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Persepolis
Persepolisdi Marjane Satrapi e Vincent Paronnaud
con: le voci di Paola Cortellesi, Sergio Castellitto e Licia Maglietta
 
Il Tempo, 23 febbraio 2008

Un'autobiografia a fumetti diventata un film di animazione in bianco e nero. Dobbiamo questo caso unico a una giovane artista iraniana, Marjane Satrapi, che aveva quattro anni ai tempi dello Scià e che, cresciuta, ha visto e patito con i suoi la rivoluzione islamica, la guerra con l'Iraq, il fondamentalismo di oggi, dal quale però si era separata provvisoriamente una volta emigrando a Vienna e adesso, definitivamente, stabilendosi a Parigi, con il dolore di sapere che ormai, così restando le cose, non potrà più rivedere i genitori.
Comincio con l'autobiografia. Sono quattro volumi, pubblicati anche in Italia, con i quali Marjane Satrapi ha rievocato tutte le sue vicende servendosi di fumetti disegnati con segni semplici e considerandoli sempre, ora con dolore ora con segreta ironia, con l'occhio prima di una bambina ignara, poi di una adolescente turbata da eventi pubblici e privati, quindi una donna capace di prendere decisioni anche sofferte, come l'esilio e l'integrazione all'inizio difficile, in ambienti etnici e linguistici a lei estranei. Da quei volumi, da vedersi e da leggersi anche da chi non ama i fumetti, il film di oggi, scaturito dall'amicizia di Marjane Satrapi per un noto francese di fumetti, Vincent Paronnaud. La scelta del disegno animato era quasi obbligata, perché rimanesse intatta la grazia, del progetto originario, con il suo realismo tranquillo e la vitalità delle sue immagini ora riflesso della vita, ora rappresentazione dei sentimenyi, dei pensieri e degli affetti della protagonista.
Si passa dallo stupore con cui la bambina con cui la bambina si guarda attorno, prima a scuola poi in una famiglia liberale che conosce presto dure persecuzioni, per approdare via via a climi più meditati e coscienti in cui la storia dell'Iran, con le sue tristi conseguenze in chi vi abita, viene riproposta con accenti non di rado anche forti, perfino, in alcuni passaggi, sfiorando la caricatura: ma senza ridere. Immagini splendide. Un bianco e nero che sembra sempre il riflesso di quei veli con cui le donne e le ragazze debbono coprirsi dalla testa ai piedi, una grafica che, mettendo rigorosamente al bando la terza dimensione, privilegia le figure, anche quando si propongono in gruppo, molto spesso solo di profilo: all'insegna di ombre, di linee, di giochi di luce in movimento. Con ritmi che sanno concedersi soste nei momenti in cui l'azione si chiude in interni, nel calore delle famiglie, e che invece diventano agili, affannosi, dinamici quando debbono raccontarci le guerre, le repressioni, le gesta corali dei barbutissimi rappresentanti del potere dei Mullah. Un gioiello, un film che avvince, che conquista e che commuove. Forse anche per bambini, ma gli adulti vi accorrano.

Gian Luigi Rondi

 
Il Manifesto, 22 febbraio 2008
Persepolis, la rivoluzione in Iran si chiama Marjane

Esce oggi a Roma, e da venerdì prossimo nel resto d'Italia, Persepolis, della giovane scrittrice e disegnatrice di successo Marjane Satrapi, iraniana della diaspora, che conquistò Cannes 60 nel maggio scorso con il suo esordio nel cinema d'animazione, ora in lizza per l'Oscar.
I suoi fotogrammi animati costruiscono un film speciale, formato arabesque polisenso, che intreccia autobiografia e documento politico. Lei fa cantare le sue famose tavole (raccolte in 4 album) insegnando con humor la storia dell'Iran e esprimendo il ripudio di ogni integralismo, a cominciare da quello islamico che la costrinse a fuggire e a rifugiarsi in Francia.
L'invito di Cannes a Persepolis suscitatò l'ira del ministero della cultura iraniano, con tanto di lettera di protesta (respinta) all'ambasciata francese a Tehran. Registrato come un normale film di «denuncia» contro i «guardiani della rivoluzione», velo, sessismo, repressione culturale, Persepolis è invece una bomba d'immaginario libero contro ogni fondamentalismo. Leggero e duro, traccia le sue linee d'inchiostro seguendo la vita di una bambina, Marjane, che cresce in una famiglia comunista - nonno e zio uccisi in carcere dallo Scià il primo, dagli ayatollah il secondo - con la speranza di un nuovo Iran senza più sangue e dogma.
Ma la guerra con l'Iraq macina bombe e morti che cadono come birilli, le figurine stilizzate di Satrapi, regista e disegnatrice insieme a Vincent Paronnaud, autore underground di corti di animazione, che ha guidato l'artista iraniana in questa sua prima regia.
Nel mirino di Marjane, non solo i barbuti martiri dell'Islam che vanno a caccia di ragazzi e ragazze - arrestati se solo si danno la mano o ascoltano clandestinamente i Bee Gees - ma anche l'altro integralismo, quello della croce, che accoglie minacciosa la bambina ribelle spedita dai genitori a Vienna. Marjane, infatti, affronta la maestra velata, che insegna gli orrori dello Scià e dimentica quelli islamici, ed è continuamente ripresa per il suo modo «sportivo» di portare il velo, le scarpe da ginnastica e l' ironia. A Vienna l'aspettano le suore arcigne e un clima di intimidazione e di razzismo. Fugge ancora, e si unisce a una comunità di punk, ma anche l'anarchia le sembra al di sotto di un dio che le appare in sogno con la barba di Marx. Una serie di delusioni amorose - il primo «principe azzurro» è gay, il secondo è infedele, il terzo (il marito iraniano) un disimpegnato divoratore di film occidentali (bellissime le parodie di alcuni celebri titoli, tra cui Terminator). La ragazzina è sempre più irrequieta, stretta tra imperativi, divieti e maschilismo, confortata da padre e madre (voce di Catherine Deneuve, la sua è di Chiara Mastroianni nella versione francese) ma soprattutto da una nonna «guerrigliera» della morale che la spinge all'eversione, la rimprovera quando Marjanne si fa delatrice per difendersi dagli integralisti e le insegna le vere bellezze della tradizione: infilarsi gelsomini nella biancheria intima. L'ormai adolescente sceglie l'esodo, si sottrae alla depressione e parte per sempre. Solo poche immagini a colori (Parigi), il resto di Persepolis è un bianco e nero folgorante, tutte le sfumature di un carboncino rabbioso che graffia lo schermo e si affida a piccole sfumature espressive dei volti (un segno per la bocca, due cerchi per gli occhi).
Bianco e nero perché, spiega l'autrice, è un film del dopo-guerra (reale e metaforico) e si ispira al neorealismo italiano, con i suoi esterni e i paesaggi «veri», e all'espressionismo tedesco con le sue sciabolate di luci e di ombre per dire l'incubo e la speranza oltre il conflitto. Realismo stilizzato, insomma, per i 600 personaggi che affollano il mondo di Marjane Satrapi, conosciuta e amata, di nascosto, in patria.
Lo storyboard, secondo la lezione di Disney, è stato interpretato dall'artista 38enne che ha recitato una per una le parti dei protagonisti. Un'opera d'animazione all'altezza della più avanzata ricerca formale, realizzata solo con disegni a mano (80.000), niente digitale. Costato 6 milioni di euro, Persepolis è destinato a restare nella storia del cartoon, omaggio a tutte le «piccole donne» resistenti.

Mariuccia Ciotta

 
L'Unità, 21 febbraio 2008
Ribelle con una causa

Quando le strisce in un bianco e nero essenziale e dai tratti puliti di Persepolis hanno iniziato a fare il giro del mondo alla fine degli anni novanta, i lettori occidentali hanno scoperto un aspetto degli iraniani che magari pigramente ignoravano: la capacità di prendersi in giro, di sorridere della loro condizione, di indignarsi per un regime che umiliava l'intelligenza di molti.

L'effetto poi riusciva particolarmente comico perché quelle situazioni paradossali, ridicole, persino drammatiche venivano filtrate attraverso l'ironia, la sagacia, l'impavida intelligenza della bambina e poi adolescente Marjane (si legge Margian), l'alter ego di Marjane Satrapi, disegnatrice arguta, di talento visivo e di enorme sostanza. Che però, a differenza dei suoi connazionali, si era conquistata la libertà di farlo pubblicamente perché dal '94 aveva scelto, con grande dolore, di lasciare definitivamente il suo paese per vivere in Francia.

Il successo della storia di questa ragazza divisa dalla famiglia e sradicata dalla sua terra (pubblicati dal 2000 in 4 romanzi a fumetti) si è portato dietro anche proposte curiose, come quella di una trasposizione in film con Brad Pitt padre e Jennifer Lopez madre. Marjane ha resistito, per fortuna.

L'avvincente film d'animazione che ha costruito con Vincent Parannoud (Premio della Giuria all'ultimo Festival di Cannes) conserva intero il fascino del fumetto.
Cresciuta in una famiglia della borghesia di Teheran, da sempre allergica alle convenzioni – tanto meno a quelle imposte per legge – Marjane è stata una bambina che ha vissuto la caduta dello Scià nel '79 e la nascita della repubblica islamica.

Mentre contrattava con Dio il grado di "ultimo profeta della Galassia", ha sentito gli adulti patire l'affossamento di tante speranze di cambiamento.

E mentre le ribolliva dentro una insopprimibile punk-attitude (e comprava di contrabbando i dischi degli Iron Maiden, in una scena formidabile), tutto intorno l'ambiente si sclerotizzava. Le donne schiacciate dall'arroganza di leggi maschiliste, gli oppositori politici come lo zio – la figura di eroe romantico che la segnerà per sempre – lasciati marcire in prigione o eliminati.

Scoppiata la guerra con l'Iraq di Saddam Hussein, i genitori decidono quindi di spedire quella 14enne sempre più ingestibile a studiare a Vienna. Marjanne parte, col suo bagaglio di storie – come quella del nonno "principe comunista" (!) – e con i consigli dell'amata nonna, che senza giri di parole le aveva insegnato a tenere la schiena sempre dritta e a farsi rispettare.

Furono anni di solitudine, nostalgia, amore e libertà e nonostante l'intreccio di rapporti ed esperienze, restava l'idea mai pacificata di fare qualcosa per il proprio paese.

Ma i percorsi non si esauriranno qui…

Pasquale Colizzi

 
La Repubblica, 22 febbraio 2008
"Persepolis", l'Iran visto al femminile

Fra tante traduzioni di fumetti in animazione questa di Persepolis si distingue per il suo valore di denuncia, strettamente abbinato a un'alta qualità di disegno. L'iraniana Marjane Satrapi ha raccontato la sua personale vicenda. Che inizia quando è bambina, alla fine degli anni 70, in una famiglia abbiente e colta, di sentimenti e lunga pratica di opposizione al regime dello scià. Ormai agli sgoccioli.

Di lì a poco la rivoluzione di Khomeini (mai nominato) è inizialmente accolta come una ventata liberatoria e modernizzatrice anche dai ceti intellettuali, laici, di sinistra come quello cui appartiene Marjane. Ma i segnali restrittivi, di intolleranza e di regresso fanno presto a manifestarsi: le galere si riempiono di perseguitati più di prima. La famiglia decide dunque di spedire Marjane, adolescente, a studiare a Vienna. Sarà un'esperienza dura e dopo qualche anno la ragazza chiederà di tornare a casa. Ma sarà anche questa una parentesi dopo la quale, ventiquattrenne, Marjane lascerà nuovamente il paese per Parigi.

Una buona dose di ironia accompagna questo sguardo femminile su anni chiave della recente storia iraniana, quelli della guerra con l'Iraq che fece un milione di vittime.

Paolo D'Agostini

 
Il Messaggero, 22 febbraio 2008
Crescere in Iran,
che magnifico cartoon

Vent'anni di storia visti con gli occhi di una piccola iraniana che cresce, cambia, capisce, scopre la storia della propria famiglia e del proprio paese mentre il popolo insorge contro lo Scià, vede una rivoluzione e poi una guerra, soffre, emigra, ritorna nell'Iran degli ayatollah ormai adolescente, quindi scappa di nuovo, stavolta in Francia dove diventa una grande disegnatrice. E racconta tutto quel che ha vissuto in uno straordinario cartoon.
Semplice e sofisticato (così sofisticato che sembra semplice), lineare e tumultuoso, pieno di fatti, di personaggi, di emozioni, di idee. Anche, anzi proprio perché non è un laborioso e iperrealistico film in 3 D, ma un cartoon tradizionale e in bianco e nero, dunque è duttile e potente, astratto e insieme preciso. L'ideale per questa cavalcata "in soggettiva" che partendo dal punto di vista di una bambina va al cuore delle cose alla loro verità profonda senza mai rinunciare alla complessità del mondo.
Tratto dall'autobiografia a fumetti in due volumi di Marjane Satrapi (pubblicata da Sperling & Kupfer), ma realizzato a quattro mani con Vincent Paronnaud, Persepolis comunica il sentimento, raro, di una riuscita totale. E finisce per essere molte cose insieme: un'educazione sentimentale, un viaggio nella memoria collettiva, il trionfo di un'immaginazione così docile e sbrigliata che alla fine la vita della piccola Marjane diventa un pochino nostra.
Anche se questa ragazzina di famiglia colta e benestante, due genitori che le dicono tutto, una nonna che adora e le dà consigli preziosi, va matta per Bruce Lee, i Bee Gees e più tardi per gli Iron Maiden, che compra al mercato nero già sotto il chador. Ma cresce sentendo gli amici di famiglia raccontare le torture subite («sono degli scienziati, hanno imparato dalla Cia»), si vede arrestare e uccidere lo zio preferito.
E prima di fuggire a Vienna per evitare i rigori della "rivoluzione" islamica, vive in un mondo dove le strade sono in mano a ragazzini col mitra, nelle case si fa il vino di nascosto, due centimetri di pelle sfuggiti al chador possono costare l'arresto, la Venere di Botticelli sui libri di scuola è tutta vestita, per non parlare del missile che abbatte la casa dei vicini.
Accanto a queste esperienze solo sue però Marjane ne fa altre, che appartengono a tutti: cresce, vede il suo corpo trasformarsi, litiga, si innamora, scopre a Vienna quanto può essere affascinante ma anche arido e ottuso l'Occidente (e vigliacchi i ragazzi...).
Insomma si costruisce una identità complessa che il film riflette con l'immediatezza di uno stile dai tratti netti che usa tutti i mezzi del bianco e nero, sfondi, ombre, silhouettes, contrasto di materie e superfici, per dare vita a una girandola di emozioni diversissime. Con un'intelligenza, una leggerezza e soprattutto una capacità di fondere, anche visivamente, le due culture da cui proviene, davvero invidiabili.

Fabio Ferzetti

© Sipario 2011