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La Stampa, 9 maggio 2008
Sembra Woody Allen
ma è made in France
Nessun bacio è innocente, nessuno è privo
di significato e di conseguenze: da un bacio rubato può nascere
una commedia leggera ed elegante come questa, in cui una
piccola storia muove il gioco dei sentimenti e dei desideri
alla maniera del cinema di parola. Parte del triangolo è Stefano
Accorsi, il marito, ormai in grado di recitare in francese
per poi doppiarsi in italiano, accanto alla moglie, la
ricercatrice scientifica Virginie Ledoyen, e a Emmanuel
Mouret, un professore di matematica che chiede il bacio.
Mouret (oltre che interprete e regista, sceneggiatore),
38 anni, considerato un Woody Allen francese, non superficiale,
approfondisce la situazione con il timore di far soffrire
l'altro. Il suo quarto lungometraggio è un poco
evanescente e cincischiato, ma brillante e divertente.
Lietta Tornabuoni
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