Più la tiri su, più ti butta giù. Al cinema
Personaggi che parlano direttamente alla macchina da presa, un giovane aspirante regista (Primo Reggiani) che con la scusa di indagare e raccogliere materiale per un film sul mondo della coca si trova a giocare col fuoco, giovani e meno giovani che decantano estasiati gli effetti dello sballo, un altro apprendista stregone, stavolta un attore (Michele Alhaique), che si affianca al regista, per di più spacciando segretamente in prima persona. E poi pusher, consumatori, risse, sparatorie, il mondo delle feste e della droga facile che si insinua in ogni quartiere e ambiente sociale di Roma, l’inevitabile ma generico richiamo a “politici e gente dello spettacolo”, le incursioni criminose di due veri duri (Gianmarco Tognazzi e Francesco Venditti, mai così poco convincenti), una sottotrama di “cattive ragazze” e di famiglie scoppiate abbastanza sommaria, etc. In Polvere c’è tutto quello che ci si potrebbe aspettare in un film sul boom della cocaina tranne una cosa: un punto di vista. E uno sguardo che renda credibili, incisivi, dolorosi, personaggi, sentimenti e conflitti, senza per forza rifare tutto ciò che è già stato fatto meglio negli ultimi dieci anni di cinema soprattutto americano. Imitare serve. Ma non può bastare.
Fabio Ferzetti