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Scusa ma ti chiamo amore
di Federico Moccia
con Raoul Bova, Michela Quattrociocche, Pino Quartullo, Luca Ward
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La Repubblica, 22 gennaio 2008
"Scusa ma ti chiamo amore"
un Moccia senza troppe pretese
Dopo il sontuoso quanto inaspettato successo di Tre metri sopra il cielo (la prima e quasi clandestina versione del libro è del '92, il film è di dodici anni dopo) e del suo seguito Ho voglia di te, film tratti dai suoi romanzi, Federico Moccia si è messo in proprio per firmare la regia cinematografica di Scusa ma ti chiamo amore, adattamento del suo terzo libro.
Inutile non prendere atto degli esiti commerciali, dei vasti consensi che accompagnano da qualche stagione la nuova onda della commedia giovanile. Qui la questione riguarda un pubblicitario quasi quarantenne deluso in amore (Raoul Bova) che resiste finché può - ma poi cede - all'innamoramento per una frizzante studentessa diciassettenne (Michela Quattrociocche).
Non prima che sia stata accertata dai genitori di lei la serietà delle sue intenzioni (tanto diverse da quelle dei suoi amici cialtroni), non prima che i suoi mille scrupoli morali siano stati vinti dalle dimostrazioni di maturità della ragazza. L'elementarità e il certosino evitare ogni punta (davvero) problematica è il fondamento di questa ricetta. Nessuno snobismo. Però si potrà dire che è un cinema di poche pretese per un pubblico di pochissime esigenze.
Paolo D'Agostini
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Il Mattino, 26 gennaio 2008
Neorealismo alla Moccia con un impacciato Bova
Scusa ma ti chiamo... marpione. Tecnicamente il film con cui Federico Moccia decide di dirigere da sé un altro dei suoi girotondi è l'equivalente di una canzone vintage di Baglioni. Tecnicamente la trovata di far fiorire ogni tanto sullo schermo massime estrapolate da Kant, Shakespeare o Neruda se la gioca con quella storica dei noti cioccolatini. Tecnicamente il gergo delle sue romanine soprannominatesi Le Onde è adattissimo a incarnare il trionfante relativismo godereccio e piccoloborghese (del tipo: tutto nasce e finisce al quartiere Trieste). In fondo Moccia fa del neorealismo, come auspicano i critici: la diciassettenne Niki che s'innamora del trentasettenne Alex non scandalizza o turba nessuno perché davvero pensa, miagola, agisce e veste come le teenager de' noantri... I miei me se bevono, nun sento gnente, mi piace 'na cifra, me la stai a tirà, 'tacci tua e soprattutto l'inesausta litania di ficate e fichissimo non sembrano così la punteggiatura di un «Lolita» rivisitato, ma il reportage sonoro di un sociologo impegnato. Il bel Raoul appare appena un po' imbarazzato nella parte del pubblicitario in crisi; mentre l'esordiente Michela Quattrociocche è da urlo per come riproduce i sorrisi disarmanti, i capelli ondeggianti, le forme anoressiche, le isterie liceali e i «ragionamenti» in uso nelle paninoteche della porta accanto. Difficile aderire al dramma se non si è clienti della discoteca Goa o non si va in vacanza a Ios, ma ci si può mettere d'accordo sull'affinità tra amore e poker: «Meglio perdere che non avere mai giocato» (sarà di Tennyson o di Bova?).
Valerio Caprara
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Il Giornale, 25 gennaio 2008
Sbanda il pubblicitario Raoul Bova tra motorini e tormenti del cuore
Non c'è due senza tre. Purtroppo. Così dopo Tre metri sopra il cielo e Ho voglia di te, Federico Moccia mette in scena Scusa ma ti chiamo amore, anch'esso tratto da uno dei suoi tremendi romanzi di incredibile successo. Stavolta il poliedrico figlio d'arte (il padre era il compianto Pipolo), oltre ad aver scritto la sceneggiatura, si è inventato regista. Alle musiche e ai costumi provvederà più avanti. La commediola si svolge nella Roma bene, dove l'affranto pubblicitario Alex (Raoul Bova), appena piantato dalla nevrotica fidanzata Elena, va a sbattere con il Suv contro il motorino della graziosa liceale Niki (Michela Quattrociocche). La ragazzina, che fa clan con le amichette Olly, Erica e Diletta, riempie di bugie l'indulgente mamma (Cecilia Dazzi) e il distratto papà (Pino Quartullo), mentre si prepara svogliatamente alla maturità. Quell'uomo tenero e disponibile fa presto breccia nel cuore della teenager, e lui, pur impegnato in una campagna decisiva per la carriera, ci mette poco di più per innamorarsi. Ma vent'anni di differenza sono tanti. O no? In sintesi una desolante zuppetta sentimentale, gonfia di atroci banalità sui tormenti del cuore e i conflitti generazionali. Il barbalunga Raoul Bova mostra il petto irsuto sotto il volto da bello senz'anima, ridicolmente fuori parte sia negli assurdi battibecchi professionali, sia nelle stucchevoli manfrine con la graziosa Michela Quattrociocche. Una cretina (il personaggio, ovvio) che chiunque avrebbe preso a calci al primo incontro. Complimenti alla voce fuori campo di Luca Ward, defilato nel ruolo di un improbabile investigatore, sorprendente per la capacità di non sbellicarsi davanti alle idiozie che gli tocca dire.
Massimo Bertarelli
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Il Messaggero, 25 gennaio 2008
L'amore colorato
e lieve di Moccia
Diavolo di un Moccia! Il paese si spacca sull'aborto, i governi si squagliano come neve al sole, il Vaticano mena fendenti ogni giorno. E lui debutta con un film "per ragazzi" in cui si pippa coca, ci si tira su portandosi a casa mazzi di fotomodelle russe (gli adulti) o giocando all'autoscontro su auto rubate (i giovani). Poi, sempre fra adulti, si va a letto con le mogli degli amici senza conseguenze (meglio non sapere e restare amici, no?); oppure si fugge col rivale del marito, salvo tornare all'ovile quando butta male. Che altro? Ah sì: l'unica vergine nel gruppo di liceali è così perfettina che ha un incidente e va in coma, perché da Sade in poi la virtù viene punita. Questo per il contorno e forse perché così va il mondo. Poi ci sono i protagonisti. La nota di speranza. Anche questa allegramente, anzi sfacciatamente amorale perché lui, pubblicitario (Raoul Bova mai così intonato), ha 37 anni, lei 20 di meno. Ma omnia vincit amor e in un mondo di squali i soli innocenti sono proprio loro due... Il bello è che, malgrado la materia, in questo film molto sicuro e curato ma chiuso e autoriferito come una bolla di sapone pariolina, tutto è sempre lieve, colorato, su di giri, senza peso. La sensazione è quella di trangugiare una coca cola con lo zucchero, o una cassata alla nutella. A molti piacerà. A noi tocca il ruolo del dietologo.
Fabio Ferzetti
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La Stampa, 25 gennaio 2008
Ma l'amore trionfa sempre
Primo film diretto da Federico Moccia, 44 anni, romano, scrittore-fenomeno di romanzi sentimentali per ragazzi di gran successo (Tre metri sopra il cielo, Ho voglia di te), autore di testi per la televisione (Domenica In, I cervelloni, Ciao Darwin, Il treno dei desideri) e per spot pubblicitari (Caffè Splendid).
Questa volta la storia include anche adulti: un pubblicitario di 37 anni (Raoul Bova) s'innamora di una liceale di 17 anni (Michela Quattrociocche), ne viene travolto e ringiovanito, la lascia per la troppa differenza d'età e la ritrova, si riuniscono con un lungo bacio. Lei è birichina; lui è sconcertato ma sa recitare, diversamente dagli altri.
Lietta Tornabuoni
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