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Riflessi di paura
di Alexandre Aja
con Kiefer Sutherland, Paula Patton, Cameron Boyce, Amy Smart
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Il Giornale, 10 ottobre 2008
L'atterrito Sutherland jr. estorce risate involontarie
Eppure è un discreto attore il figlio d'arte Kiefer Sutherland, anche se non ha la classe di papà Donald. Chi gliel'ha fatto fare quindi di infilarsi in un giallo horror di infima qualità come l'abominevole Riflessi di paura? Dove è un depresso poliziotto sospeso dal servizio, che si ricicla come guardiano notturno in un grande magazzino di Nw York, distrutto da un devastante incendio e vuoto ormai da cinque anni. Stavolta non è la solita ubriacatura, gli enormi specchi dell'edificio gli rimandano agghiaccianti immagini deformate, mettendogli addosso una fifa boia. Soltanto a lui, e alla bellissima moglie (occhio a questa Paula Patton), perché il pubblico in sala o se n'è già andato da un pezzo o sta sghignazzando senza ritegno.
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Il Mattino, 10 ottobre 2008
Tutto l'horror in agguato nello specchio
Se l'horror «Into the Mirror» nel 2003 confermò che le storie più interessanti e le maggiori innovazioni linguistiche e stilistiche del genere arrivano da alcuni anni dalla Corea del Sud e dal Giappone, l'attuale remake americano «Riflessi di paura» ribadisce il talento del francese Alexandre Aja, al suo quarto lungometraggio a soli trent'anni. In genere è problematico rifare in chiave occidentale questi prodotti asiatici, impregnati di raffinati simbolismi, di tensione visionaria, di rimandi a culture e religioni non cristiane. Ma Aja, adottato tempestivamente da Hollywood per il rifacimento di «Le colline hanno gli occhi» di Wes Craven, se l'è cavata egregiamente riscrivendo in chiave newyorchese la vicenda originale, ma preservandone l'essenza dell'orrore esistenziale e metaforico. Quella di Ben Carson sembra all'inizio una delle tante storie del cinema (e della letteratura) hard-boiled. L'ex poliziotto dopo aver causato involontariamentre la morte di un collega, cerca una qualche redenzione, ma la dipendenza dall'alcol e il difficile rapporto con moglie e figli, fino alla separazione, non lo aiutano certo a ritrovare un equilibrio. Accettato un lavoro come custode notturno di un grande magazzino dismesso, comincia gradualmente a percepire oscure presenze che hanno a che fare con i grandi e numerosi specchi che lo circondano. Scopre che in realtà quell'edificio abbandonato era in passato un ospedale psichiatrico specializzato nel trattamento della schizofrenia. Tormentato e perseguitato dall'immagine sua e di altri deformata e trasfigurata dagli specchi, incontra naturalmente lo scetticismo di tutti, compresi i suoi familiari, che credono si tratti di allucinazioni paranoiche. Dopo frenetiche ricerche, partite dai misteriosi suicidi dei custodi che l'hanno preceduto, Ben riesce a risalire alla fonte del male, salvando in extremis la sua famiglia in pericolo. «Riflessi di paura» è un thriller-horror compatto con la giusta dose di suspense e le necessarie accelerazioni splatter, che ruota intorno all'intrigante espediente del mostro che assume la forma dell'immagine riflessa con la sua malefica autonomia. L'ossessione e lo spaesamento di Ben (ottima l'interpretazione di Kiefer Sutherland) riecheggiano la teoria lacaniana dello specchio, ma rimandano metaforicamente anche al cinema, con la moltiplicazione delle immagini, il rapporto tra ciò che è vero e ciò che è falso, i fantasmi del reale. Da non perdere i titoli di testa.
Alberto Castellano
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Corriere della Sera, 3 ottobre 2008
Demoni negli specchi
Horror da sbadiglio
Complimenti al guardiano strafatto Kiefer Sutherland che s' accorge che qualcosa tra le rovine del grande magazzino distrutto non funziona. Negli specchi e in ogni superficie rifrangente s' annida un dèmone, qualcuno che si sdoppia e invita gli umani al suicidio: urge tornare al passato di un vecchio ospedale e di una suora che infine viene chiamata a risolvere l' enigma. Remake di un horror della Corea (Into the mirror, dove però non c' erano rovine ma magazzini in funzione), il film di Alexandre Aja è datato e banale ma nella seconda parte il tema non nuovo nel terrore dello specchio minaccioso con i piccini a rischio, la solita vasca al sangue, concorrono a creare quel minimo di tensione la cui assenza rende per tre quarti il film «sbadigliabile». Il set delle rovine è un edificio di Bucarest incompiuto dopo la morte di Ceausescu, e questo ci spaventa davvero. voto 5
Maurizio Porro
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Il Messaggero, 3 ottobre 2008
Un giovane regista di belle mattanze
Aiaiai Aja. Alla seconda prova hollywoodiana il giovane francese di belle mattanze non mette più la gamba come ai tempi del remake de Le colline hanno gli occhi. Riflessi di paura, remake da pellicola horror sudcoreana, non sembra nemmeno diretto da lui. Dov'è la furia? Dov'è il sangue? Il solito poliziotto traumatizzato (Kiefer Sutherland) indaga sul solito luogo maledetto (ex grande magazzino bruciato) giungendo alle solite conclusioni: bisogna risalire alle ragioni degli spettri incavolati. Lo strumento di morte in questo horror fiacco e prevedibile che cita Shining e il terrore orientale alla Ring è lo specchio che deforma, disinforma e "smandibola" le proprie vittime. Sutherland, reduce dai trionfi della serie tv 24, recita come se fosse estraneo alla vicenda. La sua prova, come la regia di Alexandre Aja, sembra su commissione tanto è fredda e studiata a tavolino, come la moglie di colore clone di Halle Berry di 9 anni più giovane rispetto al suo partner maschile. Canonico a Hollywood. Aja ha subito la chance per tornare cattivo: il rifacimento in 3d di Pirana di Dante. Il terzo remake su cinque regie. Che non sbagli più. Altrimenti saranno ancora riflessi di pura noia.
Francesco Alò
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