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Signorinaeffe
di Wilma Labate
con Valeria Solarino, Filippo Timi, Fabrizio Gifuni (Italia 2008)
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Il Messaggero, 18 gennaio 2008
Amore impossibile
nella Torino operaia
Bianco e nero, 1931, la Fiat è ancora un sogno, la pista sul tetto del Lingotto una strada verso il cielo, il lungo spot d'epoca che apre Signorinaeffe un capolavoro di furbizia e seduzione. Stesso luogo, il Lingotto, oggi. L'ex-fabbrica è uno shopping center, irriconoscibile, come i due protagonisti invecchiati. Che nel resto del film vivono e simboleggiano con il loro amore il fatale ottobre 1980, i licenziamenti di massa, la Fiat occupata, la marcia dei 40.000 colletti bianchi che chiuse l'agitazione e tutta un'epoca. Fin qui la robusta struttura di questo mélo operaio. Che però scricchiola un poco sotto i troppi vuoti che deve riempire. Vuoto storico, vuoto politico, vuoto cinematografico (un solo precedente notevole, di recente: Così ridevano di Amelio). Difficile recuperare tutto in una volta sola, e il film procede per grandi sintesi: le presse, gli uffici dei dirigenti, la casa degli operai in lotta, Timi e Paravidino, contrapposta a quella della Solarino, figlia di un lavoratore meridionale ma ansioso di ascesa sociale che nella figlia studiosa e fidanzata a un ingegnere vede un'occasione unica. I conti storici e ideologici tornano, fin troppo. Torna meno il conto dei corpi, l'affollarsi di umori e passioni. Giusto riesumare un mondo e storicizzarlo. Ma alla fine il film, quasi didattico, conferma ciò che si sapeva, non rivela uno sguardo nuovo.
Fabio Ferzetti
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La Repubblica, 18 gennaio 2008
"Signorinaeffe" mette in scena
l'ultimo autunno di grandi passioni
Tutt'altro che brutto Signorinaeffe, realizzato con molta cura. Interessante e coinvolgente. Ma è difficile sottrarsi a qualche dubbio. 1980 a Torino. La Fiat annuncia 15 mila licenziamenti. 35 giorni di sciopero con il sostegno di Berlinguer davanti a Mirafiori. Per la prima volta dall'inizio del ciclo di lotte partito nel '68, si organizza un'imponente reazione di capi, impiegati e quadri che, con la storica marcia "dei 40mila", reclamano il diritto di tornare al lavoro. Spia di una svolta, di una fine, di una sconfitta. O la prova di clamorosi errori.
Lo snodo è narrato attraverso personaggi "esemplari". Emma (Solarino) figlia di operaio avviata a una carriera da quadro e al matrimonio con un ingegnere (Gifuni), scettico verso le nuove strategie padronali cui aderisce per gelosia. Il padre di Emma (Colangeli), vecchia guardia di immigrato che ha lavorato a testa bassa, non ha mai scioperato, punta tutto sul salto sociale della figlia. Sergio (Timi), tipico esponente dell'autunno caldo, sindacalizzato e politicizzato: tra lui ed Emma una passione furiosa, attrazione e disprezzo. Finisce che "perdono" tutti? Ma non basta a temperare lo schematismo del film.
Paolo D'Agostini
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Il Mattino, 19 gennaio 2008
Tra amore e sindacato nella Torino operaia
In perfetta sintonia con l'attuale vertenza dei metalmeccanici, esce «Signorinaeffe» di Wilma Labate - presentato in anteprima al Torino Film Festival - che racconta proprio i lavoratori che furono protagonisti di una stagione sindacale e le lotte che nel 1980 culminarono in un accordo che pose fine al movimento operaio italiano. Per raccontare una storia privata e collettiva al tempo stesso, la regista romana, autrice da sempre sensibile alle tematiche sociali (suo il bello e sottovalutato «Domenica» ambientato a Napoli), ha scelto una Torino grigia e austera che non è stata soltanto la città della Fiat, ma anche il luogo della classe operaia più battagliera. La signorina del titolo è Emma, una giovane di famiglia operaia di origine meridionale laureanda in matematica, che sembra avviata a un riscatto borghese: è impiegata nel settore informatico della Fiat e sta per sposare Silvio, un collega dirigente. Ma in breve tempo mette in discussione i suoi progetti per il futuro: l'ondata di scioperi e di scontri per scongiurare il licenziamento di quindicimila dipendenti e l'incontro con il giovane operaio militante Sergio la trascinano in una dimensione più umana e più autentica. Con una narrazione incisiva intervallata da filmati d'epoca e con uno stile asciutto e serrato, la Labate riesce a raccontare e a far interagire due passioni, quella di Emma con il suo tortuoso mondo interiore, e quella politico-sindacale, a parlare di sentimenti e fare cinema politico. «Signorinaeffe» si può quindi definire una storia d'amore sullo sfondo delle lotte operaie o un dramma operaio sullo sfondo di una love story. Molto brava Valeria Solarino a comunicare la gamma delle reazioni emotive di Emma: dolore, dubbio, rabbia, gioia d'amore.
Alberto Castellano
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Il Giornale, 18 gennaio 2008
L'impiegata Fiat Valeria Solario divisa tra l'operaio e l'ingegnere
Camuffato da film sulla Fiat del 1980, alla vigilia della torinese «marcia dei quarantamila» impiegati, quadri e dirigenti, Signorinaeffe (come Fiat) di Wilma Labate racconta meno una contingenza che l'eterno dilemma femminile: andare dove porta il cuore o dove porta l'interesse. Un'impiegata (Valeria Solarino) laureanda in matematica, di famiglia siciliana e operaia, s'innamora di un operaio rivoluzionario (Filippo Timi) perché le dà l'emozione che le nega il fidanzato, ingegnere e moderato (Fabrizio Gifuni). Ma l'emozione va, la posizione resta: e quella solo l'ingegnere può offrirle. Storia di amplessi che di presse, Signorinaeffe offre allo spettatore senza ricordi offre solo frammenti di tg d'allora: in uno di essi Giuliano Ferrara, allora segretario del Pci torinese, fa largo a Enrico Berlinguer davanti ai cancelli della Fiat. Il dramma sociale è il coro del dramma della gelosia, i cui particolari non finiscono in cronaca perché tutti si fanno male, ma nessuno troppo.
Signorinaeffe non evoca chi alla Fiat lavorava, ma chi alla Fiat s'innamorava. Ironia in meno, il suo archetipo è Romanzo popolare di Mario Monicelli (1975). Così Signorinaeffe bada alle psicologie e confina le sociologie nelle didascalie; l'unico momento rozzo è quello scopertamente politico, con l'alternanza fra le immagini del concilio dei retrivi, presente l'ingegnere, e le immagini delle corna che la fidanzata gli sta facendo, come se fosse colpa del tradito di esser tale. Strano, perché Signorinaeffe della Labate ammette ciò che rari film e rarissime donne ammettono: quanto possano somigliarsi ragioni del cuore e della politica.
Maurizio Cabona
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Il Tempo, 17 gennaio 2008
Lotte operaie della «Signorinaeffe» nella Fiat anni '80
Torino 1980. Licenziamenti Fiat. Scioperi. Per 55 giorni. Ma ecco che in piazza scendono quarantamila fra impiegati e tecnici che invece vogliono lavorare. Gli operai ripiegano. In mezzo, una storia d'amore. Lei, Emma, è nata in una famiglia di emigrati meridionali bene integrati a Torino non solo perché suo padre a suo fratello lavorano soddifatti proprio alla Fiat, ma perché ha studiato, si sta per laureare ed è già stata a sua volta assunta alla Fiat con un incarico di concetto, per di più in un ufficio il cui dirigente, Silvio, vedovo con una bambina, le si è a tal segno legato che si accinge a sposarla completando così quel miglioramento sociale cui lei tende con tutte le sue forze. Se non che, mentre si annunciano i licenziamenti e lo sciopero si prepara, Emma si imbatte in Sergio, un operaio che, con la sua intraprendenza, non tarda a conquistarla non solo allontanandola dalla famiglia, che non condivide il suo atteggiamento e distaccandola da Silvio, interdetto e ferito, ma inducendola, lei impiegata in ascesa, a prendere le parti degli operai in agitazione mettendosi anche contro suo padre che, invece, è tra quelli che poi mobilitaranno per continuare a lavorare. Senza, comunque, nessuna possibile conclusione ottimistica...
Come nel suo secondo film, "La mia generazione", Wilma Labate si impegna qui, a far svolgere di pari passo il pubblico e il privato. Là le crisi del dopo terrorismo, un po' come se "La seconda volta", di Mimmo Calopresti con Nanni Moretti, qui le lotte operaie degli Ottanta. Per rievocarci queste lotte, e inserirle poi nell'intreccio sentimentale che le attraversa, si è valsa anche di materiale di repertorio ma, con piglio sicuro, si è anche impegnata in una ricostruzione autonoma che ha spesso il suo segno, con buone tenzioni drammatiche.
L'amore al loro interno l'ha tratteggiato soprattutto con il disegno forte del personaggio di Emma che, presentata agli inizi come una impiegata modello, finische per mettersi contro sia alla famiglia, sia a un destino sicuro cedendo a impulsi che, a un certo momento, trascendono anche i sentimenti ed il sesso, sostenuti da nuove convinzioni. Un carattere seguito in tutti i suoi contrasti cui, con un certo ordine narrativo, si accompagnano quelli degli altri che vi sono attorno. Spesso collegati con attenzione agli eventi pubblici e corali che presto li coinvolgono. Con risultati, in più punti, plausibili. Li ottiene anche, e con successo, la recitazione di Valeria Solarino nella parte di Emma: decisa, risentita, ma anche pronta a proporsi con tutte le contraddizioni e persino le incoerenze che mettono a dura prova l'equilibrio psicologico del personaggio.
Gian Luigi Rondi
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