Sipario

home rivista recensioni comunicati i fatti cyclopedia spazio regioni commedia dell'arte biblioteca teatro danza contatti
novità video sostenitori interviste link archivio primo piano cartelloni testi lavoro cerca blog



 
  recensioni online        
             
  cinema concerti danza lirica prosa storiche
             
             
cinema
 
 
 
ricerca per titolo
A | B | C | D | E | F | G | H | I | J | K | L | M | N | O | P | Q | R | S | T | U | V | W | X | Y | Z | 0-9
   
* Per leggere la trama clicca sulla Locandina
Religiolus
Religiolusdi Larry Charles
con Bill Maher, Larry Charles, Luis De Jesus Miranda, Steve Berg, Andrew Newberg
 
L'Unità, 12 febbraio 2009

Quattro risate tra le religioni

Il documentario alla “Michael Moore” è una formula collaudata: prendete argomenti “sensibili”, trattateli senza peli sulla lingua e metteteci un pizzico di sensazionalismo. In RELIGULOUS la verve iconoclasta e schietta di Bill Maher, noto comico Usa, commenta le assurdità delle tre religioni monoteiste puntanto sul “dubbio”. Si vedono dei tipi veramente suggestivi. Il Cattolicesimo negli Usa ha filiato degli straordinari cialtroni. Alcuni ce li mostrava Sasha Baron Cohen in visita a una comunità dove si praticavano miracoli a ogni seduta.

Per questo doc c’è Larry Charles, lo stesso regista del portentoso “Borat” (certo non troverete il portentoso Baron Cohen). Maher fa emergere il ridicolo con naturalezza, specie quando intervista ex vocalist diventati ricchi predicatori, ex gay sposati con ex lesbiche, ex ebrei convertiti e la fauna dei parchi a tema dove replicano la crocifissione in musical. Piccola capatina al Vaticano, dove un teologo americano cita un sondaggio: gli italiani in difficoltà mettono Gesù al 6° posto tra i santi a cui si rivolgono. Siamo o no il Paese dei cento campanili (e centinaia di santi)?. Viva la varietà.

Mano pesante anche sull'Islam fondamentalista. Maher vola in Olanda, luogo emblematico dove si tollera anche l’intolleranza. Lo insegna l’omicidio del regista Theo Van Gogh fatto fuori da integralisti islamici da anni residenti ad Amsterdam. Il comico conclude che c’è una tendenza del mondo integralista a usare la violenza cosa che la Chiesa cattolica ha ormai superato (vedi Crociate e cristianizzazione forzata dei “selvaggi”). Ora si serve più astutamente di lobby e potentati.

A Gerusalemme ce n'è anche per l'Ebraismo ortodosso (anche qui grasse risate). Resta però l'emblema dello “speakings’ corner” di Hyde Park, nel cuore di Londra, dove predicatori, dei in terra o eletti espongono a passanti e turisti le loro teorie. Sintesi perfetta del vociare isterico dei credi d'ogni fattezza.

Cosa ottiene “Religulous” dallo spettatore, dopo averlo bombardato con immagini di fedeli mischiate a distruzione e morte? Niente dalla buona fetta di chi lo vedrà perchè sicuramente già si tratta di non-credenti, avallando la sensazione che questi prodotti siano un po’ autoreferenziali. Però il suo autore si augura di risvegliare i timidi anti-religiosi. Se pure c’è ancora qualcuno che ha voglia di allontanarsi dalle prediche religiose per imbarcarsi in prediche razionaliste.

In Italia il doc ha avuto una coda polemica. L'associazione “Vera Libertà” ha rovinato qualche manifesto pubblicitario – ci stanno le tre scimmie omertose vestite come il Papa, un rabbino e un mullah – con strisce adesive tipo “Ateo no” e “Vergogna” (che fantasia!). Il blog dell'associazione, nelle intenzioni del presidente Mario Arsi vuole essere “uno strumento per far luce e guidare, affinchè la libertà d'espressione non si trasformi in libertinaggio”. La bagarre sicuramente porterà più gente in sala (da venerdì 13 febbraio). Sul sito invece niente post di commento alla prode iniziativa perché, avvertono dispiaciuti, “il tono è scaduto in quello della mera offesa, se non della libera imprecazione. In ogni caso continuiamo a pubblicare i vostri commenti moderati solo nei confronti delle bestemmie (!)”.

Niente a che vedere con la polemica furente del mese scorso per la campagna pubblicitaria prevista su due autobus di Genova finanziata dall’Uaar, l’Unione atei agnostici italiani, che ci spiegava: “La cattiva notizia è che Dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno". L'idea era partita dalla British Humanist Association, poi ripresa negli Stati Uniti, Australia e Spagna. A Barcellona per esempio la frase era: “Probabilmente dio non esiste. Smettila di preoccuparti e goditi la vita”. La cattiva notizia per la Uaar, dopo la discesa in campo delle gerarchie cattoliche, è che alla fine il gestore della pubblicità sui bus genovesi ha rifiutato lo spazio prima promesso. Quella buona? I 13mila euro raccolti con la sottoscrizione sono tutti nel cassetto mentre la frase circolava gratis in tv e sulle strade della rete, arrivando a molta più gente.

Nulla di cui essere contenti, s’intende: in Italia chi tocca la Chiesa si ustiona. Eppure pochi giorni dopo la bagarre a Roma comparivano manifesti regolarmente autorizzati con scritto: “Dio esiste, lo sanno anche gli atei”. Sui mal di stomaco per la vicenda Don Gallo, il prete di strada col sigaro, ha posto un caustico sigillo: “Dio esiste, ma non sei tu. E allora rilassati, cerchiamolo insieme tra gli ultimi”.

Pasquale Colizzi

 
Corriere della Sera, 20 febbraio 2009

Domande sulla fede in giro per il mondo

Irresistibile. Non occorre essere atei, basta illuministi, per apprezzare questo documentario divertentissimo, tra vero e falso, in cui un reporter, Bill Maher, gira il mondo a chiedere a gente accreditata qualcosa sulla fede, stile Monty Pyhton, facendo subito una gag della sua educazione ebreo-cattolica. Il regista è quello di Borat, Larry Charles, e la miscela esplode, specie in questo momento pericoloso per fondamentalismi. Non c' è per fortuna rispetto per alcuno, satira meglio di Moore e battute fantastiche. In questo mondo religiosamente cane si passa in Vaticano ma location cult sono i musulmani gay, i Mormoni, Scientology, la setta di marijuana di Amsterdam e altre follie reali (inventato il vescovo che nega la Shoah?). Vietato offendersi e/o censurare, è un' intelligenza viva, agnostica, liberatoria che si ride addosso. voto 9

Maurizio Porro

 
Corriere della Sera, 16 febbraio 2009

Religiolus

Andando in giro con tutta l'irriverenza e la scorrettezza possibili, l'entertainer americano Bill Maher diretto dal Larry Charles di "Borat", va e chiede a ministri e fanatici religiosi senza bon ton dubbi, origini, misteri della fede. Incontri seriamente da ridere irresistibilmente tra yiddish Woody e Monty Python: non serve essere atei, basta liberi. Cult gli islamici gay, la setta di marijuana di Amsterdam, varie ed eventuali nevrosi. Vero omaggio all'Illuminismo.

Maurizio Porro

 
Il Mattino, 14 febbraio 2009

Gli integralismi tra reportage e show comico

Dopo aver preso di mira la xenofobia degli americani, ma anche l'uso distorto dei media con lo stravagante e irriverente «Borat», Larry Charles ora ha puntato la sua invadente e trasgressiva macchina da presa sulle religioni e i relativi fanatismi. «Religiolus», accolto negli Stati Uniti con successo, ma anche polemiche, veicola uno sguardo laico e dissacrante sulla convivenza delle tre religioni monoteistiche (cristiana, ebraica e musulmana) attraverso il popolare comico televisivo Bill Maher, che ci guida attraverso i paradossi e le superstizioni degli integralismi viaggiando nei luoghi religiosi classici e intervistando credenti di fedi diverse. Il regista e l'attore si avventurano in Galilea e nella surreale Holy Land, cercano di entrare nel Vaticano, demistificano una certa sacralità di qualunque segno mettendo in difficoltà predicatori, rapper fondamentalisti, l'esperto di latino della Curia pontificia. Il film è a tratti divertente, ironico, audace, con una fotografia sporca, finestre che si aprono sullo schermo e l'inserimento di sequenze di vecchi film propone un approccio scanzonato e sdrammatizzante. A differenza però del film precedente, che era un finto documentario (mockumentary), questo risulta un documentario finto nel senso che diventa un reportage televisivo in forma di show comico.

Alberto Castellano

 
Il Messaggero, 13 febbraio 2009

"Religiolus", risate contro il fanatismo

Non c'è più religione? Forse ce n'è troppa. Almeno secondo Bill Maher, il papà americano dell'intrattenimento politicamente scorretto. Questo provocatore di madre ebrea e padre cattolico, che nella vita ha condotto un talk show di culto (Politically Incorrect dal 1994), ricevuto 13 candidature agli Emmy, fatto ridere molti e incavolare tutti, è il mattatore del documentario Religiolus, seguito dalla camera del regista di Borat Larry Charles, che quando entra in campo sembra un amish uscito da Witness. La strana coppia gira per il mondo incontrando cattolici, ebrei, musulmani, la reincarnazione (secondo lui) di Gesù Cristo Josè Miranda, profeti olandesi della marijuana, predicatori ex cantanti di rythm'n'blues, mormoni, creazionisti, negazionisti e simpatici cristiani esibizionisti. Memorabile il luna park in Florida dove assisti al calvario di Gesù in forma di musical. Bill Maher è ateo. Lo dice subito. Ed è pronto a contestare il fanatismo cattolico del suo paese (lo sapevate che i padri fondatori dei religiosissimi Usa... odiavano la religione?), l'ipocrisia degli islamisti (che negano di essere aggressivi ma mai condannano la morte di Theo van Gogh o la fatwa contro Rushdie) e l'assurda furbizia degli ebrei (vedere per credere tutti gli aggeggi inventati per fregare le 39 restrizioni dello Shabat). Maher crede che le religioni siano l'oppio dei popoli, mentre non disdegna di dividere uno spinello con l'improbabile guru della cannabis. Eppure tutti i suoi incontri, anche i più accesi, sono improntati all'ironia e a un concreto spirito dialogico di origine socratica. In questo Religiolus è tutt'altra cosa rispetto al terrorismo filmico di Borat. Se si crede non è offensivo, se non si crede è divino, se si è agnostici è solo molto divertente.

Francesco Alò

© Sipario 2011