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Riprendimi
Riprendimidi Anna Negri
con A. Rohrwache, M. Foschi, V. Lodovini, A. Averone, M. Rocco
 
Il Mattino, 18 aprile 2008

«Riprendimi», indagine della Negri tra fiction e realtà

Due documentaristi alle prese con un film sulla precarietà nel mondo dello spettacolo devono presto fare i conti con la crisi sentimentale dei protagonisti, un giovane attore e una montatrice. Al suo secondo film Anna Negri con «Riprendimi» (nella foto) costruisce un'opera indipendente a basso budget, intelligente e sofisticata, insolita nel panorama italiano. Utilizzando telecamere a mano e con qualche eco di «Anna» di Grifi, l'autrice piega una dinamica da reality show con i vari personaggi di contorno che entrano nella storia a una riflessione sul cinema nel cinema, sul rapporto tra fiction e realtà.

Alfredo Castellano

 
Il Messaggero, 11 aprile 2008

Quando la coppia scoppia in diretta

Una coppia giovane, un bambino piccolo, una cenetta in casa. Poi il fulmine a ciel sereno. Basta, il riso è salato, sono stanco anzi sono confuso, voglio ritrovarmi, devo stare solo, me ne vado. Faccia allibita di lei. Facce stupefatte di due ospiti fin lì invisibili: un fonico e un operatore che stanno girando un "documentario sui precari dello spettacolo" ma si vedono catapultati in tutt'altro genere di film. Un mélo in forma di reality con sentimenti forti, colpi di scena e soprattutto colpi bassi. "Una bomba!", gongola l'operatore-regista, mentre il fonico grosso e bonaccione si preoccupa un po'...
Il secondo film di Anna Negri, molti anni dopo lo sfortunato ma notevole In principio erano le mutande, 1999, parte da una buona idea ma purtroppo si perde per strada. Forse perché risulta fin dalle prime scene curiosamente (vistosamente) diviso in due.
Di qua la verità: verità dei sentimenti, delle frasi fatte ma inevitabili, delle fasi obbligate attraverso cui passa la separazione, del dissidio fra ipocrisie e viltà del maschio in fuga (peraltro svelto a consolarsi), e autolesionismo e cecità della donna abbandonata. Di là la "falsità" continua, quasi deliberata della forma scelta per raccontare questa storia dentro un'altra storia circondata da tante altre piccole storie.
Presto infatti le vicende di Lucia e Giovanni, lei montatrice, lui attore in cerca di fama (Alba Rohrwacher e Marco Foschi, curiosamente già coppia in crisi nell'ultimo film di Peter Del Monte), e poi di Giovanni e Michela (la molto desiderabile e disponibile Valentina Lodovini) si intrecciano a quelle del fonico e dell'operatore. Perché naturalmente quella svolta imprevista incide sulle loro vite, oltre che sul film che stanno girando, rimescolando paure e desideri. Mentre le amiche di lei, fra visite e chiacchiere non sempre consolatrici, finiscono per formare un piccolo coro. Ognuna con i suoi sogni e le sue esternazioni rivolte direttamente allo spettatore, come se il famoso film nel frattempo fosse stato finito e montato.
Solo che tutto questo non crea mai verità, i personaggi sono banali e i sentimenti esibiti, recitati, mentre la fotografia antinaturalistica e le musiche invadenti portano il "mockumentary" in zona sit-com o serie tv. Senza peraltro averne la fantasia, il mordente e il ritmo incalzante.
Si può capire che una regista di talento racconti una storia (in parte) autobiografica andando sopra le righe proprio per mantenere le distanze e trovare lo humour necessario. Solo che così Riprendimi finisce per dire ben poco di nuovo e di vero sui giovani, sul precariato, sulla separazione, sull'esibizionismo della generazione YouTube, sui meccanismi che scattano girando un film. E non lo dice perché si rifugia in una forma (un'estetica) preesistente e già dilagante sul piccolo schermo. L'ennesimo compromesso insomma. E purtroppo non sembra un caso, ma una scelta precisa.

Fabio Ferzetti

 
La Repubblica, 11 aprile 2008

"Riprendimi", attenti all'inganno
sui soliti, eterni vizi degli uomini

Riprendimi di Anna Negri può (vuole) ingannare. Induce a credere allo sviluppo di un'idea documentaristica: il "tutto" del precariato giovanile contemporaneo attraverso il pedinamento di una coppia di precari dello spettacolo, attore e montatrice, che entra in crisi ed è "parte" eloquente del tutto.

Ma è un astuto espediente narrativo. E trae in inganno il fatto che il film inizia (e continua, ma poi capiamo che lo fa ironicamente) sciorinando l'intero repertorio dei luoghi comuni femminili su quanto sono ridicoli, ipocriti, infantili, prevedibili, patetici e bastardi gli uomini che s'inventano qualsiasi cosa - sempre le stesse - per giustificarsi e allontanare da sé il peso di responsabilità e colpe quando piantano una donna, soprattutto se moglie e madre dei propri figli.

"Un mondo di eterni bambini che recitano invece di vivere" sentenzia qualcuno mettendo a fuoco la combinazione micidiale tra vizi eterni e specificità dell'oggi tardogiovanile. Esercizio più di intelligenza sociologica che di intensità espressiva, Riprendimi (doppio senso cine-sentimentale) dà una meritata occasione di protagonismo ad Alba Rohrwacher, montatrice/moglie al palo.

Paolo D'Agostini

 
Corriere della Sera, 11 aprile 2008

Il difficile equilibrio tra verità e finzione

Leggenda vuole che due documentaristi vogliano girare un film sul precariato nello spettacolo ma, seguendo un attore e la neofamiglia, il baricentro si sposta su coppia, tradimento, abbandono, scenette di un matrimonio in crisi. La precarietà non riguarda solo l' economia. Anna Negri regista tenta in buona fede di coniugare il cineverità con la finzione e ne viene fuori un pastrocchio. Molti hanno tentato questa mission tra vero e finto, da Welles ad Almódovar a Guy gli occhi addosso, ma è un grosso rischio di forma e sostanza. La mano è presa da eventi sentimentali e la situazione peggiora alla fine. Un reporter dice: ci sono miliardi di immagini, che senso ha aggiungerne altre se non c' è qualcosa di vero da comunicare? Più o meno la pensiamo così anche noi. Attori innocenti e partecipi: Alba Rohrwacher si lamenta spesso ma Marco Foschi è una presenza. voto: 5

Maurizio Porro

© Sipario 2011