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Sinfonia n. 2 Resurrezione di Gustav Mahler

Sinfonia n. 2 Resurrezione di Gustav MahlerDirettore: Yuri Temirkanov
Soprano: Janice Chandler-Eteme
Mezzosoprano: Mihoko Fujimura
Orchestra e Coro dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia 
Roma, Auditorium Parco della musica, Sala Santa Cecilia

   
 
Corriere della Sera, 23 marzo 2007

ELZEVIRO I limiti della Seconda Sinfonia
Mahler Riletto da Temircanov

L' orchestra e il coro di Santa Cecilia hanno dato buona prova

In taluni casi la grandezza d'un'esecuzione giustifica un'opera musicale. Tale quella della Seconda Sinfonia di Mahler diretta da Iuri Temircanov con l'Orchestra e il Coro dell' Accademia di Santa Cecilia a Roma. Quando si contemplino la Nona Sinfonia, la Decima siccome magistralmente ricostruita da Deryk Cooke, Il canto della terra, ultima opera compiuta, nessuno può negare trattarsi di arte somma. Proprio il riconoscerlo, e così il riconoscere che in Mahler vi sia un processo creativo ascendente, spezzato da una morte prematura, dovrebbe indurre a distinguere nella sua produzione anteriore. Mettere i suoi diversi periodi sullo stesso piano di valore svilisce l' eccezionale conseguimento ultimo. L' autore dei tre capolavori citati non è lo stesso delle Sinfonie fino all' Ottava, per quanto ciascuna possieda passim bellezze straordinarie; giacché nell' ultimo periodo è dato vedere in lui una rifinitura compositiva nemmeno pensabile alla stregua delle opere precedenti. Ivi la velleità si palesa nel cercar l' autore un gigantismo formale e di mezzi orchestrali e corali: il secondo si giustificherebbe con l' eccezionalità presunta siccome necessaria del primo, il che si chiama petizion di principio. Ancora, è velleità il cercar l' autore rifugio in categorie extra-musicali, rifiutate da lui in linea teorica e ammesse per sé solo alla stregua di quanto esposto. Di fronte a un così grande artista non si parlerebbe mai di malafede: il ricorso ai mezzi eccezionali è espediente che Mahler impiega innanzitutto di fronte a se stesso per impedirsi di cogliere i propri limiti. Siffatto processo di auto-intossicazione ci ha dato cattiva musica; pur va benedetto, ché se Mahler avesse allora potuto chiaramente cernere la ratio delle sue Sinfonie, forse avrebbe ceduto allo sconforto, non essendo in lui la maturazione compositiva sufficiente. Giunta la quale, abbiamo i capolavori che si dice. Fin qui s' è tentato di descrivere l' arte di Mahler per verba generalia: ma queste parole valgono già a fornire una descrizione precisa, sebbene dall' esterno, della Seconda Sinfonia, non indenne da alcuno dei difetti individuati. Il primo movimento non ha nulla della categoria che definiresti «sinfonica»: è una reboante Marcia Funebre in stile tra il bandistico e il teatrale. Per quanto complessi concetti l' autore usi a commentarla, si tratta del primo tempo della Sinfonia funebre e trionfale di Berlioz, non a caso per banda, sottoposto a un mostruoso processo di crescita metastatica. Il secondo è, idea fissa del Mahler sinfonico, un Ländler, delicatissimo però e sviluppato sino a terminarsi nel silenzio. Con lo Scherzo tocchiamo un altro punto capitale, fin qui non ancora elencato, dello stile di Mahler. Si tratta, con l' esasperazione delle categorie del grottesco, dell' orrido e del banale direttamente riprodotti dalla realtà esterna nell' opera sinfonica, di musica avente il fine, conscio o inconscio, di produrre nell' ascoltatore una sensazione di malessere fisico. In altre parole, di una trasposizione materialistica del dolore. Si rompe qui, forse per difetto più che progetto, l' antichissima estetica precettiva per l' arte europea: che i sentimenti della «pietà» e del «terrore» non debbono essere rappresentati, ma indotti nel destinatario dell' opera d' arte mercé un processo di elaborazione ideale. La conclusione procede lentamente. Dapprima un finissimo Lied per contralto, su testo tratto dal costante ideario di Mahler, le Canzoni Popolari Il corno fatato del fanciullo collette da Arnim e Brentano. Poi qualcosa che vorrebb' essere un' ira di Dio: un movimento strumentale ove s' annuncia la distruzione del Tutto e la successiva Resurrezione. Mahler tocca il peggio annunciato nel I movimento e nello Scherzo: una serie di effetti spesso onomatopeici o di rozza traduzione concettuale in musica, con un tema principale di modesto conio e più iterazione che elaborazione. L' entrata del coro, che il maestro Temircanov reinventa nel timbro in maniera superlativa, mostra come una bella melodia, trasformata in Corale di Stile Severo senza accompagnamento e con le giuste armonie, valga più del clangore precedente e seguente, a questo concorrendo il coro. Si resta interdetti di fronte a un compositore che crede con mezzi siffatti trasformare una Sinfonia in tesi di Rivelazione. La Storia è comprensione del Divenire, onde talora un evento può esser giustificato solo da un altro successivo. Il genio di Temircanov sta nel possedere nell' intimo una vera e terribile Marcia Funebre sinfonica, quella della Settima Sinfonia di Sciostacovic: che empie del suo valore, proiettando all' indietro i raggi, la Seconda di Mahler. Di qui la tremenda secchezza con che egli legge il I tempo del Viennese. Il secondo è realizzato con raffinatezza senza pari, libertà ritmiche quali solo a un sommo tecnico sono concesse e i «portamenti» di stile viennese come li eseguiva Mengelberg. Nel resto Temircanov più si nasconde in quanto interprete più attrae l' ammirazione che l' opera non ispirerebbe; e, se egli è uno dei più grandi direttori che abbiamo avuto il privilegio di ascoltare, dall' orchestra e coro romani cava risultati virtuosistici che Mahler interprete di se stesso non avrebbe concepiti.

Paolo Isotta

     
 
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