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Questo piccolo grande amore
di Riccardo Donna
con Mary Petruolo e Emanuele Bosi (Italia, 2009)
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L'Unità, 12 febbraio 2009
Più piccolo che grande QUESTO PICCOLO GRANDE AMORE, il concept film ispirato all’album anni Settanta di Claudio Baglioni. L’idea della coppia calata in un contesto vintage e nostalgico era già stata dei produttori Matteo Levi e Andrea Pecorelli, che nel 2006 e 2007 hanno puntato su “Notte prima degli esami” e ormai hanno preso la mano (hanno sondato pure “Emozioni” di Battisti). La formula richiama appena appena “Across the Universe”, dove il racconto seguiva le tracce delle canzoni. Quello però era anche un musical dive si cantava e ballava, scritto molto bene e girato meglio. Questo decisamente un prodotto molto più modesto, che forse nell’unica scena da musical raggiunge il risultato migliore. A San Valentino quindi avremo in sala due prodotti incestuosi come solo il nostro cinema riesce a sfornare: “Ex” di Brizzi esce per Rai Cinema, “QPGA” per Medusa. L’eterna inquietante sfida Rai-Mediaset si replica ormai in mille forme. (Nota a margine: ma perché Carlo Rossella si presenta alle conferenza stampa dei suoi film, regala slogan elementari come se dettasse i compiti per i giornalisti con charme cardinalizio e se ne va? Perché non ci evita lo spettacolino un po’ indecoroso?)
Tornando al film, a parte il probabile successo per il titolo acronimo, l’atmosfera giovanilista ma d’epoca e l’impatto neomelodico di “quella sua maglietta fina”, il risultato sembra un’occasione persa. La costruzione è stata affidata a Riccardo Donna, con un background televisivo che emerge spesso e tramortisce l’effetto compessivo. Non tanto meglio – ed era l’attesa maggiore – la sceneggiatura di Ivan Cotroneo e Claudio Baglioni. L’amore puro, il primo e quello di passaggio all’età adulta tra Andrea (Emanuele Bosi) e Giulia (Mary Petruolo) non riesce a prendere carne, ad acquistare credibilità: lui giovanotto borgataro e idealista al primo anno di Architettura, lei borghese ingenua all’ultimo di scuole superiori, s’incontrano per caso, s’innamorano, consumano al mare, poi c’è la chiamata al militare, la separazione, ecc. Convincono poco certi dialoghi, forse volutamente semplificati che però d’improvviso stonano con inflessioni troppo letterarie. Leggermente migliore il contesto borgataro, qualche personaggio di contorno e alleggerimento. Passabili i due protagonisti ma che spreco! Nemmeno ventenni hanno già portamenti un po’impastati, facce da adulti di un’intensità sospetta, niente di quella spontaneità che ai tempi aveva fatto la fortuna di Vaporidis e Capotondi.
Pasquale Colizzi
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Corriere della Sera, 16 febbraio 2009
Questo piccolo grande amore
Across the universe di Baglioni, nel '77 una liceale con troppi riccioli e un universitario coi sogni nel cassetto si incontrano, si amano, litigano, si lasciano. Come tutti, con intermezzi di gelosie, la leva militare, gli amici in romanesco, coreografie da Tevere non fa lo stupido stasera. Doppio collirio ma poche emozioni coi due protagonisti così carini, lei è una Barbie della Muti e lui uno Scamarcio di riserva. Tutto di plastica, finto: la notte prima esami 4!
Maurizio Porro
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Il Messaggero, 13 febbraio 2009
Baglioni nel buio degli anni di piombo
Baglioni nel buio degli anni di piombo. Questo piccolo grande amore di Riccardo Donna è l'ennesima pellicola sentimental-adolescenziale con titolo di canzone. Stavolta si pesca dall'omonimo album di Claudio Baglioni del 1972 per raccontare la storia di Andrea e Giulia che in quello stesso anno si innamorano infelicemente. Ce la faranno a superare la classe sociale (periferia Andrea, centro Giulia), l'età anagrafica (università lui, liceo lei), il servizio militare e l'atmosfera sempre più tesa di un paese dove le manifestazioni politiche diventano presto dei pericolosi conflitti sociali in ebollizione? Francamente ci si aspettava qualcosa di più o semplicemente qualcosa da quest'operazione a tavolino di nostalgia canterina. La regia dell'esperto di fiction Riccardo Donna è il massimo dell'anestesia visiva, la sceneggiatura di Ivan Cotroneo è il festival delle frasi fatte mentre né Emanuele Bosi né Mary Petruolo riescono a proporre corpi e recitazione che non ricordino qualcuno di già visto mille volte. Lui è il tipo alla Scamarcio e lei alla Chiatti. Baglioni non smette mai di cantare in colonna sonora ma, purtroppo, non si tratta di un concerto.
Francesco Alò
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Il Tempo, 10 febbraio 2009
Dagli anni '70 con simpatia
Nel 1972 Claudio Baglioni pobblicò un album a 33 giri intitolato, appunto, "Questo piccolo grande amore". Era costruito come un racconto che dava spazi all'incontro sentimentale a Roma, nei Settanta, di un ventenne studente universitario, Andrea, e di una diciannovenne in attesa della maturità al liceo, Giulia. Le canzoni oltre ad indicare lo svolgersi dell'azione, la commentavano dalla parte di lui con quella funzione definita al cinema della voce narrante.
E adesso ecco il film con Baglioni e il suo collaboratore Ivan Cotroneo che firmano il soggetto e la sceneggiatura, (ovviamente, perché la vicenda nasce dai loro testi e dalle canzoni) e con un regista molto noto in televisione Riccardo Donna, che si è assunto l'incarico di portarli sullo schermo. Così, come se si partisse da un romanzo, si segue lo svolgimento del "piccolo grande amore" fra Andrea e Giulia dal primo incontro a Piazza del Popolo durante una manifestazione studentesca (la canzone, appunto, è "Piazza del Popolo"), passando però presto dai momenti teneri agli equivoci che li funestano, l'ultimo, sulle note della canzone "Porta Portese", proprio in quel mercatino con la falsa idea che vi si fa Andrea di un tradimento di Giulia mentre lui sta facendo il servizio militare.
Forse questi equivoci che incrinano via l'amore dei due sono numericamente eccessivi (se ne contano addirittura tre), ma il film, nel suo insieme non fatica a meritarsi simpatia: per la sua gentilezza, il suo garbo, la finezza delle notazioni amorose e, non certo da ultimo, per quella cornice romana anni Settanta - la gente, le famiglie, gli amici e le amiche a scuola - che Baglioni, nelle sue canzoni, aveva rievocato con precisione e che la regia di Riccardo Donna rappresenta poi con sensibilità e con calore.
Altro merito, proprio le canzoni. Si ascoltano nella colonna sonora ed è Baglioni che, cantando, commenta implicitamente non solo la storia ma l'animo, i pensieri, le reazioni dei personaggi che a suo tempo si era inventato. Senz'altro una novità. Che potrebbe fare scuola.
I protagonisti, Mary Patruolo e Emanuele Bosi, come il regista vengono dalla televisione. Ma sono plausibili anche sul grande schermo.
Gian Luigi Rondi
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