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Quel che resta di mio marito
Quel che resta di mio maritodi Christopher N. Rowley
con Jessica Lange, Kathy Bates, Joan Allen (Usa, 2007)
 
L'Unità, 16 ottobre 2008

Week-end con il morto

Curioso il destino dell'uomo. Magari spende una vita a viaggiare, respirare l'aria di mille posti nel mondo e dormire sotto le stelle e poi finisce, poveretto, dentro una bara o un vasetto per le ceneri. Claustrofobico in vita, claustrofobico da morto, qualcuno preferisce essere sparso al vento. Nel film è il desiderio di un marito avventuriero che la moglie Arvilla tenta di esaudire nonostante la figlia di lui minacci la donna di toglierle la casa se non le consegnerà l'urna per un funerale come si deve. Dilemma per la protagonista: tradire una promessa o perdere la casa? Considerato che Arvilla è una Jessica Lange che sa brillare con poco (illuminando tutto un film) come minimo bisogna aspettarsi scelte coraggiose. La donna prende nella sua Pontiac del '66 l'amica mormona e morigerata (Joan Allen) e quella single e non doma (Kathy Bates) per un viaggio verso la California che alla fine si decide tappa per tappa. Prima di arrivare al famigerato funerale organizzato dalla figlia (come sarebbe piaciuto tanto ai vivi ma poco al morto), Arvilla s'inventa molte deviazioni.

Fa tappa nei posti significativi della sua storia d'amore. E lì dove ha lasciato un pezzetto di cuore lascerà anche un po' del suo Joe. L'on the road è un luogo comune, un'ossessione nelle fantasie di tanti registi. Figurarsi all'esordio come per Rowley. Così non vi aspettate di vedere qualcosa che cambierà le vostre certezze, perché la storia è scritta con poca audacia e idee riciclate: l'autostoppista della serie "ragazzino solitario" (e non "ragazzone tutto sesso" come Brad Pitt in Thelma e Louise), il camionista tenebroso, stagionato e per bene, la puntata a Las Vegas con vittoria inaspettata. Però poteva finire nel "mielò" delle mezza età alla riscossa senza quel po' di misura che sa dosare dolce e amaro. E poi nel complesso si lascia ben guardare, perché ci sono due brave comprimarie a fare da sponda a Jessica Lange, ancora bellissima e sempre talentuosa, con la capacità tutta sua di "spiegare" con silenzi e piccoli gesti un rovello interiore e la storia d'amore con un uomo che vedremo solo in polvere.

Pasquale Colizzi

 
Corriere della Sera, 17 ottobre 2008

Road movie classico con humour nero

Dall'Idaho alla California sulla Bonneville decapottabile '66 rossa con tre amiche per la pelle. Jessica Lange ha le ceneri del marito da spargere, ricattata dalla figliastra che vuole invece adeguata sepoltura; le fedeli Kathy Bates, single non pacificata extra large e Joan Allen, mormone dura e pura, la accompagnano seguendo il brillante chilometraggio di un road movie classico, cinico, baciato da humour nero: esile portata narrativa, ma molta voglia di vivere di 3 attrici portentose. Un mix del femminismo Usa, Thelma e Louise con pomodori verdi fritti, auto in panne, autostoppisti in cerca di papà, storia di sorellanza di piccole donne in crescita. Iper sentimentale gestito da un buon deb (Christopher N. Rowley), il film scatta foto di paesaggi e tramonti anche interiori, beghe familiari, un po' di Hopper sparso e il bon ton del regista che assicura di essersi ricordato della vita della cara nonnina.

VOTO: 7

Maurizio Porro

 
Il Mattino, 18 ottobre 2008

Sulla strada con le ceneri di papà

Scritto e diretto da Christopher N. Rowley in ricordo della nonna, «Quel che resta di mio marito» («Bonneville») non possiede il dono dell'originalità. Eppure il patinato road-movie, blandamente sospeso tra l'omaggio a «Thelma e Louise» e quello alle nuove certezze delle single americane, riesce a valorizzare tre ottime interpreti come Jessica Lange, Kathy Bates e Joan Allen, incarnate per volere del giovane e pensoso debuttante in un terzetto partito dal rustico Idaho alla volta della mondana California. È successo che la fresca vedova Arvilla sia rimasta vittima del ricatto di un'arcigna figliastra, decisa ad ottenere a domicilio l'urna contenente le ceneri paterne (altrimenti la caccerà dalla casa dove ha vissuto gli ultimi vent'anni). La protagonista avrebbe voluto spargerle al vento, come promesso al caro estinto, ma tant'è: le migliori amiche Margene e Carol, in nome di un pragmatico realismo, s'imbarcano con lei a bordo di una fiammante Bonneville decappottabile del '66. I diversi caratteri si svelano e si forgiano, grazie anche all'incontro con sorprendenti vagabondi, sugli impagabili sfondi di caffetterie e motel sperduti nel deserto, i riflessi del Lago Powell, le vertigini del Bryce Canyon o il rutilante luna park di Las Vegas; fino al colpo di scena finale che alterna humour e pianto nel lodevole intento di fare decollare l'autostima delle spettatrici di una certa età. Tutto «telefonato» dal punto di vista narrativo, tutto sinceramente commosso e visibilmente compiaciuto, tutto gradevolmente retrò.

Valerio Caprara

 
Il Giornale, 17 ottobre 2008

Tre signore alla ventura nel deserto del Nevada

Ecco una commedia on the road per terza e quarta età, dove una bella tardona, rimasta vedova (Jessica Lange), salta sulla Cadillac rossa e porta a spasso due amiche (Kathy Bates, Joan Allen) e le ceneri del defunto Joe. La cui antipatica figliastra, che ha impugnato il testamento e vuole un funerale classico, s'attaccherà al tram. Le tre attempate, puntando al Messico trasgressivo, spargeranno le ceneri del morto tra il deserto del Nevada e le acque d'un lago, mentre transitano paesaggi western e un fuori programma senil-sexy. La Bates diverte, confessando d'assersi tolta le ragnatele dalle pudenda, ma nel complesso quest'opera prima di Christopher N. Rowley potrebbe restar l'ultima.

Cinzia Romani

 
Il Messaggero, 17 ottobre 2008

re dive"on the road". Ed è subito mito

Ancora donne. Dopo il gradevole The Women, arriva in sala l'emozionante Quel che resta di mio marito, titolo troppo garrulo per un road movie al femminile serenamente esistenzialista. Arvilla (Jessica Lange), Margen (Kathy Bates) e Carol (Joan Allen) sono tre signore un po' sempliciotte che partono dallo Utah per arrivare in California. La prima è bella e morbida, la seconda è vivace e spiritosa, la terza è una mormona timorata di Dio e non solo.
Dovrebbero portare le ceneri del marito di Arvilla all'antipatica figlia naturale di lui che, cosa bizzarra, è coetanea della bella vedova. Deve essere per questo che la odia a morte. Come spesso capita nelle avventure on the road, le tre amiche deviano dal percorso naturale, si immergono in paesaggi mozzafiato, incontrano uomini soli, litigano, piangono, gettano il cellullare e si ritrovano a preparare un fuoco su una spiaggia messicana. Forse mantenere una promessa alle persone che abbiamo amato è più importante che mantenere rapporti civili con parenti serpenti. Quel che resta di mio marito di Christopher N. Rowley non è Thelma & Louise e nemmeno vuol esserlo. Ogni svolta narrativa è prevedibile. Ma sicuramente Jessica Lange, Kathy Bates e Joan Alllen (12 nomination e tre Oscar in totale) sono meravigliose.
Due minuti che le vedi insieme e metteresti la mano sul fuoco che quelle tre sono cresciute fianco a fianco. Attrici che non giudicano i loro personaggi. Li vivono. Magistrali.

Francesco Alò

 
La Stampa, 17 ottobre 2008

Quanta energia "vedova" Lange

Di Meryl Streep, diva sua coetanea che attualmente furoreggia in Mamma mia!, Jessica Lange condivide la straordinaria qualità di attrice e la spregiudicatezza con cui non si preoccupa di denunciare l'età. Basta vederla in Quel che resta di mio marito dove impersona una ultracinquantenne piena di vitalità, umorismo e forza interiore.

A bordo di una Bonneville d'epoca, assieme alle amiche Kathy Bates e Joan Allen, la Lange attraversa gli Usa da Est a Ovest per portare alla figliastra le ceneri del padre. Invece, come richiesto dall'amato defunto, durante il viaggio le disperderà al vento nei luoghi legati al ricordo della vita insieme. Un incantevole trio di interpreti in un'America suggestiva per una commedia on the road che, a dispetto del tema, non rischia il patetico.

Alessandra Levantesi

© Sipario 2011