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  PelagioPelagio

musica: Saverio Mercadante
prima rappresentazione scenica in tempi moderni
revisione e trascrizione: Mariano Rivas
direttore: Mariano Rivas
regia: Jean-Louis Pichon
scene: Alexandre Heyraud
costumi: Frédéric Pineau
con Costantino Finucci, Clara Polito, Danilo Formaggia, Paola Francesca Natale, Vladimer Mebonia, Giovanni Coletta, Cristian Camilo Navarro Diaz, Vincenzo Maria Sarinelli
Coro Slovacco di Bratislava
Orchestra Internazionale d'Italia
34° Festival della Valle d'Itria
Martina Franca, Palazzo Ducale, 2 e 4 agosto 2008

   
 
Corriere della Sera, 10 agosto 2008

Ecco il segreto del «Pelagio»: il suo equilibrio

Grattar barili per cavarne dimenticati oggetti d' arte è sempre cosa meritoria per chi la pratichi, quand' anche l' oggetto non sia dei più preziosi. Se ne giova il lavoro dello storico, si comprende meglio il quadro estetico e linguistico, si coglie l' humus da cui sortisce il capolavoro. Al Festival della Valle d' Itria di Martina Franca ne hanno fatto una vocazione. Non v' è Festival infatti in Europa che si dedichi al sommerso musicale con altrettale abnegazione. Ma merito ancor maggiore della piccola ma ormai storica istituzione - le candeline sono già 34 - è d' aver riesumato numerose pagine non solo inedite ma d' alto tasso qualitativo. Ultima fra queste è Pelagio, titolo che occupa l'ultimo posto, cronologicamente, del vasto catalogo di Saverio Mercadante. Risale al 1855 (Bellini e Donizetti sono stramorti, Verdi s' è appena lasciato alle spalle la cosiddetta Trilogia popolare), quando l' autore d' Altamura (ennesimo pugliese neapolitanizzato dell' opera italiana), ha ormai rinunciato ai tratti più sperimentali della sua scrittura (Il bravo o Il giuramento) in favore di quella ricerca di pulizia, equilibrio e buon senso che è propria della maturità di tanti compositori. E tale appunto è il segreto di Pelagio: né troppa «scena» né troppo «numero strofico», né troppe «cabalette», né troppa tirchieria d' effetto. Ecco dunque un' orchestrazione violenta, corrusca, che si alterna abilmente a degli «obbligati» strumentali di magistrale finezza (non è lui del resto l' autore del più bel Concerto dell' 800 italiano, quello per flauto?). Ecco, Pelagio è tutto questo, e a un grado d' invenzione che non sconvolge ma non delude. Una bell' opera di mezzo Ottocento, ancora confezionata con quel sano gusto artigianale che nella seconda metà del secolo si sarebbe, Verdi a parte, definitivamente perduta. Guidata da Mariano Rivas, un interprete affidabile, che ha il solo torto di temere il «grasso» orchestrale e a furia di levigare la materia tende a ridurla a un aspetto un po' esangue, l' Orchestra Internazionale d' Italia ne ha dato una esecuzione rispettabile. E più che dignitosa è stata pure (se non sulla scena, come cantanti) la prova degli interpreti: il baritono Costantino Finucci nei panni del re cristiano, il tenore Danilo Formaggia in quelli del temibile rivale arabo Abdel-Aor e soprattutto il soprano Clara Polito nella parte di Bianca, figlia dell' uno e moglie dell' altro. Buon successo.

Enrico Girardi

     
 
© Sipario 2011