I disegni sontuosi del mago Miyazaki
Disegni animati di padre in figlio. Il padre, Hayao Miyazaki, è il
celebre regista giapponese premiato due anni fa alla Mostra di Venezia
con il Leone d’Oro alla carriera e noto in tutto il mondo per film
regolarmente premiati nei festival, da "La città incantata",
Orso d’oro a Berlino, al "Castello errante di Howl",
alla "Principessa Mononoke". Il figlio, Goro, ha esordito,
sulle tracce paterne, con il film di oggi, visto e apprezzato l’estate
scorsa proprio alla Mostra di Venezia. La storia, che si è scritta
con collaboratori di vaglia, l’ha tratta da una serie di romanzi
per l’infanzia di Ursula K. Le Guin, "Il mago di Earthsea" (il "Terramare" che
gli ha intitolato i Racconti), "Le tombe di Atuan" e "La
spiaggia più lontana". Ambientati tutti in evi lontani, alternando
draghi e maghi, principi che uccidono il proprio padre perché,
in cuore, hanno un’ombra nera che li perseguita, la lotta consueta
tra il Bene e il Male rappresentati, il primo, da figure luminose, il
secondo da figure oscure. Con il viaggio del principe parricida in terre
desolate dove gli uomini vivono in schiavitù e dove incontra due
donne, una ex sacerdotessa cui darà aiuto e una orfanella con
una voglia sul viso a forma di fiamma cui finirà per legarsi,
Mentre, attorno, i malvagi spadroneggiano e ad ogni svolta si incontrano
agguati e tranelli, con la necessità di duellare sempre con furia.
Per poter sopravvivere. Riuscendoci, come al solito, grazie all’amore
che salverà tutti. Forse l’intreccio, anche per i molti
temi cui, dati i romanzi all’origine, è costretto a rifarsi,
in qualche momento, se non oscuro, è abbastanza tortuoso; con
il rischio, specie per il pubblico giovanile cui il film, in definitiva, è destinato,
di non farsi intendere fino in fondo e, in alcuni passaggi, di provocare,
almeno nei più piccoli, qualche spavento per colpa di terrificanti
apparizioni di draghi giganteschi. Però le immagini, come già quelle
di Miyazaki padre, sono sempre sontuose e affascinanti anche perché,
senza le sofisticate sperimentazioni di certi disegni animati giapponesi
del tipo più diffuso, privilegiano, pur nella colorata varietà delle
proposte, delle tecniche semplici e lineari che, anche dando ampi spazi
alla fantasia, tendono - o fingono di tendere - a un realismo di cronaca
in cui non stupiscono né maghi né mostri. Pur non tranquillizzando
di certo i bambini.
Gian Luigi Rondi