Sipario

home rivista recensioni comunicati i fatti cyclopedia spazio regioni commedia dell'arte biblioteca teatro danza contatti
novità video sostenitori interviste link archivio primo piano cartelloni testi lavoro cerca blog



 
  recensioni online        
             
  cinema concerti danza lirica prosa storiche
             
             
cinema
 
 
 
ricerca per titolo
A | B | C | D | E | F | G | H | I | J | K | L | M | N | O | P | Q | R | S | T | U | V | W | X | Y | Z | 0-9
   
* Per leggere la trama clicca sulla Locandina
Sogni e delitti
Sogni e delittidi Woody Allen
con Colin Farrell, Ewan McGregor, Tom Wilkinson
 
L'Espresso, 31 gennaio 2008
Fratelli di sangue

Woody Allen è soltanto regista, non recita; e non si ride. Il bel film girato a Londra su senso di colpa, delitto senza castigo, ambizioni sbagliate, atonia morale, irresponsabilità del caso, è drammatico quanto 'Match Point' o 'Crimini e misfatti'; è cinematograficamente imperfetto.

Due fratelli squattrinati e velleitari chiedono soldi a uno zio ricco e si sentono chiedere in cambio di uccidere un uomo: ah, le famiglie. Lo zio è nei guai, senza l'eliminazione di quel testimone fallirebbe, finirebbe in prigione. Turbamento dei nipoti. Alla fine accettano, uccidono. Uno, con leggerezza. L'altro con rimorso crescente, insonnia, incubi, depressione: vuole andare alla polizia, sgravarsi del peso, parlare. Diventa pericoloso: pure lui va eliminato, ma le carte si confondono. Molto bello. Il dramma, unito alla goffaggine ridicola dei protagonisti, dà risultati sorprendenti. La bravura del direttore della fotografia Vilmos Zsigmond dà molto fascino ad alcuni luoghi (la pista delle corse dei cani, il porticciolo delle barche). I meccanismi perfetti di Woody Allen, accompagnati dalla musica di Philip Glass, regalano al film profondità etica e insieme levità narrativa.

Per la prima volta Allen, che dice "personalmente ho sempre lottato contro il senso di colpa, ne sono stato perseguitato", e che ha dedicato a questo tema più di un film, guarda il giovane assediato dal rimorso con una certa ironia: sembra considerarlo nel proprio disperato pessimismo verso le società occidentali, una persona anomala. Magari ha ragione. A chiederglielo, risponde invece che lo interessava soprattutto il fatto che due ragazzi educati in modo dignitoso, ricchi di ambizioni, pur essendo fratelli reagiscano tanto diversamente rispetto al senso di colpa.

Lietta Tornabuoni

 
Corriere della Sera, 8 febbraio 2008
La lezione morale di Allen non basta

Dopo l' omicidio vip del suo capolavoro, Match point, Woody Allen torna al delitto con o senza castigo (anzi, per dirla col suo cinema, Crimini e misfatti), nella biblica tragedia proletaria in cui due fratelli squattrinati eseguono per ordine dello zio d' America un omicidio. Come prepararsi? Caino e Abele hanno due training autogeni diversi, ma il regista di Manhattan sembra stavolta un poco spaesato, non dà l' azione: non ha voglia di far ridere, ma non riesce neanche a convincerci sul dramma e il travestimento alla Ken Loach non regala a tutta la faccenda qualcosa di sociale. Con uno script che non gli rende giustizia, Allen ha la buona fede di una lezione morale. Funzionano i due brothers, divi inediti in ruoli intellettuali, Ewan Mc Gregor e Colin Farrell. voto 5,5

Maurizio Porro

 
Il Manifesto, 1 febbraio 2008
Due uomini in barca. Il male secondo Woody Allen

Non ci sono mai battute fulminanti, è il flusso visuale a far drammaturgia, e anche l'umorismo è feroce, ma indiretto. Già , si chiama cinema (gioco tra forma e sfondo, dinamismo interno, emozioni percettive...) non letteratura comica illustrata, né più una collezione di soli eccellenti sketch «televisivi».
Woody Allen in Sogni e delitti («Cassandra's dream», Il sogno di Cassandra) dimostra di crescere, film dopo film, come narratore per immagini, e di sapersi liberare dall'egocentrismo e dal logocentrismo di un tempo. Ma alcuni suoi fan potrebbero restarne traumazzati...Perfino il distributore italiano del film Aurelio De Laurentiis, si dice, a Venezia dopo l'anteprima mondiale di un film pre-acquistato, ovviamente, sul prestigio del suo regista, restò non poco interdetto per quella leggiadria in meno. E il (questa volta suo) grande direttore della fotografia Vilmos Zsigmand (da pochi mesi orfano dell'amico Lazslo Kovacs, compagno di lotte nella Budapest del '56, e col quale stava finendo il montaggio di un lavoro proprio sulle immagini di quella profetica rivolta) tratta Londra e le sue ambiguità tonali e politiche come raramente ci è capitato di ammirare, da vero flaneur kafkiano dell'est Europa. Non è lo sguardo di un cinematographer che conta, ma come dice Wenders, l'atteggiamento che ha quello sguardo, di perplessa partecipazione.
Certo, non c'è proprio mai Woody Allen in campo, forse rappresentato solo da un suo doppio, in una scena che sembra secondaria. È un attore della troupe teatrale che, quando scopre un duetto amoroso, proprio noioso, tra la collega, protagonista di una piece semi-porno, e il suo nuovo boy friend che si dà arie da gran riccone, ma è solo un conte Max, esclama, ed è la sua unica battuta: «Sono proprio fatti l'uno per l'altro, hanno il dovere di fare figli». Woody Allen non ama molto i suoi personaggi, questa volta, ma il trio di attori sì, e loro riescono a rendere credibile e quasi eccitante questo Cassandra's dream, un giallo più psicologico che antropologico, dove non conta chi è l'assassino, perché, così come sappiamo chi è la vittima, scopriamo subito che sono due (il set è la Londra periferica di oggi)
Sono due giovani fratelli, più o meno bravi ragazzi, che entrano nella febbre esiziale e accecante della libera iniziativa, della febbre da mercato, dell'impresa leader. Il primo (Colin Farrell) è un meccanico, non vorrebbe azzardare anche nella vita, ma è soggiogato sia dal suo vizio segreto, il gioco d'azzardo, che dal fratello Ewan McGregor, quello che ha sempre «idee geniali» e se lo tira dietro. L'idea geniale, questa volta? Comprarsi una barca, di nome «Cassandra's Dream», appunto (dal nome di un cane da corsa che gli ha portato molta fortuna). Poi entrare negli affari, cercare di trovare la speculazione edilizia giusta, aprire dei grandi alberghi in California...
Servono contanti, però, e i nostri due sono invece squattrinati e pieni di debiti. Qualche vincita di gioco permetterà al massimo di non sfigurare con la nuova ragazza di McGregor, «che non tutti possono permettersi». E poi ci sono sempre, da ammaccare, le auto di lusso che il fratello meccanico doveva riparare.
Quel che conta non è il canovaccio, ammaccato anch'esso, né il giochino sui rimorsi, la frustrazione, il risentimento e i sensi di colpa. A Allen, brechtiano come mai, interessa sperimentare, questa volta, fare un certo studio astratto sul pubblico e sulla sua capacità di identificarsi, farsi prendere da una storia, reagire d'istinto, svincolarsi, parteggiare, patteggiare. Così ora si tifa per la ribellione del duo alla condizione di eterna subalternità . Ora si scandalizza perché la messa in discussione dei santi valori (i sacrifici, la correttezza, l'ideologia del lavoro, l'onestà , il rispetto degli altri e della proprietà ...) finisce per renderli - una volta fracassati - ancora più sacri. Ha ragione Goethe del Faust, come diceva Woytila, che il male è il topo del gatto Bene? O, come scrive Benedetto XVI: questo è un detto da vecchie cornacchie?

Roberto Silvestri

 
Il Mattino, 2 febbraio 2008
«Sogni e delitti» senza humour

Sull'abbrivio trionfale di «Match Point» l'ultrasettantenne Woody Allen sembrava ormai padrone del noir esistenzialistico a sfondo londinese. Purtroppo a «Sogni e delitti» («Cassandra's Dream») fanno difetto l'acutezza psicologica, il sarcasmo morale e la classe narrativa del prototipo: certo, non si tratta di un film scadente, ma le stellette stavolta si possono assegnare solo alla credibilità delle recitazioni e all'eloquenza di musiche e fotografia, rispettivamente firmate da Philip Glass e Vilmos Zsigmond. Dietro al titolo originale, che si riferisce all'omerica profetessa di sventure, prende forma, infatti, una «replica d'autore» sui temi della colpa, del rimorso e del castigo nuovamente improntati a una glaciale rilettura del teatro greco classico e dei tormentosi aut-aut di Dostoevskji. Ewan McGregor e Colin Farrell sono pressoché perfetti nell'incarnarsi in Ian e Terry, fratelli proletari che tentano, ciascuno a suo modo, di conquistare un posto al sole nell'ipocrita società contemporanea: il primo, aggrappandosi con tutte le sue forze alla relazione instaurata con un'avvenente e volubile attricetta (la notevole semi-esordiente Hayley Atwell); il secondo, cercando pateticamente di uscire vittorioso dalle ininterrotte e drammatiche sfide al tavolo verde. Il classico diavolo tentatore compare al momento debito in scena nelle vesti del ricco e istrionico zio Howard (un eccezionale Tom Wilkinson), il quale - in cambio di un nebuloso intervento a supporto dei loro castelli di carte finanziari - chiede ai nipoti il piccolo, trascurabile favore... d'assassinare il suo socio traditore e delatore. Il film sta tutto nei sempre più convulsi duetti tra Ian e Terry, dapprima annichiliti, poi rosi dal dubbio e dalla tentazione e infine decisi, si fa per dire, a compiere il passo fatale da cui non ci sarà ritorno; mentre un groviglio di eventi dai risvolti imprevisti e sfortunati s'insinua nei gesti e negli sguardi, nel rimpallo dei dialoghi (in cui però c'è scarsa traccia del fulminante humour della casa) e nei riflessi spenti di un cielo come macerato dalla misera caratura umana di tutti i protagonisti. Nonostante il buon lavoro di preparazione e d'atmosfera, «Sogni e delitti» finisce per restare in stand-by, non trova mai il guizzo di genio e alla fine l'unico problema dello spettatore potrebbe essere quello di trovargli un posto di mezza classifica nella filmografia del piccolo grande Woody.

Valerio Caprara

 
La Stampa, 1 febbraio 2008
Woody mai così dark

La famiglia è la famiglia, il sangue è sangue», dice lo zio ricco. «Va bene la famiglia, ma ci sono dei limiti», risponde il nipote squattrinato. Sogni e delitti (Cassandra's Dream) è uno di quei film drammatici in cui Woody Allen non recita, fa soltanto il regista, e non si ride: un'analisi della disponibilità al crimine, del senso di colpa, della funzione della famiglia nelle società occidentali contemporanee, girata a Londra con due giovani attori bravissimi, Ewan McGregor e Colin Farrell.

Due fratelli senza soldi, velleitari e ambiziosi. Uno fa il meccanico, è un giocatore sfrenato di carte e di corse, beve e porta l'orecchino, è bruno, oscuro e carico di debiti. L'altro segue sogni finanziari, ruba dalla cassa del ristorante di famiglia, s'innamora di una giovane attrice esigente. Decidono di chiedere soldi a uno zio ricco e si sentono chiedere in cambio di uccidere un uomo: lo zio è nei guai, senza la morte di quel testimone finirebbe in galera, il che vuol dire che, modello famigliare di riuscita, è certo un truffatore. I due fratelli alla fine accettano. Uccidono. Uno, con leggerezza. L'altro con rimorsi crescenti, insonnia, incubi, confidenze alla moglie, tentazioni di andare alla polizia per confessare e sgravarsi della colpa. Diventa pure lui pericoloso: «Bisogna fermarlo», dice lo zio ricco, ma la vita va come vuole.

Naturalmente il pentito è il giocatore, mentre il fratello biondo d'aspetto corretto e ambizioni sbagliate non prova nulla del genere. La madre è innamorata del proprio fratello ricco e al confronto considera un fallito il proprio marito, non capisce né conosce nulla dei propri figli: ah, le famiglie. I meccanismi narrativi perfetti di Woody Allen, accompagnati dalla musica di Philip Glass, danno al film profondità etica e levità di racconto. La bravura del direttore della fotografia Vilmos Zsigmond realizza cose straordinarie: cieli inglesi grigio piombo da cui filtrano lame di luce intensissima, luoghi immersi in una esatta bellezza (il porticciolo delle barche, la pista delle corse dei cani), nuvole ammonitrici, facce quotidiane. Molto, molto bello.

Lietta Tornabuoni

© Sipario 2011