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Rosso Malpelo
Rosso Malpelodi Pasquale Scimeca
 
Il Tempo, 24 novembre 2007
Dalle pagine di Giovanni Verga la denuncia del lavoro minorile

Tra questi un ragazzetto che, avendo i capelli rossi, era soprannominato Rosso Malpelo perché in Sicilia, in quegli anni, chi aveva i capelli rossi, "u' russu malupilu", era sospettato di indole cattiva e, più degli altri, era oggetto d'ogni sorta di angherie.
Adesso Pasquale Scimeca, dopo due film sulla mafia, "Placido Rizzotto" e "Gli indesiderabili", si rivolge a quel racconto con l'intenzione manifesta di mettersi in polemica contro il lavoro minorile che, nonostante i costumi mutati, non ha aspetti meno aspri e dolorosi di quello del passato. Il testo di Verga lo segue quasi alla lettera, concedendosi solo due o tre divagazioni per i ritmi sempre desolati e serrati e al suo protagonista, per richiamare con maggiori emozioni l'attenzione sulla sua sorte emblematica, smussa un po' certi angoli duri del carattere, motivati in Verga dalle reazioni sempre negative che gli suscitava attorno il colore dei capelli. La struttura narrativa però con cui sono svolti quei casi, riflette saldamente gli schemi e le intenzioni dell'autore letterario. Dalle difficili condizioni familiari del protagonista, il padre morto in miniera, la madre di nuovo sposata e anche una sorella, la casa vuota con la porta sbarrata, fino all'incontro con Ranocchio, un bambino di cui diventa amico, morto presto perché stroncato dal duro lavoro in miniera. Con il suo conseguente abbandonarsi a una sorte che gli farà presto condividere quella del padre ("né più si seppe nulla di lui... si persero persin le ossa").
E così anche i climi. Evocati con immagini dure e buie, con tensioni laceranti e con una tale decisa ricerca della autenticità da imitare il Visconti della "Terra trema" facendo parlare tutti gli interpreti in un siciliano così stretto da doversi tradurre sempre con i sottotitoli. Arrivando al ritratto di un personaggio, ma anche di una condizione umana e sociale, che stringe il cuore e suscita sdegni sacrosanti dalla prima pagina all'ultima. Con la forza di un'accusa che travalica quegli anni lontani, per risuonare, motivata, anche oggi.

Gian Luigi Rondi

 
La Repubblica, 23 novembre 2007
"Rosso Malpelo"
l'infanzia rubata

Militante, si sarebbe detto in passato. Lo spirito dell'impresa di Rosso Malpelo, del regista Pasquale Scimeca e di tutti i partecipanti, è quello di rendere il cinema collegato alla realtà e socialmente utile. Infatti hanno messo i loro proventi a disposizione di un progetto di opere e aiuti (alimentazione, didattica, sanità) a favore della popolazione soprattutto infantile di due centri minerari del Potosì boliviano. Questo, però, senza rinunciare all'autonomia creativa, all'invenzione artistica, alla personalità dell'opera. Nel suo piccolo (produttivo) anche Scimeca ha osato, come il Faenza dei Viceré, laddove Visconti non era arrivato.

Ispirandosi alla novella di Giovanni Verga (ma innestandovi anche suggerimenti provenienti da Capuana e da De Roberto) che racconta le condizioni di vita disumane dell'infanzia sfruttata nelle miniere siciliane di un secolo fa. A sua volta Scimeca racconta, facendo ricorso al nostro e al suo patrimonio culturale ma senza preoccuparsi troppo se un ragazzino del suo film calza scarpe da ginnastica di oggi, qualcosa che ha cessato di esistere qui (e non da moltissimi anni) ma che continua ad esistere altrove.

Paolo D'Agostini

 
Il Manifesto, 16 novembre 2007
Senza il «distacco» di Verga il naturalismo diventa punk

Chi non lotta per liberarsi dalle catene merita quelle catene. Verga non sottoscriverebbe. Ma una sua storia, Rossomalpelo, insostenibile e profetica, diventa tra le mani del cineasta Pasquale Scimeca da Aliminusa (Placido Rizzotto, La passione di giosué l'ebreo...) più aguzza, rabbiosa e glaciale. Come un pezzo di zolfo sbalzato dalla terra e sbattuto in faccia allo spettatore, con effetti 3d. Già. Non c'è più il distacco verghiano, il popolo non è visto qui come natura estrinseca allo scrittore, spettacolo naturale. Ma soggetto di sacra rappresentazione, statuaria non da museo, ma - lo esigeva Giacometti - da farsi infilare sottoterra, per far comunicare meglio vivi e morti. Già.
La zolfatara. La Sicilia di un secolo fa. Faticano come bestie paesani ignoranti e carusi, mentre i padroni spadroneggiano come oggi. Solidarietà di classe? Zero (Verga affoga nel naturalismo provinciale italiano, nelle critiche di Gramsci). Divertimenti? Una giostra all'anno. I ricchi di famiglia? Proteggono solo se ti conformi a neri rituali bigotti. La soggettività desiderante? Sradicata, svolazza come l'amica che imita il polline. Avere un difetto fisico è esiziale: «Roscio! rosciò!» urlano, più cinici di Antonio Rezza.
Sopra la miniera, i campi giallo-oro di grano, e sopra il cielo, fitto di stelle: «sono le anime dei morti in purgatorio e i bambini, prima di nascere». Un'atmosfera vitalmente necrofila permea l'orizzonte visuale. Muore il padre del protagonista, subito, incidente sul lavoro (omicidio volontario mai perseguibile). Rischia di morire di percosse Ranocchio, fragile amico di Rosso Malpelo, sbeffeggiato e incattivito protagonista. Muore di frusta anche il suo asino, ora carcassa per cani. Perdono la ragione tanti minatori e mendicanti (Franco Scaldati), figurine eccentriche e spettrali, ma egemoniche, come in un Ciprì e Maresco. Rosso Malpelo, solo nella valle di lacrime tra l'indifferenza di mamma e sorella, sogna la vita del contadino e del cocchiere, ma scaverà sottoterra peggio degli altri, sfogandosi con l'asino (l'animale più raro). Pala e piccone, non falce e cavallo, il neorealismo è irriproducibile, ai giorni nostri.... Orde horror di bambini son scaraventati nei pozzi, dentro buie gallerie dai boati sinistri, carichi fino a stramazzare per terra, alla mercé totale, anche sessuale, di Mastro Misciu («quando la minchia impazzisce, impazzisce»). perché le famiglie non sopravviverebbero senza quei 4 soldi...Avviene nelle favelas, avviene nelle miniere di diamanti africani, avveniva in questo parco minerario di Floristella-Grottacalda. Il testo così, scritto 100 anni fa, diventa la tragedia del nostro tempo, dei 218 milioni di bimbi abbandonati, sfruttati, maltrattati e devastati (1 milione è in miniera). E la world music di Miriam Meghnagi tesse e connette elettronica arcaismi hud urla dolore...
Rossomalpelo, il nuovo film diScimeca è stato già proiettato in 130 scuole superiori prima di uscire nei d'essai. Ha già incassato 230 mila euro. Ne servono 500 mila euro per un progetto Mlal di aiuto a 1000 bimbi boliviani, minatori di Potosi. Verga, capovolto da Scimeca e Nennella Buonaiuto, rimontato dall'iraniano Babak Karimi, non schiaccerà le spalle di Antonio Ciurca, il non attore segaligno, oggetto di scherno, come un albino in Africa. Rosso Malpelo all'ambiente non proprio generoso che ha attorno, risponde con indifferenza, mistero, qualche sacro sputo punk e con l'offerta, pasoliniana, del suo corpo.

Roberto Silvestri

 
Corriere della Sera, 16 novembre 2007
Tragedia classica senza retorica

Pasquale Scimeca esce per primo, in occasione della giornata dell' infanzia del 19 novembre, col famoso racconto di Verga che inizia una trilogia siciliana cui sta lavorando Wenders. È un' operazione nobile da parte di un bravo regista che si prende a cuore, devolvendo compensi a giusta causa, i destini dei bambini ancora oggi sfruttati, come il povero Rosso Malpelo nell' 800. Che assiste alla morte del padre per una frana in miniera e farà poi la stessa fine. Intanto noi ci affezioniamo a lui (al volto di un giovane dotato Antonio Ciurca) e all' amichetto, un bambino vittima. Pur dovendo suonare la gran cassa dei sentimenti, Scimeca si tiene lontano dalla retorica e riprendendo i paesaggi solari del suo paese ci racconta una storia ancora e sempre attuale. voto7

(m. po.)

 
L'Unità, 16 novembre 2007

Più che un film, un progetto umanitario. Rosso Malpelo di Pasquale Scimeca esce ora nelle sale anche se ha fatto molta strada e altra ne farà. Perchè da marzo viene proiettato nelle scuole e grazie a Libera e Agiscuola continuerà a girare per tre anni per gli istituti della penisola. La storia è quella stranota e amara della novella di Giovanni Verga: Rosso Malpelo (Antonio Ciurca) è un bambino che lavora in miniera col padre. Quando questo muore schiacciato da una frana, la famiglia già poverissima si sfascia. La sorella si sposa subito, la madre se ne va a vivere in un altro paese. Il ragazzino resta da solo, a campare come uno schiavo nella miniera del possidente del paese, tanto che si prende cura di un gruppo di piccoli schiavi come lui. Per uno di questi, Ranocchio, che si ammala, sviluppa un senso di umanità che non aveva mai provato.

Scimeca, autore siciliano sempre alle prese con progetti piccoli e difficili, ha quasi sempre avuto i favore della critica e poco meno quel del pubblico. Fatta eccezione per Placido Rizzotto, produzione in costume dal budget più sostanzioso (in concorso a Venezia nel 2000), non ha mai veramente inseguito la visibilità. Tant'è l'ultimo film del 2005, La Passione di Giosuè l'ebreo, è stato apprezzato a Venezia e ancora snobbato dal pubblico. Per Rosso Malpelo ha quindi intrapreso una strada diversa. Film essenziale, girato nel bellissimo parco minerario di Floristella-Grottacalda, lo ha sfoltito di qualsiasi audacia estetica per tornare al primitivo approccio neorealista. Tentando di rendere un tempo e un luogo indefiniti per rappresentare la condizione dei bambini lavoratori nel mondo, secondo Unicef un esercito di 218 milioni. Finanziato per 1/3 con fondi europei della Regione Sicilia – che in un progetto di tre opere sta per finanziare anche Shooting Palermo di Wim Wenders -, ha utilizzato attori e tecnici che hanno accettato di essere pagati al minimo sindacale.

Tutti gli incassi saranno depositati in un conto della Banca etica per poter finanziare un progetto da 500mila euro da spendere in due comunità della Bolivia, Atocha e Cotagaita, nella povera regione di Potosi, dove la popolazione indigena, i Quechua, sono diventati oggetto delle cronache per la battaglia vinta contro le multinazionali dell'acqua che tentavano di allungare le mani sulle loro risorse naturali. Testimonial dell'iniziativa è Bernardo Bertolucci. Si tenterà di dare un pasto completo al giorno per i bambini della zona e materiale didattico per permettere loro di andare a scuola invece che lavorare. Poi si interverrà sulla qualità della vita di tutti, aiutando le comunità a migliorare la qualità dell'acqua per uso domestico e si prevede di costruire un Centro di salute pubblica. Infine si promuoveranno piccole attività economiche per le donne del luogo, in modo da integrare i miseri redditi familiari. Insomma, andate a vedere il film o mandate i vostri figli al cinema. La storia è molto amara ma un bagno di realtà può far bene a tutti.

Pasquale Colizzi

© Sipario 2011