"Prospettive di un delitto"
Otto punti di vista per un omicidio
All'origine di Prospettive di un delitto ci sono due elementi, sulla carta, suggestivi. Il primo, non nuovo ma sempre efficace, è l'attentato alla vita del presidente americano. Che è a Salamanca per un summit mondiale sull'antiterrorismo quando, nella Plaza Mayor gremita di folla, esplodono colpi di fucile: il presidente si accascia. Entra qui la seconda idea: la sceneggiatura di Barry L. Lewy seleziona otto punti di vista sull'evento (un agente dei servizi segreti, un turista con telecamera, uno spagnolo implicato nell'attentato, una mamma con bambina ecc.) e - previo rewind della pellicola - ce lo ripropone altrettante volte, nell'ottica (parziale e frammentaria) di ciascun personaggio.
Vietato pensare a una variante di "Rashomon", il celebre film di Kurosawa che presentava i fatti in quattro versioni contraddittorie. Mentre Quaid, Whitaker e & C. si agitano intorno ai rispettivi episodi, i vari replay aggiungono informazioni a ciò che lo spettatore già sa: la somma compone per gradi il puzzle di ciò che è "veramente" accaduto. Intrigante? Fino a un certo punto: da intendersi alla lettera, perché un finale assurdo e ridicolo manda in pezzi la laboriosa costruzione.
Roberto Nepoti