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Radu Lupu
programma: Franz Schubert
Milano, Auditorium, 9 aprile 2008
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Corriere della Sera, 11 aprile 2008
Nel buio di Radu Lupu, tutta la poesia di Schubert
Suona quasi immerso nel buio. Solo tre faretti fiochi a illuminarlo di luce giallastra, come candele. Ombra nera che appare e scompare, indifferente al mondo, quercia coperta da immobili licheni: Radu Lupu che interpreta Schubert non è solo un concerto, è un' identità assoluta, una consonanza al di là del tempo. Dovrebbe essere dichiarato patrimonio dell' umanità e protetto. Ad ascoltarlo, mercoledì all' Auditorium, accorrono i potenti della musica milanese - e pianisti di fama (scuri in volto, visto l' impari confronto). La serata, in memoria di Alberto Falck, è a beneficio dei Vidas, gli angeli che assistono i morenti. Una figura gentile annuncia un nuovo progetto, un campus internazionale per l' Expo, ove confrontare le culture del mondo sulla fine della vita. Ma l' argomento non ci spaura, tanto profondi sono gli oceani di poesia che, nel buio, Radu Lupu fa sgorgare dal sorriso malinconico delle Danze Tedesche op. 33, dagli impalpabili Improvvisi op. 90, dalle gocce di gioia della Sonata op. 53. Avesse avuto i Vidas al suo capezzale, povero Schubert! Il pubblico fa suonare cellulari, entra in ritardo, stropiccia sacchetti di plastica, applaude fuori tempo, che importa? Lupu è un incanto di fluidità e morbidezza, ad ogni tocco sembra accarezzare il muschio dei Campi Elisi o il seno di Erda. Indugi, pianissimo: le Danze si sgranano immacolate, l' Improvviso in do minore affonda già nelle nevi della «Winterreise», quello in Sol bemolle sfuma in canto struggente tutto il rimpianto di ciò che non fu. Siamo di fronte all' essenza di Schubert: possiamo piangere con serenità.
Gian Mario Benzing
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