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Severance
Severancedi Christopher Smith
con Laura Harris, Toby Stephens, Claudie Blakely, Gran Bretagna, 2006.
 
L'Unità, 20 settembre 2007

Chi di spada ferisce…7 dipendenti di una multinazionale occidentale che produce armamenti venduti in tutto il mondo ricevono in regalo una vacanza in una residenza nella foresta ungherese. Non ci chiedete perché siano finiti così lontano da casa ma questo è il trend: le produzioni cinematografiche risparmiano nei paesi dell'ex cortina di ferro. E nelle nebbie di quelle che furono feroci dittature socialiste molti sceneggiatori trovano ispirazione. Severance, tagli al personale (è ironico) è un horror che si accoda a Hotel e Hannibal: i cattivi parlano slavo mentre le ragazze slave sono le donne più belle del mondo. I distributori ci hanno chiesto di non rivelare chi muore, in che sequenza e chi sia ad uccidere. Naturalmente. Quindi vi basta questo per decidere se vi va di vedere il film. Il regista Christopher Smith, il direttore della fotografia alla prima esperienza (e infatti fa sparare troppo fumo in scena) e lo sceggiatore James Moran hanno volontariamente puntato molto sulla vena comico-demenziale tipica dei junk movie da fine settimana che occheggiano agli sbarbatelli in cerca di sangue-sesso-droghe. Anzi. Le efferatezze sono nulla rispetto alle trovate dello sballone del gruppo, che fuma, prende funghetti e distribuisce ecstacy. E si affitta delle escort di lusso che gli saranno utili al momento giusto. Ne press-book si legge che Moran "ha scritto la sceneggiatura di sera e durante i fine settimana". E infatti ogni tanto sembra che sia saltato un rullo - come piaceva al Tarantino delle sale Grindhouse - perché qualche passaggio si attacca al nulla. Il risultato è un mix di film dell'orrore all'italiana (niente effetti speciali digitali) e trovate vagamente alla Russ Meyer (vedi il finale), con donne che hanno una marcia in più degli uomini. Diciamo così. In attesa di Planet Terror di Robert Rodriguez, potete godervi questa facile paccottiglia che si digerisce e si espelle subito. Potrebbe essere un aperitivo ma non è sostitutivo del pasto.

Pasquale Colizzi

 
Corriere della Sera, 21 settembre 2007
Quando una gita aziendale si trasforma in un incuboNon fidarsi dell' Est dopo Hostel. Una gita premio aziendale ungherese per favorire lo spirito di gruppo: è già un horror. Sette colleghi d' una multinazionale d' armi si ritrovano fra i boschi, come quei dieci piccoli indiani, a cercar soluzione e a subire le assurge intemperie omicide del misterioso serial killer. Non c' è tattica di marketing che regga, i poveracci son fatti a pezzi, van fuori di matto. Chi si nasconde nella selva oscura? Chi concede la pena del contrappasso aziendale? Tra effettacci sadici un poco corretti con humour, il film si dipana nei modi del convenzionale spavento d' inconscio, ma la traiettoria è molto annunciata: mine, lanciafiamme, funghi allucinogeni, mitraglie e sadismi che l' autore di Creep Christopher Smith regola senza andar per il sottile ma con un cast affiatato di attori caratterizzati. Nel titolo si cita Deliverance, il tranquillo week end di paura qui completo di ex criminali di guerra ed orrori dell' Est. VOTO: 5

Maurizio Porro
 
La Repubblica, 21 settembre 2007
Il film di Cristopher Smith comincia come una favola, poi diventa un horror grottesco
"Severance", il contrappasso della multinazionale delle armi

Sette dipendenti di una multinazionale produttrice di armi, la Palisade Defense, sbarcano in Europa per godersi il weekend; che servirà anche a rinsaldare lo spirito di squadra tramite una battuta di "paintball", il gioco di simulazione guerresca dove i proiettili sono palle di vernice. Giunti ai limiti di un bosco imprecisato, i turisti per caso vi s'inoltrano, riluttanti. E non hanno torto: perché nel folto della selva li aspettano i clienti della ditta per cui lavorano, fanatici della guerra armati da loro stessi e decisi a massacrarli.

Coproduzione anglo-ungherese, Severance è uno strano oggetto cinematografico, che comincia come una favola, poi prende il sentiero dell'horror grottesco e contiene anche un'allegoria sulla nostra società, in chiave di "legge del contrappasso". La formula ricorda la serie "Hostel", con l'Europa centrale trasformata in teatro della minaccia, il matrimonio tra comicità splatter e gore del più truculento, l'intonazione politicamente scorretta.

Non è difficile scorgere dietro le convenzioni del genere "survival" una metafora estrema sui dogmi del capitalismo aggressivo-fideistico e dell'aziendalismo imperanti. A tratti un po' rozzo e sgangherato, è vero, ma energico e con qualche gag da non perdere.

Roberto Nepoti

 
Il Giornale, 21 settembre 2007
Ungheria, la tranquilla gita aziendale si trasforma in una tragica mattanza

Sarebbe meglio se Severance («Brusca interruzione») di Christopher Smith, anziché rifare Deliverance (in Italia, Un tranquillo week end di paura), fosse un film sulle aberrazioni aziendali. Invece la gita sociale in Ungheria prende una piega di terrore, evocando altri film, anche recenti, anche inglesi, del filone «costano poco». Nella prima mezz'ora, si apprende che la multinazionale delle armi, per la quale i malcapitati lavorano, aveva rapporti d'affari con l'Ungheria anche prima del 1989, perché pecunia non olet. Forse gli inglesi, ipocriti, fingevano di non saperlo. Poi si scivola nel terrore più scontato, con qualche goffo tentativo di far ridere. Fra le miserie della vicenda, dare il ruolo dei cattivi a reduci russi dall'Afghanistan (ma gli attori non sono troppo giovani?) o dalla Cecenia (ma perché dopo il 1989 sarebbero finiti in Ungheria?).

 
Il Tempo, 19 settembre 2007
Con il manager folle il lavoro diventa strage

UN FILM horror. Però inglese. Sangue e sadismi in abbondanza, perciò, ma anche una spruzzatina di sarcasmo. Per spaventare pur, in qualche momento, divertendo. Si comincia con una multinazionale dedita alla fabbricazione di armi di ogni tipo, ad uso di ogni guerra lontana o vicina. Il suo massimo dirigente, un fatuo donnaiolo, però severissimo, ha organizzato in Ungheria una gita aziendale per alcuni suoi impiegati metà per svago metà con il divieto di rifiutarla, pena un licenziamento solo in parte sottinteso (è la "severance" del titolo). Eccoli su un pullman, in sette, uomini e donne. Stanno per giungere alla meta, un villa sontuosa dove il capo li attende, quando trovano la strada bloccata da un tronco d'albero, messo lì, evidentemente, da qualcuno che vuol nuocere. L'autista del pullman si rifiuta di tentare di proseguire e i sette, quasi certi che la loro meta sia vicina, si incamminano a piedi nel folto di una foresta che non conoscono e che presto si rivela piena di insidie, con misteriosi nemici in agguato, pronti a perseguitarli con tutti gli espedienti anche i più efferati. Solo in quattro ne verranno fuori... Terrori ad ogni svolta. Trappole in cui si cade senza possibilità di salvarsi (o quasi), sparatorie con armi sofisticatissime che spazzano via di botto chi cade sotto il loro tiro, perfino una mina antiuomo che basta calpestare per saltare in aria e, in mezzo, dato che il gruppetto ha trovato riparo in un edificio disabitato perduto tra gli alberi, un assedio in piena regola da cui non è facile uscire vivi... Il regista Christopher Smith, già noto nel campo del cinema horror, rielaborando un testo scritto per lui da uno sceneggiatore esordiente, James Moran, ha puntato ovviamente sui terrori e i colpi di scena che, ad ogni svolta, costellano l'azione, ma ha anche cercato di sottolineare fisionomie e difetti dei singoli personaggi, prendendo spesso lo spunto per sottolineature in cui, sia pure nel nero, riesce a farsi strada l'umorismo britannico: con guizzi e strappi quasi sempre di buon effetto. Si veda, per un solo esempio il fatuo grande capo della multinazionale che, fiero delle armi di sua fabbricazione, ne impugna una contro gli assalitori, ma colpisce e fa cadere un aereo di linea... Una delle cifre del film.

Gian Luigi Rondi

© Sipario 2011