|
|
| |
| |
| ricerca per titolo |
| A | B | C | D | E | F | G | H | I | J | K | L | M | N | O | P | Q | R | S | T | U | V | W | X | Y | Z | 0-9 |
| |
|
| * Per leggere
la trama clicca sulla Locandina |
Perfect stranger
regia:
James Foley
con Bruce Willis, Halle Berry, Giovanni Ribisi, Gary Dourdan, Nicki Aycox
|
| |
L'Unità, 13 aprile 2007
Halle Berry perfetta «Perfect stranger» non lo è affatto
Di
Perfect Stranger verrebbe da dire che è ben lontano dall'essere «perfetto»,
mentre vi tende con una buona approssimazione la sua attrice protagonista:
Halle Berry. Si può evitare di parlare della bontà di un
film per concentrarsi unicamente sulle doti della sua prima donna? Forse
no, ma in questo caso sì. Perché Perfect Stanger, per la
regia anonima di un mestierante di successo, ovvero il signor James Foley, è un
thriller volutamente incasinato. È tutto giocato sulla teoria
delle scatole cinesi, riprendendo un classico modello da sceneggiatura
di genere, che permette di cambiar sempre le carte in tavola, che promette
di tener alta sempre la tensione, ma che lascia, all'ennesimo capovolgimento
di fronte, un senso di vuoto, e forse anche la testa vuota.
Halle Berry è una giornalista investigativa, bella, seducente,
agguerrita, non molla mai la preda fino a quando non le ha fatto sputare
la verità, o la «legenda», purché sia da pubblicare.
Riesce in un pedinamento iniziale a incastrare un politico, pezzo grosso
e garanzia di scoop… Ma il giornale le insegna una prima verità:
gli scoop si decidono a tavolino, anche quelli che non si possono fare.
Cassato il pezzo la «perfect» Halle si trova d'improvviso
impelagata nell'omicidio di una sua amica d'infanzia. Qui non c'è opportunità che
regga: davanti all'amicizia c'è solo la verità. Inizia
il thriller con la sua foga di confondere tutto e non dire niente. Si
arriva alla fine stremati, sicuri di essere stati presi in giro. Ma rimane,
a breve consolazione, la prestazione di una buona attrice, la prima afroamericana
a vincere un Oscar (con Monster's Ball), che è riuscita a tenere
il passo senza rimanere travolta dall'etichetta presto affibiatale. La
sua filmografia, infatti, è varia, certo, alterna ma, sembra,
dettata da una curiosità vera di ruoli originali.
In questo thriller a tavolino, non spicca, invece, la prestazione di
un altro «guru» della Hollywood main stream: il signor Bruce
Willis, qui erotomane e uomo di potere, è gigione come non mai.
Dario Zonta
|
| |
La Stampa, 13 aprile 2007
Halle disposta a tutto chatta con il killer
Da "Perfect Stranger" ama presentarsi, spesso sotto falso
nome, la giornalista Rowena (Halle Berry) in perpetua caccia di scoop.
A volte le capita di lavorare a vuoto perché gli altarini che
scopre, riguardanti gente in vista, risultano tenacemente protetti dal
sistema. Sembra invece facile indagare su Harrison Hill (Bruce Willis),
potente capo di una grande agenzia pubblicitaria, sospettabile addirittura
di omicidio. La vittima è Grace, una ex amante e ricattatrice
del boss, già compagna d'infanzia di Rowena. In un contesto newyorkese
dai loschi retroscena che ricordano certi fatti della cronaca nostrana,
la giornalista va a lavorare per Hill e intreccia con lui una doppia
schermaglia erotica, di persona come Katherine e tramite internet con
il nome di Veronica, cercando le prove per incriminarlo.
Secondo le tradizionali regole i sospetti si spostano da un personaggio
all'altro e nell'intrigo assume un ruolo anche Miles (Giovanni Ribisi),
uno spericolato hacker innamorato timido della reporter. Man mano che
il film procede la plausibilità della faccenda diminuisce a vista
d'occhio fino alle estreme conseguenze di un finale che in nome della
sorpresa sacrifica il senso comune. James Foley, regista altre volte
abile, non riesce a tenere in mano una faccenda che gli scappa da tutte
le parti; e gli interpreti vivono di rendita su un prestigio divistico
che un altro paio di film come questo finiranno per logorare.
Alessandra
Levantesi
|
| |
La Repubblica, 6 aprile 2007
Il film di Foley ruota attorno a un incoffessabile segreto. Svelato
solo nel finale
"Perfect stranger", Halle Berry in un thriller
con colpo di scena
Perfect stranger è uno di quei film che non si possono
raccontare se non a costo di vanificare il senso della visione. Perché tutto
corre verso lo svelamento di un inconfessabile segreto. Che arriva
alla fine, bello grosso, dopo un percorso fatto apposta per distrarre
dalla verità. Il contrario di quello che faceva Hitchcock.
Sarebbe poco male, perché si tratta di un tipico prodotto di
quella sovrabbondante zavorra americana che viene scaricata sul nostro
mercato coloniale, ma la convenzione impone il riserbo e lo rispettiamo.
Non senza aver chiesto scusa a Hitchcock per averlo tirato in ballo
come pietra di paragone per un filmetto che non vale un minuto del
suo cinema.
Bruce Willis è il tronfio titolare di una quotatissima agenzia
pubblicitaria, si diletta a molestare donne dipendenti e non, via Internet
e non solo, ma ha una gran fifa della moglie, occhiuta e detentrice del
portafogli. Halle Berry è una giornalista d'assalto (sono sempre
d'assalto i giornalisti dei film americani) che scava tra i pettegolezzi
la quale, dopo l'omicidio della sua più cara amica d'infanzia
(che non è più tanto cara, ma non si può dire di
più) e avendo tra le mani una traccia che la collega al tipaccio
di cui sopra, si traveste da stagista dell'agenzia nella vita reale e
in quella virtuale da preda pronta a farsi sedurre. Con l'aiuto-chiave
del solito amichetto hacker che sbava per lei ma va puntualmente in bianco.
Il più pulito ha la rogna, ma uno - e non chi crediamo - ce l'ha
di più.
Paolo D’Agostini
|
| |
Corriere della Sera, 13 aprile 2007
L' ottimo cast finisce sprecato nel confuso «Perfect stranger»
Willis e Berry insieme in un thriller che non riesce proprio a divertire
Nel suo candore, uscendo da un film che l' aveva annoiata, mia madre diceva spesso: «Non capisco come gli artisti si prestano». La frase mi è tornata in mente dopo aver visto Perfect Stranger: mentre è noto che i divi prediligono, o addirittura esigono, i personaggi simpatici, qui Halle Berry e Bruce Willis sconfinano nell' antipatia. Chissà come mai i loro agenti non hanno evitato loro di cadere in una simile trappola. Inalberando un brutto toupé, lui è un gerarchetto della pubblicità arrogante e puttaniere; quanto a lei, lasciamo perdere. Poiché l' etica professionale impone di evitare gli «spoilers», cioè le rivelazioni sulla trama, dirò soltanto che chi dovesse sposare la causa di questa giornalista survoltata e impicciona, a conti fatti avrà di che pentirsene. Si aggiunga che sotto il profilo artistico, gli interpreti di Perfect Stranger si attengono a quella che nel gergo dei vecchi teatranti si chiamava la recitazione sindacale. Per la bella Halle sono lontani i tempi dell' Oscar di Monster' s Ball. Sceneggiato da Todd Komarnicki su un soggetto di Jon Bokenkamp, il film di James Foley è perennemente alla ricerca di qualcosa che non trova. Il che conferma un sospetto che è quasi una certezza: quando non c' è dietro un libro, raramente una pellicola di genere presenta una trama ben costruita, dei personaggi credibili e un giusto sviluppo delle situazioni. In casi come questo il racconto va allo sbando di qua e di là in un susseguirsi di contraddizioni. Sono addirittura tre le maschere che la frenetica Rowena assume nel corso della vicenda. La prima è quella di una reporter d' assalto che risulta frustrata quando un suo spregiudicato scoop del tipo che rimbalza attualmente dalla procura di Potenza (un maggiorente fotografato in pose di sguaiata omosessualità) finisce nel cestino in base a motivi di opportunità politica. Per la seconda maschera la protagonista prende il nome di Katherine intrufolandosi come stagista in una mega agenzia pubblicitaria al 25esimo piano del nuovo 7 World Trade Center di New York, dove si prepara a mettere nel sacco la prossima vittima. Terza maschera: ribattezzata Veronica, la ragazza chattando on line in ufficio intreccia un tira e molla a sfondo erotico con Harrison Hill titolare della ditta. Dietro la grinta da superboss, costui è un povero merlo che scopre troppo tardi la rete in cui si sta impigliando. Durante l' intero corso della vicenda sfarfalleggia un terzo incomodo, il maghetto dell' informatica Miles Hadley (ovvero Giovanni Ribisi) che dà a Rowena il supporto tecnologico di cui abbisogna. Innamorato senza speranza dell' affascinante collega, Miles sotto l' aspetto del semplicione ha un segreto nascosto in cantina. Incombe il cadavere sfigurato di un' amica d' infanzia di Rowena, la meschina Grace ex-amante e ricattatrice di Hill, pronta a svelare la tresca alla moglie tradita. Chi aveva interesse a sopprimerla? Anche se la risposta sembra ovvia, lo spettatore si chiede come farà il regista a sortire dal pasticciato intrigo. Pare che nemmeno lui lo sapesse, tant' è vero che nell' incertezza ha girato ben tre finali diversi. Resta il dubbio se la conclusione scelta sia davvero la più convincente. In base alla disordinata configurazione del film si può ricavare una regola: l' unica consegna inderogabile del cinema di consumo deve essere quella di non annoiare. In libera uscita dall' empireo dell' alta filmologia, non c' è niente di male a comportarsi da normali consumatori di un onesto prodotto di routine. Se un racconto per immagini è intrigante, scorre via veloce e ti fa passare gradevolmente un paio d' ore, dovremmo accontentarci e non star lì a spaccare il capello in quattro. Ce ne accorgiamo quando un prodotto non funziona, come accade con Perfect Stranger: un thrilling realizzato per divertire che ahimé non diverte affatto.
Tullio Kezich
|
|