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I Racconti di terramare
Racconti di terramaredi Goro Miyazaki
disegno animato di lungometraggio prodotto dallo studio Ghibli, Giappone, 2006.
 
Il Tempo, 23 aprile 2007
I disegni sontuosi del mago Miyazaki

Disegni animati di padre in figlio. Il padre, Hayao Miyazaki, è il celebre regista giapponese premiato due anni fa alla Mostra di Venezia con il Leone d’Oro alla carriera e noto in tutto il mondo per film regolarmente premiati nei festival, da "La città incantata", Orso d’oro a Berlino, al "Castello errante di Howl", alla "Principessa Mononoke". Il figlio, Goro, ha esordito, sulle tracce paterne, con il film di oggi, visto e apprezzato l’estate scorsa proprio alla Mostra di Venezia. La storia, che si è scritta con collaboratori di vaglia, l’ha tratta da una serie di romanzi per l’infanzia di Ursula K. Le Guin, "Il mago di Earthsea" (il "Terramare" che gli ha intitolato i Racconti), "Le tombe di Atuan" e "La spiaggia più lontana". Ambientati tutti in evi lontani, alternando draghi e maghi, principi che uccidono il proprio padre perché, in cuore, hanno un’ombra nera che li perseguita, la lotta consueta tra il Bene e il Male rappresentati, il primo, da figure luminose, il secondo da figure oscure. Con il viaggio del principe parricida in terre desolate dove gli uomini vivono in schiavitù e dove incontra due donne, una ex sacerdotessa cui darà aiuto e una orfanella con una voglia sul viso a forma di fiamma cui finirà per legarsi, Mentre, attorno, i malvagi spadroneggiano e ad ogni svolta si incontrano agguati e tranelli, con la necessità di duellare sempre con furia. Per poter sopravvivere. Riuscendoci, come al solito, grazie all’amore che salverà tutti. Forse l’intreccio, anche per i molti temi cui, dati i romanzi all’origine, è costretto a rifarsi, in qualche momento, se non oscuro, è abbastanza tortuoso; con il rischio, specie per il pubblico giovanile cui il film, in definitiva, è destinato, di non farsi intendere fino in fondo e, in alcuni passaggi, di provocare, almeno nei più piccoli, qualche spavento per colpa di terrificanti apparizioni di draghi giganteschi. Però le immagini, come già quelle di Miyazaki padre, sono sempre sontuose e affascinanti anche perché, senza le sofisticate sperimentazioni di certi disegni animati giapponesi del tipo più diffuso, privilegiano, pur nella colorata varietà delle proposte, delle tecniche semplici e lineari che, anche dando ampi spazi alla fantasia, tendono - o fingono di tendere - a un realismo di cronaca in cui non stupiscono né maghi né mostri. Pur non tranquillizzando di certo i bambini.

Gian Luigi Rondi
© Sipario 2011