Leoni contro umani in un dramma familiare
"Prey", super-mamma per salvare i figliastri
Il sottotitolo di Prey. La caccia è aperta va inteso dal punto di vista dei leoni. Sono i grossi felini, infatti, i cacciatori; mentre una "famigliastra" di umani dovrebbe costituire la preda. Si tratta di Amy, fresca sposa di un ingegnere, e dei due figli di primo letto di questi, la quattordicenne Jessica e David, dieci anni, Durante una gita in Sudafrica, incontrano le fiere; che, mangiato il ranger di scorta, intendono completare il banchetto. I superstiti si barricano nella jeep (stessa situazione di "Cujo", dal romanzo di King, con i leoni al posto del cagnone): ma per quanto li proteggerà da belve che sanno usare gli artigli come apriscatole? In montaggio alternato, papà li cerca.
L'orgoglio dichiarato del regista e sceneggiatore Darrell James Roodt è di avere gemellato il film d'azione col dramma famigliare, mettendo Jess in conflitto con la matrigna per gelosia. La pericolosa avventura avrà l'effetto di una riconciliazione; rivelando all'adolescente che la fragile Amy è una "wonder woman", più tosta di qualsiasi leone (e per fortuna, dato che tutti i maschi adulti finiscono sbranati).
Onde vivacizzare la situazione, la regia adotta un secondo punto-di-vista leonino: quello ottico, mostrandoci le immagini "viste" dal leone, sfocate e monocromatiche. Frattanto, compie frenetiche evoluzioni con la macchina da presa. Però ignora l'antica regola di Bazin contro chi bara al cinema: a un certo punto, umano e leone devono comparire nella medesima inquadratura.
Roberto Nepoti