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  Radice di 2Radice di 2

di Adriano Bennicelli
con Edy Angelillo, Michele La Ginestra
regia di Enrico Maria Lamanna

   
 
Avanti, 24 febbraio 2008

Una storia fra realtà e finzione

La prima nazionale dello spettacolo "Radice di 2" di Adriano Bennicelli, vincitore della seconda edizione del Premio Diego Fabbri, è andata in scena lo scorso martedì al Teatro della Cometa di Roma. Edy Angelillo e Michele La Ginestra sono i protagonisti di una tenera storia tra realtà e finzione. Una commedia giocata sul filo dell'ironia che prende spunto da una vicenda esistenziale in cui i personaggi si rincorrono attraverso un gioco sottile che si dipana lungo l'arco di un'esistenza mettendo a confronto le diverse stagioni della vita.
Il loro rapporto nasce in età scolare e si protrae nel tempo divenendo una passione d'amore intensa, una love story che si confronta con se stessa e con gli altri. Pieni di ubbie dalle radici lontane, Geraldina e Tommaso - questi i nomi dei protagonisti - si avviluppano in un "ambiguo racconto" che mette lo spettatore di fronte ad un bivio: seguire il loro viatico "surreale" o abdicare al cospetto di battute che prendono spunto dal quotidiano per approdare ad una sorta di "delirio a due" che si snoda tra dialoghi dai risvolti sincopati. Ma la "sincope" è figlia di una ilarità avulsa dalla banalità che si presta ad una duplice lettura. "Radice di 2" è un "dietro le quinte" che scova il vissuto di un uomo e una donna profondamente diversi ma paradossalmente uguali. Il minimo comune denominatore di Geraldina e Tommaso è la "paura", inconsapevolezza inconscia di chi guarda il futuro ripensando al passato. Personaggi fragili che, al di là e a dispetto della loro natura, riescono a costruire una splendida storia d'amore capace di sublimare il sesso. "Rubato" come quello di due amanti. A dar vita a questi personaggi semplici e complicati insieme, vi sono due attori che recitano rifuggendo dagli stilemi declamatori. Diretti ottimamente da Enrico Maria Lamanna (regista "iperrealista"), Edy Angelillo e Michele La Ginestra si muovono sul palcoscenico come fossero a casa. Gli spettatori se ne accorgono e tributano loro applausi a scena aperta, reazione spontanea ad una pièce esilarante capace di non smarrire il bandolo della matassa per evitare situazioni caotiche. A dare manforte e ordine all'azione scenica c'è una regia puntuale che movimenta lo spazio senza indulgenze. La scenografia minimalista aiuta non poco questo progetto teatrale realizzato con cura e minuzia. A partire dai due protagonisti; danno vita a comiche con una cifra stilistica diversa da quella delle performances televisive. Michele La Ginestra appartiene alla tipologia di comedien che si esibisce con discrezione, una discrezione "vanesia" (e non paia contraddittorio) assai più "enfatica" di quella di certi mattatori d'accatto. "L"antagonista-principe" dello show è la matematica perché il "laicismo" di Tommaso mal si concilia con il dogma dei numeri, una "tirannia" che inibisce la fantasia. Edy Angelillo si cala nei panni di Geraldina con semplicità civettuola, perché "virtù e vizi" sono probabilmente due facce della stessa medaglia. Forse siamo rimasti "inebriati" da una "sostanza psicotropa" che ci ha "obnubilato" la mente. Colpa di "Radice di 2".

Gianfranco Quadrini

     
 
© Sipario 2011