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Quantum of Solace
Quantum of Solacedi Marc Forster
con Daniel Craig, Olga Kurylenko, Mathieu Amalric, Giancarlo Giannini (G.B. 2008)
 
Corriere della Sera, 14 novembre 2008

Nemmeno un graffio per il nuovo 007

Alcuni record del 22mo Bond, secondo col proletario serioso, non glamour, ma bravo Daniel Craig: non è primo nel week end, è il più corto (106 minuti), ha il titolo più misterioso, 007 non si presenta mai con la frase di rito ed è un sequel di Casino Royale con l'agente che cerca chi ha ucciso la sua bella traditrice. E da qui sviluppi impensabili (007 alza la soglia di incredulità, è noto) e il cattivone che stavolta si impossessa del mondo con un elemento primordiale, l'acqua, e simpaticamente ponendo regimi dispotici al comando. Ma Bond veglia, mentre il regista Forster è svizzero-tedesco, preciso e fiacco. Tra fughe, pestaggi e inseguimenti prenotati, il nostro non si graffia mai, come la sceneggiatura di Haggis: il meglio tra le quinte di una Tosca alla Ronconi. Grande è M., Judi Dench, ma se ci fosse sempre lei sullo schermo, come gradiremmo, sarebbe uno 007 alla Tennessee Williams.

VOTO: 6
Maurizio Porro

 
L'Espresso, 6 novembre 2008

James Bond da museo

Il film 'Quantum of Solace' di Marc Forster, il 22esimo sulle avventure di 007, alla sua uscita in Francia è stato accompagnato dalla pubblicazione di nove volumi: dal saggio sociologico ('James Bond, figura mitica') al ricettario di cucina ('Buon appetito, mister Bond'), dallo studio sulle origini ('James Bond, l'uomo che salvò l'Inghilterra') al repertorio ('L'enciclopedia di James Bond').

Sono operazioni mercantili, si capisce, ma provano almeno un paio di cose: che il personaggio viene ritenuto legato a gente che legge libri, ossia non giovani; e che, quasi come Ercole, Casanova o Don Giovanni, è diventato un emblema del passato. Il primo libro su James Bond uscì infatti in Italia, da Bompiani, oltre quarant'anni fa (venne poi tradotto in inglese e in spagnolo) con il titolo 'Il caso Bond': l'introduzione di Oreste del Buono e Umberto Eco si chiedeva, naturalmente, 'Se sia il caso di farne un caso'. Nel tempo l'eroe è cambiato: meno elegante, meno bon vivant, più assassino, nell'interpretazione di Daniel Craig più dedito all'atletica fisicità. Per il resto, al solito: luoghi esotici (Haiti, deserti andini, Siena e il suo Palio, Austria, America latina), marche commerciali (Smirnoff, Heineken, Omega, Ford), Bond Girls (Gemma Artertorn, Olga Kirylenko), mortale avversario (un pericoloso dittatore sudamericano che, con una serie di azioni terroristiche, vuole destabilizzare il pianeta, a cominciare da un colpo di Stato in Bolivia con l'appoggio della Cia). Qualche novità? Il tentativo di dare a 007 una specie di coscienza civile alla maniera di James Bourne nella cine-trilogia interpretata da Matt Damon: l'individualismo patriottico di Bond non va d'accordo adesso con l'aria del tempo.

Il titolo del film antiquato e ripetitivo eppure in qualche modo consolante, 'Quantum of Solace', è quello d'un racconto poco noto di Ian Fleming; la sceneggiatura prova a imbrogliare alludendo a un misterioso e rischioso Quantum; più o meno significa 'Un certo sollievo'.

Lietta Tornabuoni

 
Corriere della Sera, 6 novembre 2008

Inseguimenti e sparatorie
Così è fallita la sfida di «modernizzare» Bond

Ma che film di 007 è mai quello dove non si dice nemmeno una volta «il mio nome è Bond... James Bond», dove la coprotagonista femminile non va mai a letto con l' agente segreto più donnaiolo del mondo (con buona pace dei comunisti di San Pietroburgo che erano insorti per il «tradimento» della bella ucraina Olga Kurylenko) mentre la proverbiale cultura alcolica dell' agente di Sua Maestà viene fatta a pezzi? È decisamente un James Bond diverso quello che hanno scritto Paul Haggis, Neal Purvis e Robert Wade, debitore (ma solo nel titolo) da un breve racconto di Fleming (Quantum of Solace, più o meno «un tot di conforto») e in realtà un vero e proprio sequel di Casino Royale. Senza aver visto il film precedente - il ventunesimo della lista ufficiale: Quantum è il ventiduesimo - si rischia di perdere il senso di molte battute, soprattutto quelle di M (la come sempre perfetta Judi Dench) che accusa 007 di voler dimenticare i suoi doveri per vendicarsi di chi aveva spinto l' amata Vesper a tradirlo. In realtà l' atletico e «proletario» Daniel Craig funzionerebbe perfettamente nel ruolo dell' agente vendicativo e spietato, che usa la licenza di uccidere per compiere vendette private. Peccato, però, che il film abbandoni quasi subito la pista «psicologica» per imboccare con decisione quella «muscolare», dove inseguimenti, scazzottate e scontri non si contano nemmeno più. Nella fantasia degli sceneggiatori le due piste si dovrebbero intrecciare: con una intuizione che sfugge a chi sta in platea ma anche ai suoi capi di Londra, Bond capisce che i responsabili del tradimento di Vesper sono gli stessi che stanno tramando nell' ombra tra Siena, Panama, Bregenz e la Bolivia. È lì che trova le tracce di una misteriosa associazione pseudo ecologista, la Quantum, che trama per mettere al potere un generale fantoccio ma soprattutto per impossessarsi di qualcosa che sembra più prezioso del petrolio e dei diamanti. A guidare i «cattivi» c' è il misterioso Dominic Greene, affidato a Mathieu Amalric, mentre a collaborare con 007 c' è la misteriosa Camille (l' ex modella Kurylenko) che come Bond pensa più alla vendetta - il generale golpista boliviano le ha massacrato la famiglia - che alle divagazioni erotiche. La trama salta da un continente all' altro, coinvolgendo nella cospirazione anche la Cia e qualche alto papavero del governo inglese, ma Bond riesce sempre a evitare il proiettile mortale e a non perdere le tracce di Greene e soci (anche se i suoi superiori gli tagliano carte di credito e passaporti vari: misteri della sceneggiatura). Chi ama le scene forti avrà pane per i suoi denti: c' è un inseguimento tra auto sulle strade del lago di Garda che continua nelle cave di marmo di Carrara, c' è una caccia all' uomo tra la folla del Palio di Siena, c' è una gara tra natanti nel canale di Panama, c' è un guerra aerea tra i monti della Bolivia (con un salto nel vuoto da 3 mila metri realizzato con molta veridicità nella galleria del vento di Bodyflight) e infine c' è un regolamento di conti in un albergo squarciato da esplosioni sempre più devastanti. Quello che manca è lo «spirito Bond», pur nella variante più cupa e violenta dell' era Craig: la regia di Marc Forster è più attenta a «modernizzare» lo stile delle riprese (più uso della luce naturale, macchina da presa molto mobile, montaggio ipercinetico) che a costruire un personaggio complesso e sfaccettato. Era questa la principale qualità del film precedente (che nelle intenzioni di tutti doveva dare il via a una vera e propria «ripartenza» della serie) ed è questa che manca a Quantum of Solace. E così anche le citazioni «dotte» (a cominciare dalla ragazza morta, oggi ricoperta di petrolio come ieri d' oro) non fanno che aumentare il rimpianto.

Paolo Mereghetti

 
Il Mattino, 8 novembre 2008

Bond effetto adrenalina

A Hollywood succede che un regista come Marc Forster dopo aver diretto con piglio autoriale lo stravagante «Vero come la finzione», si adatti con la duttilità dell'artigiano alle regole del prodotto «mainstream». Anche se oggi fare la regia dell'ennesimo episodio di 007 non è cosa semplice, soprattutto perché si tratta di gestire la pesante eredità lasciata dallo James Bond di Sean Connery e raccolta con disinvolta modernità da Daniel Craig, che con la performance di «Casino Royale» ha convinto perfino i bondisti duri e puri. E proprio dalla fine del film precedente prende le mosse «Quantum of Solace», ventiduesima puntata della più lunga saga cineletteraria con il più famoso agente segreto del grande schermo (sull'argomento è da ieri nelle librerie il documentatissimo e ponderoso «Mito Bond» edito da Alacran). Si tratta dunque del primo sequel con Bond, che è anche il primo film non ispirato da un romanzo di Ian Fleming. E forse è proprio per questa insolita origine che nella trama si aprono falle e incongruenze, nonostante uno dei tre sceneggiatori sia Paul Haggis. Il nostro eroe, ancora addolorato per la morte dell'amata Vesper Lynd, della quale probabilmente ha subito il doppio gioco, vuole vendicarla e si mette sulle tracce della potente organizzazione criminale «Quantum», che la ricattava. A guidarla è il perfido e diabolico Dominic Greene, che orchestra un colpo di stato in un paese del Sudamerica usando come arma di ricatto il controllo assoluto su una risorsa naturale come l'acqua. Quella che è una missione molto personale porta, però, Bond a smascherare i piani dell'organizzazione, con l'aiuto di due bond girl, un'inesperta agente e la femme fatale Camille, anche lei assetata di vendetta, ma viene allontanato dai servizi segreti britannici e perseguitato dalla Cia. La nuova avventura bondiana si apre e si chiude all'insegna dell'action movie adrenalinico e spettacolare con un iniziale inseguimento d'auto mozzafiato lungo il lago di Garda e la costa toscana (a proposito, i cattivi sono a bordo di un'Alfa 159 che tanto è piaciuta a Craig da regalarne una alla fidanzata, accessoriata con frigobar per champagne e sedili con automassaggio). Non manca la finale resa dei conti con il villain tra fiamme ed esplosioni. Per il resto la vicenda si trascina in maniera un po' farraginosa tra le ossessioni di 007 e la denuncia politicamente corretta, con Daniel Craig che deve reggere il peso delle ferite d'amore, del rancore, del dubbio e dell'inganno.

Alberto Castellano

 
Il Giornale, 6 novembre 2008

Un videogame caotico fra spot turistici e critiche a Bush

Che uccida o che si tenti d'ucciderlo, lo sguardo di Daniel Craig nel ruolo di James Bond è lo stesso, freddo e vacuo. Poiché altrove Craig ha dimostrato di saper recitare, in 007 Quantum of Solace - ispirato al racconto Un quantum di sicurezza contenuto in Solo per i tuoi occhi (Garzanti) - si deduce che è la regia di Marc Forster a ridurre Bond a personaggio da videogioco. Lo snaturamento del Bond letterario culmina dunque nel centenario dello scrittore. Pare invece che in prevista sincronia con l'addio di Bush affiori una timida dissidenza britannica dagli Stati Uniti. Una trovata di Paul Haggis, dissidente da Bush e qui revisore della sceneggiatura di Purvis&Wade?
L'aristocratico Montherlant detestava chi non avesse più nulla del bambino che era stato. Ma anche il borghese Fleming patirebbe per un Bond ridotto a giustiziere per vendicare Vesper (uccisa in Casino Royale). E il resto? Il caos nella lotta per l'egemonia mondiale - Bond getta nel vuoto un agente inglese di cui non sa che è un collega - resta un dettaglio. Trionfa la frenesia pura, rotta solo dalle sgridate a Bond di «M», materna tribade di Judi Dench. Nel ruolo di una boliviana, vendicatrice di torti familiari c'è l'ucraìna (!) Olga Kurylenko, bella senz'anima; in quello di spia che risiede in una torre (!) a Talamone, c'è l'ansimante Giancarlo Giannini. Attorno, tanta pubblicità turistica: cave di Carrara, palio di Siena, Tosca di Puccini al Festival di Bregenz. Come cattivo, che mai deve essere anglosassone, c'è Mathieu Amalric, sempre beffardo, come per coprire lo stesso imbarazzo di Haggis, quando gli chiesi che ci facesse lui negli ultimi 007. Mi rispose: «Con tutti i soldi che mi danno...».

 
Il Tempo, 6 novembre 2008

James Bond n. 22. Da un racconto breve di Ian Fleming, riscritto in modo più diffuso da Paul Haggis, lo sceneggiatore di «Crash», e portato sullo schermo da Marc Forster, che si era fatto apprezzare di recente con «Il cacciatore di aquiloni». La trama, come si riesce a intuire attraverso i ritmi forsennati da cui è avvolta, si limita a dirci di James Bond - per la seconda volta dopo «Casino Royale» con la faccia legnosa di Daniel Craig - intento per un verso a vendicare la morte di una donna amata e da cui erroneamente si crede tradito (come, appunto, in «Casino Royale»), e, per un altro, a sventare un complotto che gli oppone il cattivo di turno, un francese questa volta, interpretato da Mathieu Amalric («Lo scafandro e la farfalla»), collegato a una bieca organizzazione pronta a fare affari loschi in Bolivia, complici dittature e colpi di stato.
Il film, però, non è tanto in queste vicende, dipanate solo alla svelta, quanto piuttosto negli effetti che, fin dalle prime pagine, se ne possono trarre, con l'armamentario solito dei film su 007, qui però spinto fino ai più fragorosi eccessi, con rischi gravissimi per controfigure e cascatori. Si comincia a Siena, durante il Palio, intercalando le corse dei cavalli con la prima folgorante impresa di un James Bond capace di tutto, anche a saltare da un tetto all'altro senza cadere nè farsi male e poi, via via, in un susseguirsi di altre nazioni, tra grattacieli e deserti, fracassando auto e aeroplani a ripetizione, facendosi solo qualche graffio, vincendo a pugni o con la pistola qualsiasi avversario e disposto, nei rari momenti di pausa, a tener testa ai tanti servizi segreti che gli si oppongono persino a quello di Sua Maestà cui dovrebbe obbedire e che invece, osa contrastare anche quando lo rimprovera la solita «M», interpretata per la sesta volta da Judy Dench. C'è anche il nostro Giancarlo Giannini, in un personaggio, però, che muore subito. Quanto a Craig, non può dirsi che sia simpatico.

Gian Luigi Rondi

© Sipario 2011