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Scrivilo sui muri
di Giancarlo Scarchilli
con Cristiana Capotondi, Primo Reggiani (Italia, 2007)
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La Stampa, 21 settembre 2007
Tra un "pezzo" e un "tag"
vince sempre l'amore
Per la prima volta nel cinema italiano, Scrivilo
sui muri di Giancarlo Scarchilli vuole indagare sul mondo dei writer,
i graffitisti che (di solito nelle ore notturne) affidano ai muri il
loro desiderio di esistere e manifestarsi, ma che contraddittoriamente
usano un linguaggio di segni incomprensibile per gli estranei, a volte
gonfio e barocco, altre volte geometrico e asciutto. Alcuni di loro
sono artisti, altri sono semplicemente decisi a esprimersi in qualche
modo, altri ancora sono persone che non sopportano le superfici intatte.
L'esistenza dei writer è un fenomeno
internazionale, importante soprattutto negli Stati Uniti.
Nel film i gruppi rivali sono gli Z.T.K.(Zozzamo Tutto Kuanto) e i Civil
Disobedience: una enorme rissa tra loro è uno dei momenti alti,
ma l'elemento più importante resta l'amore. Sentimenti contraddittori
agitano una ragazza e due writer innamorati di lei in una storia di passioni
giovanili e di amicizia. Il regista ha detto di «non voler giudicare,
ma solo comprendere il mondo dei writer», di voler soprattutto «raccontare
lo smarrimento dei ragazzi». Ottimi propositi, a realizzare i quali
sarebbe stata forse utile un'indagine sociale più accurata ed
esatta; si apprende tuttavia con diffidenza che «pezzo» è il
disegno e «tag» la firma; che spray, bombole o pennarelli
vanno rubati per dare coerenza all'illegalità delle operazioni;
che alcuni gruppi («crew») si chiamano M.D.F. (Morti Di Fame),
N.D.S.(Nemici del Sapone), M.T.2( MorTacci Tui).
Lietta Tornabuoni
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Il Tempo, 24 settembre 2007
Le prevedibili imprese degli imbrattamuri di città
L’ambiente degli...imbrattamuri. Quei teppistelli, cioè, che con pennarelli e bombolette spray disonorano i muri e i monumenti delle nostre città lasciandosi definire "writers" per scimmiottare lo stesso malvezzo da tempo diffuso in molte periferie americane. Si è preso la briga di raccontarci questo ambiente Giancarlo Scarchilli, regista finora di due film non memorabili, "Mi fai un favore" e "I fobici". Tra le pieghe dell’azione, facendo un po’ di sociologia, ci ha tracciato, da osservatore molto imparziale, la tendenza generalizzata alla illegalità di quei ragazzacci. Sembra infatti che, nonostante in certe città si mettano a disposizione degli spazi per i loro scarabocchi, la maggior parte li rifiuti perché preferiscono quelli vietati, e sembra anche che, pur potendo acquistare legalmente nei negozi le loro bombolette, si divertano di più a rubarle, per amore del rischio. L’azione, poi, con questi sfondi, l’ha costruita su elementi narrativi non certo nuovi. Una ragazza di buona famiglia, Sole, viene a contatto con quei teppisti. Anziché ritrarsene, vi si lascia coinvolgere, innamorandosi di uno di costoro, Alex, mentre il migliore amico di questi, Pierpaolo, si innamora di lei. Esitazioni del primo, data la sua amicizia per il secondo, alla fine, però, vincerà l’amore. Sia pure dopo una paginetta che vorrebbe sfiorare il dramma. Tutto facile e, a parte l’inedita descrizione delle gesta di quegli imbrattamuri, tutto abbastanza prevedibile, a cominciare dalla storiella d’amore. Bisogna dare atto, tuttavia, al regista Scarchilli, ben coadiuvato da un direttore della fotografia saldo e sicuro come Blasco Giurato, di esser riuscito a rappresentarci le bande dedite a quei vandalismi almeno con accenti verosimili di cronaca. Specie di notte, con immagini buie ma sempre figurativamente controllate, e con ritmi che riescono agevolmente a trasmettere le tensioni di tutte quelle abitudini illegali, lasciando che in mezzo, riescano a farsi avanti qualche carattere, qualche situazione privata (specie familiare), qualche faccia. Gli interpreti corrispondono. Nelle vesti di Sole, una borghesuccia per nulla spaesata tra quei semiproletari dediti al teppismo, c’è, con indubbia scioltezza, Cristiana Capotondi. I due che, a titolo diverso, la coinvolgono, sono Primo Reggiani (Alex) e Ludovico Fremont (Pierpaolo). Stupisce, in una particina di fianco, di intravedere Anna Galiena. Ma deve aver sbagliato film.
Gian Luigi Rondi
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Corriere della Sera, 21 settembre 2007
Graffitari, il realismo sociale diventa una storiella d' amore
Con la scusa sociale di una storia sui writers, quelli degli italian graffiti, il regista Giancarlo Scarchilli, già aiuto di Citti e responsabile dei Fobici, mescola il realismo sub metropolitano con la solita molesta storiellina d' amore da notte prima degli esami, con la Capotondi indecisa tra alcuni writers. Le generazioni non s' intendono, la civiltà è cattiva e gli uomini indecisi a tutto. Il film, di una povertà di scrittura non calcolata né pasoliniana (oltre alle solite zeta al posto delle esse, gli attori un po' meglio) è, in notturna, un' offerta speciale di luoghi comuni contrabbandati col gusto dell' inchiesta, mentre si tratta solo di ripercorrere quei facili binari sentimentali che stanno facendo crollare all' estero il cinema italiano. Speriamo non lo veda Tarantino, potrebbe ricredersi in peggio. Dispiace sempre la rappresentazione obbligatoria di una generazione ai minimi storici di quota di gusto e di intelligenza. VOTO: 3-
Maurizio Porro
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La Repubblica, 21 settembre 2007
Delude il film di Scharchilli con Cristiana Capotondi protagonista
"Scrivilo sui muri", il mondo writer
è solo un pretesto per la love-story
Escludendo che possa servire ad altro, Scrivilo sui muri è utilizzabile come test per misurare la differenza che corre tra "giovanile" e "giovanilistico". I protagonisti sono fanciulle in boccio e ragazzi; lo sfondo sociale riguarda i writer; eppure senti subito che non è un film di giovani, ma costruito ad uso dei giovani, per racimolare le briciole dei vari "metri sopra il cielo" e "notti prima degli esami".
Dunque: trascurata da genitori occupati a rincorrere i propri guai, Sole è bellina, brava, ha un fidanzatino perbene ma sogna una vita spericolata. Così si mette in piedi sulla finestra del sesto piano e qui conosce Pierpaolo, in bilico sul davanzale di fronte. Questi la inizia all´eccitante mondo dei C. D. (Civil Disobedience), writer buoni che passano la notte a dipingere Roma con pennelli e spray, inseguiti dalle guardie e minacciati da un gruppo di writer cattivi, gli Z. T. K. (Zozziamo Tutto Quanto).
Piaccia o infastidisca, la cultura spontanea dei graffiti metropolitani che affrescano muri e vagoni ferroviari è roba seria, qualcosa con cui fare i conti; meglio ancora, da capire. Niente di tutto questo nel film di Scarchilli, che la usa solo come pretesto per inscenare un amoretto (blandamente) contrastato.
Roberto Nepoti
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Il Mattino, 25 settembre 2007
Con «Scrivilo sui muri» i writer si trasformano in trottolini amorosi
Il mondo dei writer, i nuovi graffitari, è poco conosciuto e rappresentato dal cinema italiano e nel nostro immaginario queste figure giovanili che esprimono i loro sentimenti con selvaggia creatività sono associate immediatamente alla realtà americana puntualmente registrata da Hollywood. È lodevole, quindi, l’idea del giovane regista Giancarlo Scarchilli di ambientare l’ennesima storia d’amore e d’amicizia nel mondo invisibile dei writer che esprimono con i murales la loro anima, comunicano la loro gioia di vivere o la loro rabbia e le loro frustrazioni. Il problema è che alla distanza il triangolo amoroso giovanile prende il sopravvento sull’universo underground di questi creativi che agiscono di notte concentrando i loro disegni soprattutto su treni, vagoni e stazioni e stando attenti a preservare l'anonimato. I protagonisti di «Scrivilo sui muri» (Cristiana Capotondi, Ludovico Fremont e Primo Reggiani) sullo sfondo di una Roma abbastanza insolita sono Sole, una ragazza borghese fidanzatissima e insoddisfatta e Alex e Pierpaolo, che fanno parte del gruppo dei graffitari, i Civil Disobedience. Quando conosce i due, la giovane s’incontra (e si scontra) con un mondo molto lontano dal suo, grazie al quale, però, trova gradualmente nuove motivazioni esistenziali, scopre valori a lei sconosciuti e prende coscienza della propria identità. Conquistata dal modo di vivere dei writers e affascinata da un’esperienza generazionale totalizzante, Sole li segue nelle loro spericolate avventure notturne nelle stazioni e nei loro rituali particolari. La sua presenza però - l’unica femminile - ha anche l'effetto di alterare l’equilibrio del gruppo e in particolare di mettere i due amici l’uno contro l’altro, flirtando prima con Pierpaolo e innamorandosi poi di Alex. Alla fine, avrà la meglio la comprensione e tutti e tre usciranno più maturi dall'avventura sentimentale. Al di là delle sincere dichiarazioni di Scarchilli, l’operazione porta i segni dell’effetto «Notte prima degli esami», il fenomeno commerciale che ha fatto esplodere la commedia sentimental-generazionale. «Scrivilo sui muri», infatti, smarrisce via via lo spaccato di un mondo e di una sub-cultura giovanile postideologica con il quale l’(anti)politica deve fare i conti, per dare spazio a risapute schermaglie amorose, goffe risse tra bande rivali, sogni della giovane coppia e agli stereotipati preconcetti borghesi.
Alberto Castellano
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Il Giornale, 21 settembre 2007
Cristiana Capotondi fra i graffitari: parolacce, banalità, romanesco
E così anche gli imbecilli che imbrattano i muri hanno il loro (degno) cantore. Tale Giancarlo Scarchilli, che questa commediola dell’insopportabile filone giovanile ha ideato e diretto. A Roma la ricca Sole (Cristiana Capotondi), depressa per le incomprensioni con mammà e il tiepido flirt con un tronfio avvocatino, sta per buttarsi dalla finestra. Per fortuna, e purtroppo per il pubblico che risparmierebbe oltre un’ora, dal palazzo di fronte il fascinoso graffitaro alpinista Pierpaolo (Ludovico Fremont) la blocca con stile: «Ahó, che stai a fá?». Così la mancata suicida entra nel gruppuscolo del salvatore, subito cotto, dove trova il bel lavamacchine Alex (Primo Reggiani), parimenti innamorato, lo zarro Bronks e il timido Emiliano. Come s’inebria alle incursioni notturne in fabbrica e in stazione, che goduria sporcare tutto con lo spray. Facendo arrossire per talento e velocità d’esecuzione Michelangelo e la sua schifosa Cappella Sistina. Ma il rischio è in agguato, la polizia e la banda degli ZTK («Zozzamo Tutto Kuanto»), per tacere dei tormenti del cuore. Insomma un filmino fragile e scontato, che difende i nuovi macchiaioli, imputandone le smanie artistiche, che novità, ai genitori assenteisti. Il romanesco stretto, con ampio turpiloquio, unito alla musica martellante, ha il pregio di coprire gran parte degli abominevoli dialoghi pur certificando l’incredibile cagneria dei verdi interpreti.
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