Un grande Pollini Pappano non eccelle
Il ciclo «Pollini Prospettive», nove concerti, cinque programmi al Parco della Musica con fior di musicisti da Pappano a Eötvös, da Richard al Quartetto Hagen, è un serbatoio di proposte e idee che arricchisce ulteriormente il già ricco programma della stagione di Santa Cecilia. Ma non è un ciclo di musica contemporanea, seppur così si tenda a definirlo. Oltre a musiche di repertorio (Chopin e Brahms), prevede infatti il Novecento storico di Debussy e Schönberg e quello ormai in via di storicizzazione di Nono, Boulez, Stockhausen e Maderna. È dunque una riconsiderazione della cosiddetta «Generazione di Darmstadt», che vale qual elemento di novità più di ogni vetrina di giovani autori. A furia di dire che quel tempo è finito e lontano e che le generazioni successive sono mosse da tutt' altra ratio, certi capolavori di quegli anni 50-60-70 infatti non si eseguono e non si ascoltano più. Tra questi ultimi è per esempio un pezzo come «Aura» di Bruno Maderna, dell' ultimo Maderna, una pagina che non sai se più ricca di fantasia o d' erudizione orchestrale. Preceduta dalla felice trascrizione dello stesso Maderna di una ' Canzone a tre corì di Gabrieli, la magia di «Aura» ha aperto il primo dei programmi delle «Prospettive» (replica oggi e domani). A dire il vero l' eccellente Pappano non ne ha dato esecuzione memorabile. Forse ha preso troppo alla lettera la suggestione del titolo e il pezzo è risultato un pò lieve, con meno peso, sostanza e «attributi» del dovuto. Comunque un bell' ascoltare. Così come l' esecuzione del ' Concerto per pianoforte n.1' di Brahms, con Pollini solista. Lungo esordio orchestrale, con Pappano musicalissimo, qualche incertezza all' avvio del dialogo «solo/tutti», ma superato l' abbrivo, largo a tecnica, intesa, poesia, carattere. Da tempo non si ascoltava Pollini suonare così bene: sempre acciaio, il suo suono, ma morbido allo stesso tempo. E la conferma è venuta da una rapinosa, magica, accesa, sulfurea ma esattissima ' Ballata n.1' di Chopin che il pianista milanese ha offerto come bis, nel tripudio di un pubblico quasi da tutto esaurito.
Enrico Girardi