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Rocknrolla
Rocknrolladi Guy Ritchie
con Gerard Butler e Thandie Newton
 
Il Tempo, 27 aprile 2009

Il pulp «RocknRolla» tra azione e ironia

Dopo averlo presentato al Festival Internazionale del film di Roma, Ritchie racconta la caotica City, simbolo della speculazione edilizia. Ci sono criminali come One Two (Butler, il re Leonida di «300») e la sua banda, il «mucchio selvaggio». C'è il miliardario russo Uri (Karel Roden). C'è la sexy commercialista Stella, sposata con un gay, che si muove nell'alta finanza ma fa affari con i malavitosi. E tante figure grottesche, drogati, rockstar e delinquenti. Ognuno deve vedersela con il superboss Lenny (Tom Wilkinson), che controlla i principali traffici della città.

Ma mentre i grandi nomi del mondo del crimine si battono per ottenere il dominio, l'affare multimilionario finisce nelle mani di una rockstar drogata (Toby Kebbell), il figliastro di Lenny che era stato creduto morto ma che invece è assolutamente vivo. Ritchie riesce, con uno stile originale e veloce, a momenti adrenalinico, tra violenza, sangue, ma anche risate e criminali da strapazzo, a conquistare il pubblico di genere. E «RocknRolla» sarà forse l'inizio di una nuova trilogia pulp che il regista vorrebbe realizzare.

Dina D'Isa

 
Corriere della Sera, 24 aprile 2009

Londra rosa e nera per Guy Ritchie

Furbetti, furbini, furbastri dei quartierini londinesi a caccia dell'affare sporco della vita: comanda i giochi, tra malavitosi rockettari, un truffatore russo liberal di nuovo conio. Guy Ritchie, ex Madonna, travolto da insoliti destini, torna ora allo stile grottesco per informarci che Londra è oggi la capitale del musical e del malaffare. Ce lo dice con leggerezza da strip, tra i Coen e Tarantino ma senza averne i rispettivi meriti, suonando sempre le stesse note in contrapposizione rosa sul nero, humour che riguarda l'horror dell'avidità umane. Tutto senza far lezione morale ma prolungandosi oltre 2 ore, nonostante dialoghi talvolta brillanti e prestazioni di sofisticata violenza verbale da parte di Gerard Butler, da poco lasciato a Sparta in 300, Tom Wilkinson, Thandie Newton: un mix canzonatorio ma non casuale sul potere oggi del crimine trasversale.

VOTO: 5,5
Maurizio Porro

 
L'Espresso, 23 aprile 2009

Londra criminale

Bassifondi e criminali di Londra sono ripugnanti in 'RocknRolla' dell'inglese Guy Ritchie, ex marito di Madonna. Un uomo anziano massacrato a colpi di mazza da golf, uomini torturati nell'acqua del Tamigi esposti al luridume e ai morsi di gamberi feroci, tossici, donne afro-asiatiche bravissime commercialiste e consulenti finanziarie, assassini nella perenne oscurità delle strade notturne deserte.

Il film vuole ridisegnare la mappa della malavita londinese: gli affari immobiliari sono diventati anche più vantaggiosi del traffico di droga; confondono il quadro i malviventi venuti dall'Est, miliardari con gli occhi glaciali e la faccia da spia di Putin oppure manovali che non parlano inglese e si esprimono soltanto con la brutalità fisica.

Gli affari immobiliari esigono però conoscenze burocratiche, legami con assessori corrotti, abilità politiche, e quelli li ha soltanto la vecchia criminalità tradizionale, necessaria ma in costante decadenza, rappresentata in 'RocknRolla' dal bravissimo Tom Wilkinson che pretende di esercitare il controllo su tutto. Sin troppo presto si accorge d'avere da tempo già perduto.

Poi c'è il caso, capace sempre di giocare un ruolo decisivo. Per caso, l'affare più importante che Wilkinson va trattando finisce nelle mani del suo figliastro, un musicista rock punk drogato marcio, devastato dalla frequentazione di un collegio per ricchi ma ancora in grado di disintossicarsi e di mettere le mani sui soldi.

Insieme con Wilkinson, è molto brava Thandie Newton, della quale s'erano conosciute la forza e la grazia dieci anni fa ne 'L'assedio' di Bernardo Bertolucci. Gerard Butler che era in '300' e tutti gli attori che interpretano i piccoli criminali smaniosi d'arricchirsi e di arrivare sono così archetipici da far scambiare il film per una parodia.

Lietta Tornabuoni

 
Il Mattino, 25 aprile 2009

Ritchie sulle montagne russe

Grande divertimento, sia pure nell’ambito di un gusto provocatorio, scorretto e forse anche dannoso, procura la sortita del film con cui l’inglese Guy Ritchie si è consolato della rottura coniugale con Madonna. Il quarantunenne regista di «Lock & Stock - Pazzi scatenati» e «Snatch» esaspera, infatti, la sua visione degli ambienti malavitosi metropolitani, plasmando «Rocknrolla» come una folle, grottesca, imprevedibile girandola d’immagini che rendono il concetto di trama una molesta anticaglia... Ne sono, a grandi linee, protagonisti un magnate russo - ricalcato sul padrone del Chelsea Roman Abramovich - che organizza la falsa vendita di un terreno attirando investimenti miliardari, un micidiale boss del crimine organizzato, una stupenda dark lady nera, un’accoppiata di killer assai particolari, un politico corrotto e una banda di tossici sciamannati rockettari: tutti contro tutti, sempre pronti a spaccarsi reciprocamente le ossa, a tradirsi con perfidia, ad amoreggiare in barba a ogni codice morale, a esibire gadget di lusso, corpi prepotenti e cervelli sottosviluppati. È alquanto difficile dare un senso compiuto al gioco degli inseguimenti e degli agguati, che rivendicano come sfondo naturale una Londra postmoderna e multietnica, resa adrenalinica da una ricchezza equivoca e sfrontata: gli agganci narrativi - come quello della speculazione immobiliare o quello di uno strambo quadro che sta dove non dovrebbe stare - funzionano come puri pretesti, hanno solo un intento caricaturale, si frantumano nel rimpallo di dialoghi gergali, sboccati o smozzicati. Del resto la chiave del martellamento audiovisivo sta esattamente nel termine tramandato dal titolo: «A tutti piace un pezzo della bella vita: c’è a chi piacciono i soldi, a chi la droga, a chi il sesso, a chi il glamour o la fama. Ma il Rocknrolla, oh certo, è differente. Perché? Perché il vero Rocknrolla vuole tutto il fottuto pacchetto». Chi conosce le propensioni di Ritchie - al cui confronto lo stesso Tarantino fa la figura di artista serio e impegnato - sa che gli spetterà un’overdose di sequenze sopra le righe e azione sanguinaria, scandita da musica metellara e montata e dialogata come correndo a fari spenti in autostrada: se ne tenga alla larga lo spettatore che nutre preoccupazioni pedagogiche o contenutistiche e si accomodi estasiato colui che ami farsi sballare da uno humour nero molto nichilistico e molto contemporaneo.

Valerio Caprara

© Sipario 2011