Il B-movie di Natale
È stato il piccolo caso dell'alta stagione cinematografica: un
film scritto, diretto, interpretato, musicato "da due persone in
un solo giorno a zero budget". Titolari dell'impresa, che avrebbe
trovato un estimatore d'eccezione come Quentin Tarantino, Giuseppe Amodio
e Deborah Farina, che pubblicano con Editrice tecnica manuali di cinema
(il primo) e saggi sul cinema indipendente americano (la seconda). A
parte le trovate pubblicitarie (lecite ma un po' fantasiose) Paranoyd,
con la sua y di troppo, sta facendo un dignitoso giro di piccoli cinema
di provincia e riapprova a Roma (al Detour) per le feste di Natale. Riuscendo
ad esistere quando "natali in crociere" e "bussole magiche" avrebbero
scoraggiato qualsiasi tentativo di ritagliarsi uno spazio. Ma di cinema
indipendente italiano si tratta e quindi il minimo da fare era osare
l'impossibile. Così questa «Visual Sensorial Experience»,
come la definiscono i suoi autori, ha raggiunto il suo minuscolo spicchio
di pubblico a due anni dalla passerella in una sezione collaterale della
Mostra di Venezia.
Paranoyd è un thriller girato con modi e tempi di certo cinema
optical che ha fatto la fortuna del filone anni settanta. Ma si spinge
un po' oltre, diventando quasi un esperimento di video-arte dove si punta
sulla suggestione visiva più che sulla narrazione. Del resto una
delle tante didascalie per lo spettatore un po' disperato dall'esiguità della
trama recita: "Ogni mente costruisce il suo proprio mondo".
Significa che quello che si vede significa tutto e il contrario. E quindi
dovete provare voi a capire cosa accade nella casa e nella testa di Emma
(Deborah Farina), studentessa di entomologia che avrà a che fare
con un giardiniere, il suo ragazzo e un postino (sempre Giuseppe Amodio).
Compaiono a più riprese coltelli e strumenti di offesa che vorrebbero
suggerire un pericolo imminente sia nella casa della ragazza che nel
bosco dove i due personaggi si inseguono.
Girato con audacia casalinga da B-movie e recitato (e poi doppiato)
con una sorta di cadenza estatica, il film è spezzettato da lunghi
intermezzi di effettacci caleidoscopici quasi allucinogeni e immagini
da screensaver di windows. Mentre i loop ossessivi composti al computer
dagli stessi autori sono una delle cose migliori di tutta l'opera. Interessante
la lettura molto carnale del corpo femminile di Emma, trattato come un
feticcio da scrutare al modo dei migliori poliziotteschi. Avvertenza:
se non siete in giornata Paranoyd potrebbe anche scendervi di traverso,
sembrando magari troppo pretestuoso, amatoriale, ingenuo, indigesto.
In questo caso meglio evitare, visto che un progetto come questo, a zero-budget
e zero-visibilità, vive solo del vostro passaparola. Per chi invece
vuole tentare l'esperienza il film sarà ancora in programmazione
il 16 al Cinema Barrio's di Milano, il 22 al Cine-Teatro Busnelli di
Vicenza, il 23 al Detour di Roma. Con festa finale per essere riusciti
a fare il solletico alle corazzate di Natale e alla loro distribuzione
a tappeto.