Il tornado di over 80 che ha conquistato Venezia
«Chi ce l'ha con me ce l'ha cor vento... e perde tempo» canticchia
Marina, 85 anni, scollatura profonda e la testa ricoperta di
riccioli biondo platino. «Ma non sai, quando leggo la
mano basta che dico: lei ha avuto una vita difficile e subito
ti prendono sul serio... Però quella volta ho sbagliato,
poveretta...» si confida Grazia, 90 anni, volto sottile
ed elegante.
E l'altra, Valeria 93 compiuti da poco con mani cariche di
ori, le fa: «Ma dai? Non me dì che quella poraccia è proprio
morta!». È davvero un altro film vederle tutte
lì insieme che chiacchierano, canticchiano e fanno casino.
Altro che arzille vecchiette: sono una forza della natura queste
signore novantenni che ieri, da vere dive, hanno monopolizzato
l'attenzione del Lido.
Sono loro, infatti, le quattro protagoniste di Pranzo di Ferragosto,
l'esilarante commedia di Gianni Di Gregorio, passata alla Settimana
della critica, e in sala già oggi (non perdetela!) per
Fandango.
Prodotto da Matteo Garrone (con 500mila euro), per il quale
Di Gregorio ha sceneggiato da Estate romana a Gomorra, il film
racconta il particolare Ferragosto di Gianni, interpretato
dallo stesso regista. Indebitato, alcolista e solo in casa
con una mamma dal carattere forte, l'uomo, sulla sessantina,
viene inchiodato dal suo amministratore: «Visto che a
Ferragosto resti qui con tua madre, perché non tieni
anche la mia... potrei chiudere un occhio sui pagamenti arretrati
che mi devi».
E, in breve, nella sua casa trasteverina finiscono la madre
dell'amministratore, la zia e pure la mamma dell'amico medico
che, fatalità, deve fare il turno in ospedale e non
sa a «chi lasciarla». Il piccolo appartamento si
trasforma così nel ricovero estivo di queste vitalissime
signore, tra pranzetti prelibati in barba alle diete, prove
di cappellini, litigi per chi guarda la tv e fughe notturne.
E persino di avances nei confronti del povero Gianni che,
dopo 24 ore di richieste e battibecchi, tenta di addormentarle
con la camomilla («Ma bevitela te» è la
risposta), di assecondarle, per cedere poi stremato al loro
desiderio: rimanere ancora un po' a casa sua, previo pagamento
per il «disturbo». Perché, lì, hanno
ritrovato tutto quello che la società nega agli anziani: «libertà,
dignità e tolleranza - spiega Di Gregorio -. Nulla,
infatti, ha valore se non la qualità dei sentimenti».
Selezionate tra i centri anziani della Capitale e le amicizie
di famiglia, le quattro signore (Valeria De Franciscis, Marina
Cacciotti, Maria Calì, Grazia Cesarini Sforza) sono
state il vero motore di tutto il film.
Nonostante una sceneggiatura (del regista) e un supervisore
(Massimo Gaudioso) le riprese sono andate quasi a «braccio». «Da
subito - racconta Di Gregorio - abbiamo capito che le nostre
interpreti più che stimolate, andavano limitate... Sul
set inventavano continuamente.
E mentre i giovani della troupe accusavano doloretti, loro
andavano come treni». E a vederle non si fa fatica a
crederlo. All'incontro con la stampa si tolgono la parola a
vicenda, si sovrappongono.
Maria, l'unica siciliana del gruppo, ci tiene a raccontare
delle sue «lasagne, le più buone del mondo, dicono
i miei figli» (sono sue quelle che mangiano nel film).
Valeria, la mamma di Gianni nella finzione, ricorda quando
incontrò Rita Hayworth: in Francia «Incredibile
- racconta - rimproverava il marito per i soldi che buttava
al casinò».
E Grazia, vera zia del regista: «Si continua a dire
terza età, ma siamo arrivati alla quarta... con tutte
le iniezioni che ci fanno ci fanno vivere in eterno».
E Marina, la più intraprendente: «Ora che abbiamo
fatto le attrici potremmo fare anche un calendario. La nostra
carriera è appena iniziata».
Gabriella Gallozzi