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Sicko
Sickodi Michael Moore
documentario di lungometraggio prodotto da Meghan O'Hara, esclusività per l'Italia RAI CINEMA, Stati Uniti, 2007
 
L'Espresso, 9 agosto 2007
Michael Moore Hospital

Il regista americano torna a far parlare di sè: attacca il sistema sanitario statunitense portando dei malati a curarsi a Cuba. Un film più commovente e meno sarcastico dei precedenti

Naturalmente abbiamo visto troppi serial ospedalieri alla televisione per non sapere che negli Stati Uniti chi non ha soldi né assicurazioni private non può farsi curare e per non recuperare qualche stima per i servizi sanitari nazionali inglese o italiano. Il nuovo docu-drama di Michael Moore, 'Sicko', sostiene che almeno 50 milioni di americani non hanno risorse sufficienti a ottenere cure ospedaliere in caso di necessità, confronta i diversi sistemi internazionali pubblici o privati d'assistenza ai malati, denuncia quale enorme affare ai danni dei cittadini sia la rete delle assicurazioni per la malattia. Fa rabbrividire.

Fa anche un'altra cosa. Carica su un grande motoscafo un gruppo di soccorritori dell'11 settembre 2001 a New York (familiari delle vittime, persone generose senza doveri né obblighi, anche pompieri). Le polveri del crollo delle torri gemelle ancora soffocano loro la gola, i polmoni, e le pratiche per ottenere assistenza gratuita sono lunghe, complesse. Moore li porta a curarsi a Cuba. All'Habana Hospital i malati sono contenti della calda accoglienza che ricevono, delle cure zelanti. Alla fine chiedono: "Quant'è?", l'infermiera risponde "Cinque cents" e loro si mettono a piangere di consolazione.

È l'episodio a causa del quale Michael Moore ha ricevuto denunce e ha procedimenti giudiziari ancora in corso: formalmente, per aver violato l'annoso embargo contro Cuba imposto dal governo americano; sostanzialmente, per aver mostrato che l'America con il suo capitalismo selvaggio non sa curare neppure i propri eroi civili, mentre a Cuba si assistono anche gli stranieri. 'Sicko' è più commovente e popolare delle altre ammirate, premiate opere documentarie di critica sociale di Moore, 'Bowling a Columbine', 'Fahrenheit 9/11', ma è meno bello: per rispetto verso i malati e le loro famiglie manca il sarcasmo, mancano lo spirito grottesco e l'umorismo.

Lietta Tornabuoni

 
Il Tempo, 27 agosto 2007
Sdegno e ironia di Moore
per la malasanità Usa nel film-denuncia «Sicko»

"SICKO" è espressione gergale americana per "sick", malato. E di malati e di malattie ci parla, con i consueti toni polemici, Michael Moore puntando il dito sui guasti e le disillusioni dell'ormai desueto "sogno americano". Oggetto della sua disamina, in alcuni passaggi più terrificante che non feroce, è quel sistema sanitario gestito, negli Stati Uniti, da società di assicurazioni molto più preoccupate di non spendere, e di non avere perdite finanziarie, che non della salute dei malati. Intervistando gente, facendoci incontrare persone in genere di condizione modesta, Moore ci dimostra che, se non hanno mezzi finanziari adeguati, non possono aver diritto di curarsi perché quelle società di assicurazioni cui si sono iscritte, riescono il più delle volte, con cavilli sugli accordi, a rifiutare ogni assistenza. Arrivando fino all'orrore di mandar via da un ospedale una povera vecchietta fatta depositare come un sacco su un marciapiede, perché nell'impossibilità di affrontare delle spese. Una tale situazione, che Moore esemplifica con altri casi uno più triste dell'altro, è a un certo punto illustrata da una impiegata di una di queste società indotta a rinunciare al suo impiego perché nauseata dai troppi rifiuti di cure mediche con cui su imposizione dei suoi dirigenti, aveva dovuto respingere tanti malati, anche gravi. Mentre, altro capitolo della denuncia, in Paesi come il Canada, la Francia, il Regno Unito Moore può dimostrarci, incontrando vari gruppi, intervistando medici e malati, che l'assistenza pubblica è totalmente gratuita, senza riserve di nessun tipo, anzi con una larghezza di prestazioni di cui lì sono tutti fieri e contenti. Tornando poi, per chiudere, al capitolo forse più doloroso: le cure negate ai tanti volontari che, a titolo privato, si erano dati a soccorrere le vittime delle Torri Gemelle in quel terribile 11 settembre. Per rimediare alla situazione, ecco Moore, avendo ascoltato in televisione il proclama di alcune personalità ufficiali che garantivano con enfasi assistenza medica ai prigionieri di Guantanamo, caricati alcuni di quei volontari su un barcone, fa rotta con loro a Guantanamo da cui, ovviamente respinto, finisce a Cuba dove invece il suo gruppo di malati viene subito visitato, curato e fornito di attrezzature di infimo costo mentre negli Stati Uniti sarebbero costate cifre impossibili. Morale: nel Paese più ricco del mondo senza soldi non si guarisce. Esposta, anche con sarcasmo con l'abituale senso del documento e del cinema e, in apparenza, con obiettività. Non andata incontro finora, pur tra polemiche furenti, a nessuna smentita.

Gian Luigi Rondi

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