Roma danza con De Chirico
Al teatro dell'Opera successo per la riscoperta di grandi balletti europei con scene e costumi del maestro italiano
Nel nome di un grande pittore-scenografo il Teatro dell'Opera di Roma, con la Serata de Chirico al Costanzi, mette in scena tutta un'epoca di felice creatività del Novecento. Forse la più felice visto ciò che ne è seguito. Sono gli anni che vanno dal 1924 al '31 e racchiudono nello spettacolo quattro balletti impressi profondamente dalle scene e dai costumi del futuro pictor optimus nella sua fase neoclassica. Ciascun balletto da solo apre una finestra su incontri e intrecci di artisti che stavano cambiando l'arte del teatro, e non solo la danza. Si pensi al primo titolo della Serata, La Giara. A Parigi il coreografo svedese d'avanguardia Jean Börlin voleva tradurre in danza il capolavoro di Pirandello dallo stesso adattato, e commissionò la musica ad Alfredo Casella che gli diede una splendida partitura cui aveva contribuito lo scrittore, mentre de Chirico disegnò bozzetti di scena e costumi impregnati di colore mediterraneo. Successo grande e immediato, ma inopinatamente il balletto non fu più ripreso. Per ricostruire questa combinazione di talenti geniali l'Opera di Roma si è avvalsa di due ricercatori specialisti cui dobbiamo altri straordinari recuperi, Millicent Hodson e Kenneth Archer.
Recupero avventuroso per il secondo titolo della Serata al Costanzi, Apollon Musagète sulla musica pastosa di Igor Stravinskij, composto per i Ballets Russes di Diaghilev. Nella coreografia di Luca Veggetti si è potuta riprodurre quella famosa di Serge Lifar non più vista dal '56, con gli interventi di de Chirico in parte spariti e recuperati presso il Teatro alla Scala. Insomma dopo 50 anni una novità quasi assoluta, danzata nella parte di Apollo da Igor Yebra, ospite internazionale di elegante compostezza, e con il décor dechirichiano sovrabbondante nell'invenzione e nei richiami alla classicità. Risale al 1931 l'altra creazione di Lifar riportata alla luce da questa meritoria operazione romana: Bacchus et Ariane nato con un gioiello del compositore Albert Roussel. La trascrittura fedele porta la firma di un coreografo italiano emergente, Fredy Franzutti che ha lavorato in profondità sulle venature filosofiche cui non è estraneo lo scenario, considerato che de Chirico lo dedicò a Nietzsche.
Toni Colotta