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Sei brillanti
commedia in due tempi di Paolo Poli
da Mura, Masino, Brin, Cederna, Aspesi, Belotti
scene: Emanuele Luzzati
con Paolo Poli, Luca Altavilla, Alfonso
De Filippis, Alberto Gamberini, Giovanni Siniscalco
Roma, Teatro Sala Umberto, dal 16 ottobre al 4 novembre 2007
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Giornale
di Sicilia,
9 febbraio 2007
MESSINA (gi.gi.).- Paolo Poli sembra un
fanciullino birichino nonostante navighi verso gli 80 anni.
Sufficientemente irrispettoso e irriverente utilizza la
sua intelligenza e la sua cultura a favore d’una
ironia frizzante, sottile e vaporosa come bolle di champagne.
Questa volta il nostro Peter Pan fiorentino s’è inventato
uno spettacolo gustoso e divertente che prende di mira
i costumi italici d’un sessantennio, dagli anni ’20
agli anni ’80. E lo fa attraverso alcuni mordaci
e brevi schegge pubblicate da sei croniste di quegli anni,
da qui il titolo Sei brillanti e ancora più sotto giornaliste
Novecento, messe in scena e parodiate da Poli secondo
ordine cronologico. Ecco dunque le Perfidie di
Maria Volpi Nannipieri in arte Mura che nel massimo splendore
del liberty parlava di amori lesbici e saffici; con
la Fame di Paola Masino ci si addentra nella crisi
economica del ’29; nelle sue Visite Irene
Brin ci racconta le surreali miserie del dopoguerra; Camilla
Cederna con il suo Lato debole del ’60 ci
parla di moda e di modi di vivere e per i fatti più vicini
a noi ecco la graffiante Natalia Aspesi con un Lui
visto da lei ed Elena Giannini Belotti con il suo Adagio
poco mosso affondare la penna sul mondo delle vecchie
donne che tutti scansano. E cosa fa Poli, nonostante il
braccio destro vistosamente fasciato da una leggera ingessatura?
Le veste tutte alla sua maniera sprigionando la sua sottile
voce che va in falsetto, dando voce e corpo a queste castigamatti
della carta stampata, accompagnando i suoi numeri con l’inserimento
di quattro giovanottoni, Luca Altavilla, Alfonso De Filippis,
Alberto Gamberoni, Guiovanni Siniscalco, spesso en
travesti, ora con abiti da educande o da vecchiette,
spesso con abiti talari delle varie gerarchie ecclesiastiche.
Ma ciò che rende gustose le varie scenette sono
gli accompagnamenti musicali (gli arrangiamenti sono di
Jacqueline Perrotin) con annesse canzoni delle varie epoche,
cantate ironicamente e bellamente dallo stesso Poli che
fanno pendant con le scene dipinte da Emanuele
Luzzati, di recente scomparso, che riprendono le pitture
di Tamara De Lempicka, Dali, Bacon, Burri etc…E’ un
piacere ascoltare Poli e sentirlo intonare con quel caschetto
alla Louise Brooks gira e rigira biondina l’amore
la vita godere ci fa o quell’Italietta del Trio
Lescano dei Tulli, tulli-pan, oppure agghindato
da crocerossina vola colomba bianca vola o son
qui tra le tue braccia ancor avvinta come l’edera tanto
care a Nilla Pizzi o quel pullover di Gianni Meccia
sino ad arrivare alla contemporaneità di Gianna
Nannini con Bello impossibile e Spendido splendente di
Donatella Rettore. E alla fine, come è consuetudine
di Poli, ecco un paio di bis gratis ( Seguendo la flotta di
Arbasino-Carpi che la cantava Laura Betti e il Gallo è morto,
un successo cabarettistico dei Gufi) non richiesti ma graditi
dal pubblico che lo ha molto applaudito festosamente e
a più riprese. Uno spettacolo da non mancare al
Vittorio Emanuele con repliche sino a domenica.
Gigi Giacobbe
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Il Giornale, 9 gennaio 2008
Paolo Poli si divide per sei
Lezione di stile e di cultura
Sei brillanti, il nuovo spettacolo di Paolo Poli, che ha debuttato al Teatro Eliseo di Roma, è una gustosa carrellata sui costumi del nostro paese, dagli anni Venti agli anni Ottanta. L'attore-autore è partito dai racconti di sei giornaliste-scrittrici: Mura, nome d'arte di Maria Volpi Nannipieri, Paola Masino, Irene Brin, Camilla Cederna, Natalia Aspesi e Elena Gianini Belotti. Personalità assai diverse che hanno in comune una scrittura maliziosa, se non affilata, capace di cogliere i mutamenti di mentalità in ogni settore della vita sociale, dal sesso alla famiglia, dalla povertà all'agiatezza, dalla morale cattolica alla trasgressione.
Poli ne ha tratto una commedia in due tempi che non sempre trova una sua unità, ma che gli permette di costruire una sorta di varietà elegante e colto, impreziosito dalle sue irresistibili interpretazioni. Naturalmente non tutti i personaggi e tutte le situazioni riescono a diventare emblematici di un'epoca e di un costume, anche perché il livello delle autrici è diverso. Se Paola Masino racconta la crisi del 1929 con l'occhio della scrittrice di razza e Irene Brin si conferma, nel cogliere le miserie del dopoguerra, una cronista incomparabile, Mura vola più in basso nel rappresentare una relazione lesbica in un'epoca, quella della fine degli anni Dieci, dove rapporti del genere erano assolutamente trasgressivi e quindi clandestini. Camilla Cederna ci dà un ritratto frivolo e poco incisivo del ruolo della moda negli anni Sessanta, mentre Natalia Aspesi e Elena Gianini Belotti colgono gli anni Settanta e Ottanta con una malizia troppo scoperta. I limiti della pièce sono neutralizzati dal livello sempre alto dello spettacolo, che ha in Poli non solo il grande interprete che conosciamo, ma un regista in grado di dare omogeneità e significato anche alle situazioni più deboli.
Le canzoni d'epoca danno un grande respiro al testo, sotto le sapienti cure di Jacqueline Perrotin. Ma fondamentali nell'economia della rappresentazione sono le scene di Emanuele Luzzati e i costumi di Santuzza Calì. Le prime sono una gustosa citazione di un secolo di pittura italiana e europea. Si passa, infatti, da Beardsley a Dalì, da Delvaux a Bacon, da Burri a Balthus, da Casorati a Rosai. I costumi sono il trionfo del gusto e insieme di una sottile malizia. Le coreografie ricche d'invenzione di Alfonso De Filippis, collaboratore storico di Poli, e tutti gli altri interpreti, Luca Altavilla, lo stesso De Filippis, Alberto Gamberoni e Giovanni Siniscalco sono al servizio di uno spettacolo che ha in Paolo Poli il suo protagonista irresistibile. Moltiplicandosi in sei personaggi diversi, per lo più femminili, e cantando con la sua vena ironica, Poli ci dà ancora una lezione di stile e di cultura.
Giovanni Antonucci
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Il Messaggero, 20 ottobre 2007
Le Poli-giornaliste al Sala Umberto
Penne, gonne, donne. Le Sei brillanti
di Paolo Poli sono loro: le giornaliste. Che al Teatro Sala Umberto,
fino al 4 novembre, l'artista toscano usa/glorifica/inossida, avendole
scelte nell'arco del Novecento, dagli anni Venti agli Ottanta. Si chiamano
Maria Volpi Nannipieri (nella professione Mura), Paola Masino, Irene
Brin, Camilla Cederna, Natalia Aspesi ed Elena Gianini Belotti. Sei femmine
che Molière avrebbe chiamato Preziose non
ridicole, così piene di spunti e di spezie da irretire, per
primo, proprio Poli, gran sacerdote del culto del Costume.
Perfidie, della Nannipieri, è il pretesto per affondare nel 1919
lo chiffon e la matita blu della Signora di trent'anni fa di Achille
Togliani. Fame, di Paola Masino, alza il velo sulla grande crisi del
1929. Visite, di Irene Brin, fa vibrare il disagio e la penuria degli
anni del dopoguerra. Il Lato debole della Cederna apre gli animi all'effervescenza
dei Sessanta del boom; i Settanta si affidano invece al Lui visto da
Lei di una Aspesi che affronta temi scottanti e nodi etici, discorrendo
con un porporato. Alla Gianini Belotti risalgono infine gli Ottanta di
Adagio poco mosso. Poli ci regala l'Italia piccola e grande delle cucine
e delle alcove, ballerina di giava e di liscio, cocainomane e trovatella,
scugnizza e spazzacamino, partigiana, bella e impossbile. Penne, gonne,
donne. E un grandissimo Paolo, senza età e senza macchia, protagonista
e regista.
R.S.
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