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Ricerca della felicità (La)
La Ricerca della felicitàdi Gabriele Muccino
con Will Smith, Jaden Christopher Smith, Thandie Newton
Usa, 2006
 
La Stampa, 12 gennaio 2007
Il sogno di Will Smith da barbone a broker

Nel film di Muccino la caduta e la resurrezione di un giovane uomo nero abbandonato dalla moglie con un figlio di 5 anni

Gabriele Muccino, il regista quarantenne de L'ultimo bacio e di Ricordati di me, ha fatto a San Francisco un film riuscito e doppio: per metà il suo primo film americano (con amore tra padre e figlio piccolo, ambizioni del giovane uomo nero, caduta sfortunata, resurrezione, tenerezze) e per metà un film realistico italiano sulla difficoltà di vivere in America. Significativamente, il film comincia e finisce con la folla di impiegati in marcia verso il lavoro al mattino, neppure notando l'ubriaco buttato sull'asfalto.

Negli Ottanta, anni di depressione economica, la moglie stanca e aggressiva d'una piccola famiglia squattrinata decide di andarsene di casa. Padre giovane e figlio di cinque anni rimangono soli. I soldi sono sempre meno, il padre cerca lavoro e non lo trova. Alla fine lo assumono e tutto sembra tornare in equilibrio (ma la moglie resta lontana). Durante questo aspro periodo, l'uomo indebitato perde la casa: non paga l'affitto da mesi, lo cacciano, è costretto a dormire con il bambino nel gabinetto della metropolitana, al ricovero di mendicità, nella casa di soccorso a cui si accede dopo una fila di centinaia di poveri, finalmente in un alberguccio. Non paga le rate dell'auto né le tasse: perde la macchina e il fisco gli ritira automaticamente i soldi dal conto corrente, nessuno gli restituisce o presta soldi, il bambino gli chiede continuamente «Che facciamo?» o «Quando torna mamma?» e sospira per una barretta di Mars.

«La ricerca della felicità» è uno dei diritti concessi ai cittadini dalla Dichiarazione di Indipendenza americana: gli Stati Uniti sono l'unico Paese in cui tale diritto sia affermato e la parola «felicità» sia presente in un documento costituzionale. Nel buon film di Gabriele Muccino il protagonista Will Smith è pure coproduttore e padre del bambino che recita la parte di suo figlio (anche i rapporti tra loro non sono melensi, ma sobri).

Al regista italiano potrebbe essere riservata una carriera americana con maggiore esito di quanto non sia accaduto in passato ad altri registi (Carlo Carlei, o in diversa situazione, Faenza di Copkiller) che sono andati a lavorare negli Stati Uniti, ma che non hanno realizzato più di un unico film.

Lietta Tornabuoni

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