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Parlami d'amore
Parlami d'amoredi e con Silvio Muccino
con Aitana Sánchez-Gijón, Carolinia Crescentini, Andrea Renzi (Italia-Spagna, 2008)
 
L'Unità, 14 febbraio 2008
Moratoria sulla parola amore

Con più di 500 copie assicurate per l'uscita a San Valentino, Parlami d'amore si appresta ad un esordio con il botto. Un credito enorme, un privilegio mai visto per un regista 25enne alla prima prova. Sembra la mobilitazione per la "next big thing" del cinema italiano. Ma forse dobbiamo aspettare la prossima volta.

Portando sullo schermo, come regista e attore, il libro che aveva scritto (e ora sceneggiato) con Carla Vangelista, Silvio Muccino ha tirato fuori un film con tratti comuni ad alcuni esordienti: un po' di (giusta) presunzione, la tendenza all'isteria collettiva (tutti urlano e spesso), la voglia di buttare dentro quanti più riferimenti possibile, anche a costo di appiccicarli con il nastro adesivo.

E' pur vero che di romanzo di formazione si tratta e che Muccino ha dichiarato: "Bisogna nutrire il pubblico: dargli un po' di quello che vuole e un po' di riferimenti (colti)". Per questo ogni ambiente come un memento è decorato con montagne di libri, qualcuno suona il pianoforte, si va all'opera e la musica è agée: Bobby Hebb, Charles Trenet, Chet Baker.

Un appunto: alcuni propongono una moratoria sulla parola "amore" nei titoli dei film: cambiate musica, un po' di fantasia.

Sasha (Silvio Muccino), uscito da una comunità dove era stato abbandonato da piccolo dai genitori tossici, si avventura per Roma e la vita adulta. Cerca Benedetta (Carolina Crescentini), figlia del ricco benefattore della comunità. Ne era sempre stato innamorato, adesso dubita: lei è diversa, viziata, oscura.

Invece lega con Nicole (Aitana Sanchez-Gijon), una quarantenne affascinante incontrata dopo un incidente stradale. Lei lo instrada alla seduzione e ne rimane sedotta.

In mezzo la sua passione per il poker e gli eccessi un po' maledettisti con drug, sex, & Chemical Brothers, la resa dei conti con il capo della comunità che lui considerava come un padre (Giorgio Colangeli) e un cugino tossico (Max Mazzotta, da brillante ad un ruolo drammatico, peccato per gli occhi strabuzzati e l'accento calabrese).

Fotografato da Arnaldo Catinari, che insieme allo scenografo Tonino Zera hanno tirato fuori un'ambientazione preziosissima, da videoclip, Muccino invoca a più riprese il suo riferimento, Bernardo Bertolucci: citato il Conformista (!), citato Ultimo tango (!), non cita L'assedio, del quale poteva ricordare qualche location.
Niente di male a chiamare in causa maestri. Il Bertolucci 21enne della Commare secca rilasciava le interviste in francese perché riconosceva l'autorità godardiana.

Abituati anche a peggio e riconoscendogli l'attenta cura della confezione (che maschera le buche di percorrenza) non si può bocciare il tentativo di Muccino.

Basta ricordarsi che c'è differenza tra una confezione laccata e uno stile riconoscibile, tra la buona volontà e il talento.

Pasquale Colizzi

 
La Repubblica, 15 febbraio 2008
"Parlami d'amore" di Muccino jr.
Troppo lusso rovina il debuttante

Silvio Muccino debutta nella regia adattando il romanzo scritto a quattro mani con Carla Vangelista. Sasha (Silvio stesso), cresciuto in comunità di recupero da genitori tossici e sofferente di abbandono dopo che anche il capo della comunità lo ha mollato, cerca il suo posto nella vita convinto di amare la figlia del ricco datore di lavoro. Ma va a sbattere contro la matura e seducente Nicole reduce da grandi dolori e acquietata in uno spento matrimonio. Ci vuole tutto il film, durante il quale lei gli dà lezioni d'amore, per capire che sono fatti l'uno per l'altra e le barriere d'età non contano.

Silvio è dotato ma strafà. Realizza un prodotto patinato ma che sembra un collage, scolastico ancorché lussuoso, di esercitazioni brillanti eppure poco personali, dimostrazioni perfezionistiche eppure di seconda mano. Quanto è ovvio che l'affascinante Nicole sia cento volte meglio dell'isterica e viziata ragazzina di cui Sasha crede per tutto quel tempo di essere innamorato? Come mai un produttore avveduto come Cattleya è stato tanto prodigo di mezzi laddove forse avrebbe fatto bene a usare la bacchettata sulle mani? Proprio per il bene futuro di una promessa.

Paolo D'Agostini

 
Il Mattino, 16 febbraio 2008
Muccino jr da sex symbol a intellettuale

Per il suo esordio nella regia Silvio Muccino ha adattato - con qualche correzione in direzione del punto di vista femminile più radicale - il suo romanzo «Parlami d'amore», scritto come la sceneggiatura con Carla Vangelista. L'educazione sentimentale del venticinquenne romano Sasha figlio di tossicodipendenti che lo hanno abbandonato in una comunità, si snoda tra l'attrazione fatale per la bella, ammaliante, eccessiva, viziata, borghese Benedetta e la complicità intellettuale con l'affascinante quarantenne Nicole ex psicanalista. Dopo il sesso sfrenato con Benedetta e il girone infernale di droga e gioco d'azzardo, arriva l'amore vero, profondo, sedimentato con Nicole. Coraggiosa la scelta di Muccino di spostare in un'altra direzione l'immagine di sex symbol bello e dannato che si è conquistato presso le teenager con le sue commedie generazionali, ma per raccontare la paura di amare, le fragilità sentimentali, i tormenti esistenziali ha preso troppo sul serio il nuovo ruolo autoriale. Troppo preoccupato, forse, di prendere le distanze dal popolo di Moccia e di ammiccare agli intellettuali, appesantisce la storia con il collaudato repertorio del maledettismo (alcolisti anonimi, droga, poker, psicanalisi). Tra citazioni di «Harold e Maude» e «Eyes Wide Shut» e vuoti narrativi e alcuni dialoghi imbarazzanti, l'opera prima di Muccino riserva un flashforward finale che stimola una visione supplementare per percepire più correttamente o eventalmente rivedere i limiti e difetti.

Alberto Castellano

 
Il Giornale, 15 febbraio 2008
Gronda umorismo involontario la storiella rosa di Muccino junior

La cinefilia ha rovinato più sceneggiatori e registi che l'ignoranza, perché quest'ultima consente, talora, di fare una cosa per primi, evitando fallimentari confronti. Parlami d'amore, di e con Silvio Muccino, affastella invece il déjà vu: di fresco resta solo lui come interprete di se stesso, dove è inarrivabile, proprio come lo è Nanni Moretti. Come regia, la sproporzione fra mire ed esiti evoca in sedicesimo quella di Cameron Crowe per Vanilla Sky (se non lo ricordate, nonostante il cast stellare, c'è una ragione).
Il problema è nel soggetto e nella sceneggiatura, dello stesso Muccino e di Carla Evangelista, oltre che ispirata dal loro omonimo libro (Bompiani). Ambiziosa di sfumature psicologiche, è invece schematica come quelle dei film di Giuseppe De Santis, sessant'anni fa. All'ingenuità popolare di un lui (Muccino), nato in una comunità per drogati e presto orfano, corrisponde la protervia borghese di una lei (Carolina Crescentini) nata nel centro di Roma; in mezzo un'altra lei (Aitana Sánchez-Gijón), colta, matura, segnata dalla vita, insomma che «non potendo più dare il cattivo esempio», dà il consiglio «giusto».
Spagnola, la Sánchez-Gijón recita da francese e in effetti il suo personaggio gronda esprit de l'escalier; la Crescentini fa un po' peggio. Colpa solo del suo personaggio? «Costruendolo - dice -, mi sono ispirata a Swimming Pool di Ozon. Un altro film, non affine, che mi è stato molto utile per il sapore del sesso, è A Snake of June di Tsukamoto»! Superbo caso, il suo, di umorismo involontario. Quello volontario sfugge al film. Peccato, perché giova negli esordi non prendersi sul serio.

Maurizio Cabona

 
Il Tempo, 15 febbraio 2008
Con Muccino un amore pieno di stenti

Anche Silvio Muccino ha voluto diventare regista, restando però attore e sceneggiatore. L'occasione gliel'ha offerta un romanzo che aveva scritto qualche anno fa insieme con Carla Vangelista e che adesso ha riscritto con lei per il cinema.
Un romanzo in cui, a giudicare dal film di oggi, in primo piano c'era l'amore, come il titolo anche lì faceva intendere, ma mescolato anche ad altri temi, la droga, un'infanzia triste, il gioco d'azzardo, una gioventù dorata di sfondo tinta però quasi soltanto di nero, una discesa agli inferi con redenzione solo nel finale. Molto, troppo, che proposto ora dallo schermo stenta un po' a farsi accogliere, almeno dal punto di vista del racconto.
Sasha, il protagonista non ancora trentenne, era vissuto da piccolo in una comunità di tossicodipendenti dove aveva perso entrambi i genitori lì ricoverati. Ancora quasi bambino, si era innamorato di una coetanea che non aveva mai dimenticato tanto più che adesso gli ha dato un lavoro il padre di lei, continuando perciò a vederla ma senza svelarle mai, per inesperienza e ingenuità, i propri sentimenti. Lo aiuterà a farlo una quarantenne piacente, vedova e risposata, che prima gli starà vicina con istinti quasi materni, dopo però innamorandosene; da ultimo, anche ricambiata dopo averlo liberato da una serie di guai in cui, tra delusioni amorose e passato che ritorna, aveva finito per cacciarsi.
Muccino non è riuscito sempre a padroneggiare, come sceneggiatore, questo aggrovigliarsi di fatti, anche perché i climi dei vari episodi mutando di continuo - dall'amore al dolore, dalla commedia al dramma - non gli consentivano di conferire alla sua esposizione una unità di climi. La sua regia, però, nonostante qualche inesperienza tecnica, lo aveva aiutato ad evocare su quasi tutta la sua storia delle atmosfere plausibili, dando, sul piano degli effetti, gli spazi giusti ai sentimenti (senza mai sentimentalismo) e il rilievo necessario ai risvolti tesi e sospesi di un'azione dalle molte facce.
Coadiuvato in questo dalla fotografia di Arnaldo Catinari che, con luci scure e pochi richiami all'idillio, ha mostrato di saper privilegiare i toni cupi particolarmente intensi al momento in cui il protagonista si lascia travolgere da una negatività totale. Sostengono queste immagini le musiche di Andrea Guerra che, abilmente alternandosi a note canzoni soprattutto americane, anziché commentare riescono spesso a interpretare i differenti stati d'animo del protagonista. Gli dà volto, ovviamente, Silvio Muccino, con sicura maturità espressiva. Le due donne al suo fianco sono Aitana Sánchez-Gijón e Carolina Crescentini. Convincono.

Gian Luigi Rondi

© Sipario 2011