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Pranzo di ferragosto
Pranzo di ferragostodi Gianni Di Gregorio
con Gianni Di Gregorio, Valeria de Franciscis, Marina Cacciotti, Maria Cali (2008)
 
L'Unità, 9 settembre 2008

Il tornado di over 80 che ha conquistato Venezia

«Chi ce l'ha con me ce l'ha cor vento... e perde tempo» canticchia Marina, 85 anni, scollatura profonda e la testa ricoperta di riccioli biondo platino. «Ma non sai, quando leggo la mano basta che dico: lei ha avuto una vita difficile e subito ti prendono sul serio... Però quella volta ho sbagliato, poveretta...» si confida Grazia, 90 anni, volto sottile ed elegante.

E l'altra, Valeria 93 compiuti da poco con mani cariche di ori, le fa: «Ma dai? Non me dì che quella poraccia è proprio morta!». È davvero un altro film vederle tutte lì insieme che chiacchierano, canticchiano e fanno casino. Altro che arzille vecchiette: sono una forza della natura queste signore novantenni che ieri, da vere dive, hanno monopolizzato l'attenzione del Lido.

Sono loro, infatti, le quattro protagoniste di Pranzo di Ferragosto, l'esilarante commedia di Gianni Di Gregorio, passata alla Settimana della critica, e in sala già oggi (non perdetela!) per Fandango.

Prodotto da Matteo Garrone (con 500mila euro), per il quale Di Gregorio ha sceneggiato da Estate romana a Gomorra, il film racconta il particolare Ferragosto di Gianni, interpretato dallo stesso regista. Indebitato, alcolista e solo in casa con una mamma dal carattere forte, l'uomo, sulla sessantina, viene inchiodato dal suo amministratore: «Visto che a Ferragosto resti qui con tua madre, perché non tieni anche la mia... potrei chiudere un occhio sui pagamenti arretrati che mi devi».

E, in breve, nella sua casa trasteverina finiscono la madre dell'amministratore, la zia e pure la mamma dell'amico medico che, fatalità, deve fare il turno in ospedale e non sa a «chi lasciarla». Il piccolo appartamento si trasforma così nel ricovero estivo di queste vitalissime signore, tra pranzetti prelibati in barba alle diete, prove di cappellini, litigi per chi guarda la tv e fughe notturne.

E persino di avances nei confronti del povero Gianni che, dopo 24 ore di richieste e battibecchi, tenta di addormentarle con la camomilla («Ma bevitela te» è la risposta), di assecondarle, per cedere poi stremato al loro desiderio: rimanere ancora un po' a casa sua, previo pagamento per il «disturbo». Perché, lì, hanno ritrovato tutto quello che la società nega agli anziani: «libertà, dignità e tolleranza - spiega Di Gregorio -. Nulla, infatti, ha valore se non la qualità dei sentimenti».

Selezionate tra i centri anziani della Capitale e le amicizie di famiglia, le quattro signore (Valeria De Franciscis, Marina Cacciotti, Maria Calì, Grazia Cesarini Sforza) sono state il vero motore di tutto il film.

Nonostante una sceneggiatura (del regista) e un supervisore (Massimo Gaudioso) le riprese sono andate quasi a «braccio». «Da subito - racconta Di Gregorio - abbiamo capito che le nostre interpreti più che stimolate, andavano limitate... Sul set inventavano continuamente.

E mentre i giovani della troupe accusavano doloretti, loro andavano come treni». E a vederle non si fa fatica a crederlo. All'incontro con la stampa si tolgono la parola a vicenda, si sovrappongono.

Maria, l'unica siciliana del gruppo, ci tiene a raccontare delle sue «lasagne, le più buone del mondo, dicono i miei figli» (sono sue quelle che mangiano nel film). Valeria, la mamma di Gianni nella finzione, ricorda quando incontrò Rita Hayworth: in Francia «Incredibile - racconta - rimproverava il marito per i soldi che buttava al casinò».

E Grazia, vera zia del regista: «Si continua a dire terza età, ma siamo arrivati alla quarta... con tutte le iniezioni che ci fanno ci fanno vivere in eterno». E Marina, la più intraprendente: «Ora che abbiamo fatto le attrici potremmo fare anche un calendario. La nostra carriera è appena iniziata».

Gabriella Gallozzi

 
Corriere della Sera, 12 settembre 2008

Vecchiette bizzose nell'Italia media

L'opera prima di Gianni di Gregorio inizia a Ferragosto come Il sorpasso di Risi, nasce da un riferimento autobiografico del regista cosceneggiatore di Gomorra. Trattasi di uno scherzo non innocuo su un figlio unico di madre vedova, un ragazzone di 60 anni che si trova a dover accudire quattro vecchiette ovviamente capricciose e bizzose. Sotto l'egida della malinconia e di una rara intelligenza di racconto, il film tratta con gran spirito un tema importante e delicato come la terza età, visto nella geografia sentimentale folk dell'Italia media che si è subito immedesimata. Di Gregorio è anche il protagonista e non lo si dimentica facilmente mentre si dibatte tra varie esigenze, gastronomiche ed affettive, cuore e colesterolo con sorpresa. Il film, partito in sordina per Venezia, è stata la rivelazione: via a un talento per la commedia che è divertente, cinico e cattivo.

VOTO: 8

Maurizio Porro

© Sipario 2011