Definito “dramma per musica”, il Rigoletto ha il sapore di un romanzo popolare ottocentesco, Verdi infatti, per comporlo, si è ispirato a Le roi s’amuse di Victor Hugo.
Il carattere di “drammone” è evidente nello spettacolo in scena al Carlo Felice, messo in risalto dalla regia che coordina scene, movimenti, interventi puntando il focus sulla vicenda, e affida alle belle scene e agli eleganti costumi, il compito di evocare la storia. La direzione musicale dà spicco alle voci, tuttavia non vi sono prevaricazioni di una voce sull’altra, tutte risultano coordinate e calibrate, i duetti vantano un bell’ affiatamento, secondo un disegno di unità musicale; all’orchestra è riservato soprattutto il ruolo di accompagnamento e per porre l’accento nei momenti più drammatici. Lo spettacolo è ben condotto, resta da dire però, che non vi sono momenti di grande, trascinante emozione anche se ogni cantante offre il suo migliore contributo. Alberto Gazale, Rigoletto, esprime abilmente i complessi sentimenti che agitano il suo cuore, e nella celebre “Vendetta, tremenda vendetta”, cantata con passione, suscita l’ entusiasmo del pubblico. Dotata di una bella voce di ampia estensione, la brava Anna Skibinsky, dedica a Gilda toni accorati e appassionati. Mabel Ledo è un’efficace Zingara sia per vocalità, sia per presenza scenica. Enrico Iori offre un bel ritratto di Sparafucile. Buona l’esibizione del coro diretto da Ciro Visco.
Etta Cascini