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Riunione di famiglia (Festen - Il lato comico)
di Thomas Vinterberg
con Oliver Moeller Knauer, Thomas Bo Larsen, Ronja Mannov Oleser
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L'Espresso, 30 aprile 2009
Boccaccio in famiglia
Un figlio ragazzo, cuoco, fa l'amore con la madre ("Divertiamoci un po'", l'ha invitato lei) e con una ragazza cameriera che ama sin da bambino; la madre fa l'amore anche con la propria sorella. Il figlio viene finalmente a sapere chi è suo padre: il famoso cantante lirico arrivato per festeggiare con un concerto i 750 anni della cittadina in Danimarca dove è nato e cresciuto. Il padre, erotomane, fa l'amore con la cameriera della quale il figlio è innamorato. Il figlio viene a saperlo, lo picchia durante il concerto, fugge con la ragazza: "Ti amo, ma non andare a letto con i miei genitori, neppure con mia madre". Padre e figlio s'incontrano sulla strada, si promettono affetto.
Thomas Vinterberg, il regista danese quarantenne, fondatore insieme con Lars von Trier di Dogma 95 che imponeva ai cineasti la rinuncia a ogni artificio e l'adozione della più assoluta semplicità, ha diretto nel 1998 'Festen-Festa in famiglia'. Il film bello e premiato ovunque vedeva in chiave altamente tragica i conflitti all'interno di una ricca e vasta famiglia, in esplosione durante una festosa riunione conviviale. Tornato a lavorare in Danimarca dopo un periodo di eclettismo cosmopolita, Vinterberg ha voluto fare un nuovo film, ma in chiave comica, sui conflitti famigliari più torvi: è questo, e se parlare di comicità è esagerato, non si può non ammirarne la leggerezza, la scioltezza e disinvoltura senza drammi, il divertimento amorale.
Il film è bello anche per la fotografia di Anthony Dod Mantle, capace di trasformare ogni faccia in un paesaggio, ogni paesaggio in un dipinto denso e ammirevole. Gli interpreti, padre e figlio soprattutto, sono perfetti. La regia è colma di invenzioni nella sua apparente classicità. Nonostante il volontarismo sarcastico, o magari proprio per quello, il secondo 'Festen' è una vera riuscita.
Lietta Tornabuoni
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Corriere della Sera, 1 maggio 2009
Festa danese con conflitto freudiano
Dopo aver denunciato l' assenza d' amore nel fantascientifico Le forze del destino e l' abbondanza, anche incestuosa, in Festen, film che scandalosamente lo rivelò nel 1997, il regista danese, noto complice con Lars Von Trier del voto di «castità» cinematografica di Dogma ' 95, Thomas Vinterberg torna a casa. In Riunione di famiglia non cambia il tema e affronta di nuovo, allontanandosi da Strindberg e avvicinandosi alla pochade, l' irrisolto rapporto tra un padre e un figlio. Immerso in atmosfere di giallo, nel senso del colore, alla Van Gogh e di mini mondanità locale quasi gogoliana, il film parte da un antefatto suicida e racconta com' è complicato portarsi dietro memorie di famiglia. Per il 750° anniversario di una cittadina danese, dove alacri fanciulle si danno da fare, arriva un noto cantante d' opera nativo del luogo. Ma prima di cantare la Traviata si mette in moto un meccanismo affettivo di andata e ritorno che vede implicato il giovane cuoco balbuziente, i cui affetti sono in bilico tra due pretendenti, una new e una vecchia entry, al trono del suo cuoricino infelice che verrà in parte sanato dal divo del bel canto che a sua volta si porta in dote una moglie e un bel pacco dono di pasticci sentimentali. Senza rivelare segreti freudiani, il film prende una scorciatoia da commedia ma mira al centro dei conflitti di famiglia. Sulla scia del successo letterario dei thriller che vengono dal freddo, la Teodora, oltre al divino cofanetto in dvd delle migliori commedie sofisticate di Mitchell Leisen, insegue la conoscenza di registi che offrono triangoli inusuali (odi-rancori-rimorsi), patologie note (il padre totem) su scenari meno noti, come questo danese non così dogmatico. Attorniato dalla fedele troupe e finendo con un punto di sospensione sul futuro sentimentale sempre più difficile, Vinterberg dirige molto bene il duetto tra Thomas Bo Larsen e Oliver Moller Knauer, attorniato da fanciulle più o meno in fiore, impegnate a fare in modo che un po' di sesso possa scalfire l' indifferenza globalizzata.
Maurizio Porro
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Il Manifesto, 30 aprile 2009
l ritorno di Thomas Vintenberg alla festa in famiglia, a colori
Il cinema danese, di illustre passato e non solo per Dreyer, è stato rigenerato dalla generazione Dogma, macchina di forme e contenuti antipuritani e destabilizzanti, che, con uno stratagemma intelligente (e devitalizzando l'underground) ha creato una griffe speciale e inserito l'emarginata Copenhagen tra le eurotrangolazioni produttive pubbliche più adulte, innovative e redditizie. Uno degli esponenti di Dogma più apprezzati Festen è stato un successo mondiale 10 anni fa), Thomas Vintenberg, ha poi diretto film non fortunati in Usa ma ora torna, carico di esperienza global, in Danimarca per Riunione di famiglia, che è un Festen più colorato, sensazionalistico e da «operetta», più Goldoni che Ibsen insomma, tutto girato attorno al corpo debuttante di Oliver Mueller Knauer, bellezza vichinga, che è l'apprendista cuoco Sebastian, innocente oggetto del desiderio di due donne, Claudia e Maria, la prima che dovrebbe sposarsi a giorni e l'altra, una vecchia fiamma perduta, che per l'occasione, davvero speciale, si ripresenta riattivando voglie erotiche e emozioni sepolte. L'occasione speciale è il 750° anniversario della cittadina, che prevede un concerto grosso e il ritorno a casa della stella locale, il famoso cantante d'opera, assai meno ingenuo di Sebastian, Kark Kristian Schmidt (è Thomas Bo Larsen, simbolo della griffe) con il codazzo di mantenuti (italiano per lo più, moglie, esasperata, compresa).
A questo punto la trama è segreta, si perderebbe la buffa sorpresa degli incastri, non originali ma appassionanti, tra due forme di identità maschili, e di desiderio d'amore, quella romantico (di misteriosa e immensa potenza emozionale) e quello libertino, accumulatore, secondo il regista, di ombre e miserie, e addolorato per la provvisorietà dell'esistenza. Fatto sta che un triplo colpo di scena ci aspetta a fine della recita, quando vengono accumulate con perizie le pulsioni dispiegate. Il terzo è solo suggerito, ma certo fa intuire un sottotesto edipico ancora più scandaloso e sovversivo del già ricco menù imbandito. Stile The joke di Hubert Wales: madre seduce figlio per salvarlo da pupa minacciosa...
R.S.
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Il Messaggero, 1 maggio 2009
Cena di gala con sorpresa
Chi si rivede: Thomas Vinterberg, il regista prodigio di Festen, che dopo un paio di sfortunati film americani torna in Danimarca con una specie di controcampo “leggero”, in apparenza, del suo film-rivelazione (a sua volta forse più scherzoso di quanto sembrasse). Anche qui tutto ruota intorno a una cena di gala e a vari segreti di famiglia. I paragoni però si fermano qui. Stavolta il festeggiato, un famoso tenore di ritorno nel paesino natale, non sa di aver avuto un figlio. Anche il giovane però, uno dei cuochi impegnati nel banchetto, crede che il padre si sia ucciso anni prima (glielo disse la madre, ora felicemente riaccasata con l’ex “zia Anna”...). Così tra invitati inappetenti, cuochi fanatici, ex che riappaiono, equivoci a catena, la matassa continua a imbrogliarsi: ma alla fine tutti i nodi vengono al pettine. E nasce il sospetto che Vinterberg continui a prenderci (a prendersi) amabilmente in giro, insistendo su una Natura tersa, idilliaca, addirittura terapeutica. Come se tutti questi grovigli e dolori fossero in fondo solo materiali usati con la giocosa libertà di chi prova toni e stili, magari “sporcando” il quadro con i ritmi di un’orchestrina balcanica. Tirando pure qualche stoccatina privata (il “grande artista” che non prende mai l’aereo allude al nume Lars Von Trier). Per vedere di nascosto l’effetto che fa.
Fabio Ferzetti
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L'Espresso, 20 aprile 2009
Boccaccio in famiglia
Il secondo Festen è un film sui conflitti famigliari più torbidi visti in chiave comica firmato dal regista fondatore di Dogma Thomas Vinterberg
Un figlio ragazzo, cuoco, fa l'amore con la madre ("Divertiamoci un po'", l'ha invitato lei) e con una ragazza cameriera che ama sin da bambino; la madre fa l'amore anche con la propria sorella. Il figlio viene finalmente a sapere chi è suo padre: il famoso cantante lirico arrivato per festeggiare con un concerto i 750 anni della cittadina in Danimarca dove è nato e cresciuto. Il padre, erotomane, fa l'amore con la cameriera della quale il figlio è innamorato. Il figlio viene a saperlo, lo picchia durante il concerto, fugge con la ragazza: "Ti amo, ma non andare a letto con i miei genitori, neppure con mia madre". Padre e figlio s'incontrano sulla strada, si promettono affetto.
Thomas Vinterberg, il regista danese quarantenne, fondatore insieme con Lars von Trier di Dogma 95 che imponeva ai cineasti la rinuncia a ogni artificio e l'adozione della più assoluta semplicità, ha diretto nel 1998 'Festen-Festa in famiglia'. Il film bello e premiato ovunque vedeva in chiave altamente tragica i conflitti all'interno di una ricca e vasta famiglia, in esplosione durante una festosa riunione conviviale. Tornato a lavorare in Danimarca dopo un periodo di eclettismo cosmopolita, Vinterberg ha voluto fare un nuovo film, ma in chiave comica, sui conflitti famigliari più torvi: è questo, e se parlare di comicità è esagerato, non si può non ammirarne la leggerezza, la scioltezza e disinvoltura senza drammi, il divertimento amorale.
Il film è bello anche per la fotografia di Anthony Dod Mantle, capace di trasformare ogni faccia in un paesaggio, ogni paesaggio in un dipinto denso e ammirevole. Gli interpreti, padre e figlio soprattutto, sono perfetti. La regia è colma di invenzioni nella sua apparente classicità. Nonostante il volontarismo sarcastico, o magari proprio per quello, il secondo 'Festen' è una vera riuscita.
Lietta Tornabuoni
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