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Saturno Contro
di Ferzan Ozpetek (Italia, 2006),
con Stefano Accorsi, Margherita Buy.
110 minuti
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Avvenire, 21 febbraio 2007
La strana famiglia di Ozpetek
«La parola "per sempre" non esiste». E il fatto che proprio
quest'affermazione chiuda il nuovo film di Ferzan Ozpetek non è casuale. È infatti
proprio la precarietà esistenziale, la mancanza di certezze durature
e di solidi punti di riferimento, la vera, disperante, protagonista di Saturno
contro, la pellicola che da venerdì riporterà in
ben 430 sale l'autore di La finestra di fronte e Cuore sacro.
Questo nonostante Ozpetek lo neghi. E affermi che, al contrario, «al centro
di questo film c'è un valore ben solido, quello dell'amicizia».
Ma andiamo per ordine. Affidato a uno stuolo di ottimi interpreti - Stefano
Accorsi, Margherita Buy, Pierfrancesco Favino, Ennio Fantastichini, Lunetta
Savino, Ambra Angiolini, Isabella Ferrari, Milena Vukotic -, il film
racconta l'ennesimo gruppo composito, un po' comunità hippie fuori
del tempo, un po' utopia velleitaria e relativista, che tanto piace ad
Ozpetek fin da Le fate ignoranti.
Qui la compagnia, meno pittoresca ma altrettanto improbabile, è costituita
da una coppia apparentemente felice (ma in cui lui tradisce lei), una
più insolita (con una turca anziana sposata a un poliziotto balbuziente),
una omosessuale (un affermato scrittore e un rampante pubblicitario),
più l'ex amante maschio del primo gay e il suo futuro ma ancora
indeciso successore, nonché una single tossicomane. Questi amici,
che fanno assolutamente tutto senza mai separarsi, rappresenterebbero
per Ozpetek il «valore ben solido» al centro del film: quello
che spinge lo scrittore a non suicidarsi dopo la morte improvvisa del
compagno, e la moglie a (forse) riconciliarsi col marito fedifrago.
«È proprio l'amicizia di questa "famiglia allargata",
infatti, a sostenerli, a dare senso alla loro vita. Quindi io non parlerei
di precarietà, ma al contrario di amore. È improbabile che un
aspirante suicida rinunci al suo gesto solo per amore dei suoi amici?» si
chiede Ozpetek. «In un mondo in cui tutto spinge all'egoismo - gli fa
eco Pierfrancesco Favino -, questo è un film rivoluzionario. Perché spinge
a dedicarsi agli altri».
L'impressione finale però è che questa "famiglia allargata" sia
tanto irreale quanto improponibile, visto che alla base pare esserci
invece un connotato sostanzialmente egoistico. Sicché alla fine
il film appare persino un po' fasullo, intriso com'è di un buonismo
di maniera. Quanto ai temi "politically correct" che il film
sfiora (le coppie di fatto e l'eutanasia), «anche se questo è un
film sui sentimenti, non sul sociale» sottolinea Ozpetek, è indubbio
che accadrà al botteghino quanto il regista stesso prevede: «Anche
questi temi potrebbero rappresentare la fortuna del film».
di Giacomo Vallati
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Il Tempo, 21 febbraio 2007
Quando la fragilità rivela vere emozioni
Amori
traditi che si mutano in dolori, sentimenti devastati dalla morte che
rischiano di provocare gesti disperati. Attorno, però, delle amicizie
che, pur in cifre spesso precarie, riescono a farsi solidali. Sono i
temi, dopo «Cuore
sacro», affrontati da Ferzan Ozpetek in questo suo nuovo film che, per
certi versi, potrebbe ricordare «Le fate ignoranti». Anche qui
un coro, ma con la possibilità di farvi emergere in mezzo figure e momenti
che possono aspirare al primo piano. Antonio, per cominciare. Ha una posizione
ottima in una banca, ha una moglie, Angelica, e due figli bambini. Un giorno,
però, conosciuta un’altra donna, intreccia con lei un rapporto
che, per onestà, non riesce a nascondere alla moglie. Provocando una
crisi. In parallelo, un’altra figura in primo piano, quella di Davide,
uno scrittore rinomato, che ha una relazione con un giovane di belle speranze,
Lorenzo, con cui divide la casa e la vita. Il dramma esplode qui perché Lorenzo è colpito
da un’improvvisa emorragia celebrale che non tarda a condurlo alla morte.
Il dolore di Davide gli raduna attorno gli amici, altrettanto comprensivi nei
confronti di Antonio e di Angelica cui forse la necessità di soccorrere
Davide nel suo lutto farà ritrovare adesso l’unione di una volta.
Non sempre, nel testo scritto come sempre da Ozpetek insieme con Gianni Romoli,
tutti i personaggi di contorno hanno segni precisi, la regia, però,
pur nell’ambito della coralità, mettendo fortemente gli accenti
sui sentimenti feriti dei tre protagonisti, Antonio e Angelica da una parte,
Davide dall’altra, riesce a trarne occasioni di emozioni sincere. Sia
nel disegno di quella crisi coniugale che consente di dar rilievo a caratteri
ben definiti, al centro di situazioni evocate con calore, sia nella rappresentazione
del lutto di Davide che, pur sfiorando atteggiamenti estremi, nel clima di
amicizia subito scaturito attorno sembra finir per trovare un’ombra di
conforto. Con immagini nitide, rielaborate con attenzione figurative di gusto
sicuro, e con un commento musicale ora tutto dolenti note romantiche, ora con
echi dolci volutamente in contrasto. E con una interpretazione, in tutti, di
solida efficacia. Antonio è, con mobilissima mimica, Stefano Accorsi,
gli tiene testa, come Angelica, una intensissima Margherita Buy. Lo strazio
del lutto lo esprime Pierfrancesco Favino, con tratti sempre incisi.
Gli altri, di sfondo, da Isabella Ferrari a Serra Ylmaz, non sono da
meno.
Gian Luigi Rondi
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Il Giornale, 21 febbraio 2007
Un «déjà-vu» con dialoghi pungenti
Versione gaya del Grande freddo di Kasdan, adattata alla Roma borghese e intellettuale, Saturno contro - titolo che allude all'oroscopo - compendia i film precedenti di Ferzan Ozpetek. A bilanciare il déjà vu di queste comuni, o comunità, libertine, ci sono dialoghi finalmente secchi e pungenti. Però perché cambiare qualcosa solo per dire quel che già s'era detto, cioè che intelligenza e cultura sono amari privilegi, quando connesse alla devianza sessuale? È vero, ma sono tali anche quando connesse a ogni non conformismo...
Il solito sfondo condominiale stavolta è un po' meglio arredato. Nell'appartamento, dove si cucina assiduamente, ancor più assiduamente si riuniscono persone fra la quarantina e la cinquantina, che hanno o un lavoro che non li impegna o un lavoro che trascurano, per rincorrere più o meno fatui idilli. Fanno eccezione i personaggi di Margherita Buy, moglie stanca e stancante, e Serra Yilmaz, moglie saccente e intrigante, giunte alla pace dei sensi.
Tutti comunque eludono l'angoscia dell'età, rimuovendone la consapevolezza. Immaturi e fieri di esserlo, si trovano improvvisamente di fronte ad agonia e morte di uno dei più giovani (Luca Argentero). L'attesa fatale viene fronteggiata presidiando il corridoio dell'ospedale, ma non perché ciò serva a confortare il morente: è a loro stessi che serve stringersi l'un l'altro, senza nemmeno volersi poi tanto bene.
Quanto agli interpreti, i comprimari surclassano gli altri. Ambra Angiolini, Lunetta Savino e Milena Vukotic, che hanno i personaggi più verosimili, sono bravissimi. Pierfrancesco Favino, Ennio Fantastichini, Michelangelo Tommaso sostengono come possono ruoli logori con sguardi languidi. Invece è una gioia ritrovare Stefano Accorsi com’era, prima che scambiasse Michele Placido per un maestro di recitazione.
Curiosità. «Catecumeno» in attesa davanti allo stabile dell'eletta comunità, Michelangelo Tommaso siede su una panchina rivolta al portone, non alla strada...
Maurizio Cabona
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