Il film l'anno scorso ha vinto il premio della Giuria a Cannes
"Red road", la vendetta di una donna viaggia attraverso
il video centralino
Rientra in un progetto alla Lars von Trier il film scozzese Red
road, unica opera prima in competizione presentata l'anno scorso
a Cannes, dove vinse il premio della Giuria. Nei piani della sua autrice,
la quarantacinquenne Andrea Arnold, si tratta del primo episodio di
una trilogia di storie imperniate su uno stesso gruppo di personaggi.
Girato con la sobrietà spartana di un film del Dogma 95 (supporto
elettronico, luci naturali, inquadrature instabili...), racconta la
vendetta di una donna in sofferenza di affetti contro l'uomo che le
ha rovinato la vita.
L'eroina in questione è la solitaria Jackie, che lavora in una
postazione di videosorveglianza in collaborazione con la polizia e passa
il suo tempo a spiare le vite degli altri. Inizialmente enigmatica, l'ossessione
della donna per un uomo misterioso si chiarisce poco a poco, informandoci
che lo spiato è stato, anni prima, coinvolto nella morte della
figlia di chi lo spia.
Vietato prenderlo per un thriller alla Hitchcock, cui si atteggia nella
prima parte: ciò che interessa all'esordiente Andrea Arnold è uno
studio del punto di vista, a partire da quella "finestra sul cortile" postmoderna
che è una centralina-video. La cineasta sposa la visione di un
personaggio turbato nel profondo e adotta uno stile frammentario, per
restituire l'ambiguo rapporto di attrazione-repulsione che lo induce
a guardare. Così il film instaura il clima perturbante e ansiogeno
con cui, a sua volta, attrae-respinge lo spettatore.
Roberto Nepoti