Sembra che il politically uncorrect si deteriori molto più velocemente
della normale narrazione "buonista". Perché è meno
immediato, più difficile da bilanciare, sempre a rischio di diventare
cinismo o cattiveria. E allora Shrek 3, diretto dall'esordiente Chris
Miller e scritto insieme a Jeffrey Price e Peter Seaman, merita di essere
visto per la bellezza dell'animazione Dreamworks e qualche momento divertente.
Dimenticatevi però la comicità corrosiva del primo episodio.
Questo è sicuramente il più kid oriented della trilogia.
L'Orco Puzzone ha paura di crescere e di prendersi le sue responsabilità.
Il re "marmocchio" Harold muore e lo designa suo successore.
Fiona è incinta. Lui, come ogni americano della categoria "non
competitivo", vorrebbe tornare alla sua baracca nella palude e spassarsela
con niente, evitandosi la responsabilità del regno Far far away.
Quanto al desiderio di paternità, fino a cosa fatta e accettata
(suo malgrado), l'incubo di una invasione di marmocchi che lo torturano
per casa infesta i suoi sogni. E diventa una delle scene migliori del
film. Ma anche quella che potrebbe far venire in testa strane idee ai
vostri figli piccoli. Tuttavia l'Orco, se alla forzosa riproduzione della
specie non può sottrarsi, almeno si vuole evitare la rogna di
governare. Col Ciuchino e il Gatto con gli stivali va a prelevare in
un "college medioevale" Artie, il possibile giovane e impappinato
successore designato in quanto cugino di Fiona.
La complicazione: principe Azzurro, che da anni si sente pronto per
il ruolo di regnante, manco fosse la prima donna di un tg serale, raccolti
un po' di eroi cattivi, si impossessa temporaneamente del potere a Far
far away. Facendo schiave le donne del regno. Che non staranno a guardare.
Intanto l'Orco buono come Ulisse, dopo un po' di peregrinazioni, sta
per tornare a casa. Porta con se Artie, che riuscirà a pacificare
la vicenda con una tirata (necessaria) sul perché liberarsi delle
armi e accettarsi per quelli che si è. Tra le new entry la migliore
di certo è quella del Mago Merlino, ritiratosi in una casetta
nel bosco perché esaurito dopo una vita di magie. Come un hippie
che non si risparmia con le sostanze "magiche", non fa altro
che parlare di karma, campi magnetici positivi, abbracci distensivi e
terapie dell'urlo primitivo. Le voci americane sono sempre quelle di
Mike Myers, Eddie Murphy, Cameron Diaz, Banderas, Rupert Everett, la
mitica Jiulie Andrews e, nuovo, Justin Timberlake. Ultimo arrivato nell'esatte
dei blockbuster (I fantastici 4, Ocean's 13, Transformers, Harry Potter)
l'Orco ha fatto buoni incassi negli Usa (ma peggio che il secondo da
record) nonostante l'accoglienza tiepida della stampa. Che vede troppa "autoreferenzialità" nello
sviluppo della storia. Il vento gira, si sa, e adesso sembra soffiare
in poppa al topolino Ratatouille. Uscito il 29 giugno negli States, prodotto
da Pixar e Disney, ha tallonato a lungo gli incassi di Transformers e
lanciato nel firmamento hollywoodiano (in quella parte di California
si parla così) il geniaccio Brad Bird.