Ashkenazy mediatore fra Ibsen e Grieg
Il «Peer Gynt» non era una semplice decorazione musicale, un addobbo firmato da Edvard Grieg per accrescere il fascino del dramma di Henrik Ibsen. Perché l' evidente «funzionalità» della musica non ne sminuiva affatto la qualità. Qui al podio c' era Vladimir Ashkenazy, sensibilissimo alla dinamica sentimentale della partitura tanto da esaltare al massimo il fascino, forse inesplorato, di una certa musicalità verbale. Penso innanzitutto alla parola, a tratti puramente fonica, e al suono «strumentale» di una grande Maddalena Crippa, nel ruolo del Narratore. In organico 3 flauti , 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 4 corni, 2 trombe, 3 tromboni, basso tuba, timpani, percussioni, organo, arpa e archi, più attori e cantanti! Un' ebbrezza sonora al cospetto dello scapestrato Gynt - impersonato dall' altro Crippa - Giovanni. Alla fine gli intenti di Ibsen e Grieg sono risultati deliziosamente convergenti, benchè Ibsen avesse sì le ambientazioni contadine, nelle sue corde, non già la leggerezza di Grieg nelle scene di danza. O la melodiosa Canzone di Solveig del soprano Camilla Tilling. Né Ibsen disponeva della metafora, ora passionale, ora elegiaca, sempre espressiva e compatta, delle voci femminili e maschili del coro diretto da Norbert Balatsch. Un coro determinante, nell' insieme degli affreschi, decisamente rivelatori, di Grieg. PEER GYNT, dirige Ashkenazay; S. Cecilia, repliche oggi e domani
Mya Tannenbaum