Arena, solito Nucci e solido "Rigoletto"
Senza tutto esaurito
Cento recite in Arena per Leo Nucci
e vanno in gran parte a lui gli applausi dei 12 mila
spettatori che assistono al debutto di Rigoletto e pretendono
il bis di «Vendetta,
tremenda vendetta». Baritono di carattere, professionista
di esemplare serietà, sempre espressivo, talvolta
compiaciuto di sé, Nucci sa come catturare l'anima
del pubblico, a costo di sacrificare qualche quarto di
nobiltà.
Le belle scene di Raffaele Del Savio riproducono una Mantova
rinascimentale. Carla Galleri disegna onesti costumi d'epoca,
la datata regia di Ivo Guerra è narrativa, spesso
superflua, poco interiore. Renato Palumbo, dopo la fine
anticipata del suo contratto con la Deutsche Oper di Berlino,
dimostra di essere un direttore fine, attento ai dettagli,
alle preziosità più che alla grancassa alla
quale qui molti indulgono. Ma i suoi piani hanno poca tensione
e le pulsazioni sono piuttosto uniformi. Gianluca Terranova,
voce corretta e non piccola, da migliorare per carattere,
morbidezza e squillo, ha sostituito Roberto Aronica, vittima
di un lieve infortunio. Desirée Rancatore è una
Gilda belcantista, sempre controllata, anche fragile. Tiziana
Carraro, come Maddalena, dimostra un generoso talento.
Alcuni comprimari hanno voci improponibili: se sono le
agenzie a determinare certe scelte, va ricordato che ci
sono sempre delle linee del Piave, invalicabili. Arena
piena solo per tre quarti. Certo i prezzi di Verona non
aiutano: 140 euro una singola in un 3 stelle. E devi decidere:
o entri tu, o la valigia.
Sandro Cappelletto