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Pirati dei Caraibi - ai confini del mondo
di Gore Verbinski, con Johnny Depp, Orlando Bloom, Keira Knightley, Geoffrey Rush, Stati Uniti 2007.
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La Stampa, 25 maggio 2007
Depp il pirata
l'importante è esagerare
Tanti effetti pirotecnici per Jack Sparrow che torna dall'aldilà
Sui Pirati dei Caraibi - Ai confini del mondo, il critico di Variety
Brian Lowry ne ha avuta una buona. Nel film a un certo punto uno della
ciurma, preoccupato delle ondivaghe strategie del suo capitano Jack Sparrow
(il mitico Johnny Depp), chiede a un collega: «Ma tu pensi che
ha un piano oppure che segue l'estro del momento?». Non è il
caso di chiedersi, scrive Lowry, se il regista Gore Verbinski e i suoi
sceneggiatori non stiano parlando di loro stessi. Ovvero, avendo girato
questo terzo episodio insieme al secondo (La maledizione del forziere
fantasma) in dieci mesi di lavoro matto e disperatissimo, Verbinski non
avrà navigato a vista accumulando scene su scene senza badare
al nesso logico? Tanto, insinua il critico, per catturare l'attenzione
delle platee di giovanissimi che hanno decretato il multimiliardario
successo della serie, l'importante è l'avventura rocambolesca
realizzata senza badare a spese.
E qui, lavorando al solito sulla falsariga di una trama senza capo né coda,
ne accadono davvero di tutti i colori. Intanto per andare a rintracciare
Sparrow nell'aldilà, William (Orlando Bloom) e Elizabeth (Keira
Knightley) sono costretti ad accoppiarsi al bieco Capitan Barbossa (Geoffrey
Rush). E quando infine Jack viene ritrovato viaggiando in un suggestivo
scenario di immensi ghiacciai, si tratta di riunire l'intera confraternita
dei pirati per riuscire a sconfiggere il capitano dal volto di piovra
Davy Jones, al comando del vascello fantasma «L'Olandese Volante».
Ma la sua morte richiederà un sacrificio e il finale, in cui brevemente
appare in veste di padre di Sparrow anche il chitarrista Keith Richards
che ha ispirato a Depp il suo ineffabile personaggio, resta comunque
aperto: chi può credere che William e Elizabeth siano destinati
a restare divisi? O che Jack non riesca ad avere la sua rivincita su
Barbossa? Dopo due ore e 45 minuti di arrembaggi pirotecnici, mari tempestosi,
tradimenti, effetti speciali e trovate piene di fantasia visiva, siamo
certi che lo spettatore è pronto per un possibile, anzi probabile
numero quattro.
Alessandra Levantesi
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La Repubblica, 1 giugno 2007
Ecco la terza, rutilante puntata della saga con Johnny Depp
"Pirati dei Caraibi 3", un film stile attrazione da lunapark
Ai confini del mondo capita d'incontrare una folla di gente e una quantità di
navi. Tra le seconde la "Perla nera" e l'"Olandese volante",
che traghetta nell'Aldilà gli annegati. Quanto agli individui,
l'elenco si fa lungo: Jack Sparrow, Will Turner, Elizabeth, capitan Barbossa,
il pirata Jones con la faccia a tentacoli, la dea Calypso, il perfido
Lord Beckett della Compagnia delle Indie, più una ciurma cinese
e Keith Richards nei panni di un bucaniere.
Inutile cercare coerenza narrativa nella sceneggiatura di Ted Elliott
e Terry Rossio, già autori di "Shrek" e "Aladdin".
La saga di loro invenzione, il cui terzo capitolo è uscito in
contemporanea mondiale, funziona un po' come l'attrazione omonima dei
parchi Disneyland: per accumulo e iterazione, tra film e cartoon, fumetto
e videogioco, fiaba e immaginario salgariano, oltreché serbatoio
di citazioni assortite. Chi lo ha capito benissimo è Johnny Depp,
artefice principale del successo della trilogia: ormai una maschera da
Commedia dell'Arte con cui i bambini si travestono a Carnevale, mettendo
nel ripostiglio il costume da Zorro per un nuovo tipo di eroe, con molte
macchie e anche un po' di paura.
La terza puntata (che è poi la metà mancante della seconda)
non si preoccupa più d'installare i personaggi, ma riprende al
punto in cui li aveva lasciati l'anno scorso, incasinando ulteriormente
la già ingarbugliata trama. Tanto, non c'è niente da capire.
Basta lasciarsi andare: come al lunapark.
Roberto Nepoti
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Il Tempo, 23 maggio 2007
Coloro che vedranno questo film possono essere divisi in tre categorie: quelli che sanno tutto sui «Pirati dei Caraibi», quelli che ne hanno una decorosa infarinatura e chi ignora del tutto l’argomento. Quest’ultima categoria, assistendo a «Pirati dei Caraibi - Ai confini del mondo», sarà scaraventata, senza preavviso alcuno, in un universo di magia, mostri, pistolettate, rancori e vendette. Non cercate di capire: godetevi le grandi scene d’azione e basta. Alle altre due categorie andrà decisamente meglio, specialmente se si tratta di bambini ed adolescenti, che, oltre della bella avventura, potranno godere di battute e riferimenti alle pellicole precedenti. Realizzando un sequel è buona norma preoccuparsi di chi potrebbe non conoscere i fatti dei film precedenti, ma, forse, calcolato che questa saga è una delle più viste della storia del cinema, il regista Gore Verbinski ha fatto come volevano gli innumerevoli fan dei «Pirati». Tutti comunque sappiano che il film è decisamente lungo: due ore e quaranta. Ci sono tutti gli elementi classici della serie. In dose gigante. La forza del film sta nelle scene grandiose, veramente belle quelle della battaglia tra galeoni in un enorme gorgo, negli originali e curatissimi effetti speciali e nel carisma del protagonista Johnny Depp che ha sempre messo davanti a tutto la qualità dell’interpretazione. E si vede. Gli altri fanno il loro dovere, con bravura e simpatia.
Antonio Angeli
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