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Pa-ra-da
di
Marco Pontecorvo
con Jalil Lespert (Francia/Italia/Romania – 2007)
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L'Unità, 18 settembre
2008
Lo sballo più grande
Provate voi a calarvi nelle fogne
di Bucarest - letteralmente – per andare a pescare ragazzini
abbandonati dai genitori, o fuggiti di casa o dagli orfanotrofi,
o semplicemente già abbastanza disperati e maturi per
tentare di guadagnarsi da vivere da soli. Tentate di convincerli
ad uscire allo scoperto, sulla superficie stradale, non solo
per qualche furtarello, il solito accattonaggio e la prostituzione
ma per imparare il mestiere antico della giocoleria. Immaginate
l'accoglienza che vi potrebbero riservare questi sniffatori
di colla (paratevi dai colpi). E invece le cose incredibili
accadono. Inquadrate l'azione nella Romania del dopo Ceaucescu,
primi anni Novanta: un clown franco-tunisino, ventenne spiazzante
e misterioso che aveva fatto la scuola di Annie Fratellini
(famiglia leggendaria di artisti francesi, anche in Clown di
Fellini), arriva per fare due mesi di volontariato con un'associazione
internazionale tra i "boskettari", i bambini dei
tombini. Ci resterà 12 anni. Quello che sembrava uno
strano trip, un'allucinazione alcolica, una promessa incredibile
per quelle giovani anime crude e dannate, con sforzo e un po'
di disciplina è diventata una realtà, cioè una
fondazione (Fundatia Parada) e uno spettacolo circense che
gira per il mondo.
L'esordio di Marco Pontecorvo, già direttore della
fotografia e figlio d'arte, che ha inaugurato Orizzonti a Venezia,
racconta una storia vera. Perché il clown impersonato
dall'ottimo Jalil Lespert ha un originale: Miloud Oukili, classe
'72, che ha preso tanto a cuore le vicende dei "boskettari" da
attirarsi i sospetti delle autorità di Bucarest (un
classico da polizia comunista, perciò ostacolato, poi
accusato e scagionato per pedofilia). Adesso, riconosciuto
a livello internazionale, gira il mondo come un santo laico
e cacciatore di anime perse. Siccome le santificazioni su grande
schermo producono disagi e pruriti ai meno assuefatti, vi consigliamo
Pa-ra-da perché riesce a uscire indenne dall'accoppiate
letale: storia vera e lacrima facile. Il film è diretto
e sognante, a metà tra sotterranei dostojevskiani e
la strada felliniana, col freddo della capitale rumena che
ti raggiunge fino alla poltrona e le speranze con il loro eterno
rovescio da incubo. Possibili passaggi a vuoto di Pontecorvo
e qualche ingenuità dei giovani attori non professionisti
sono inclusi nel pacchetto. Quanto all'incredibilità della
vicenda, siamo sicuri che la realtà avrà superato
di gran lunga la fiction.
Pasquale Colizzi
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Il Manifesto, 18 settembre 2008
Miloud a Bucarest, un clown tra i ragazzini
Esperienza di vita
prima di diventare un film, Pa-Ra-Da di Marco Pontecorvo dopo
Venezia e Toronto, esce il 19 nelle sale, ma si può dire che vive di vita propria, un esperimento
che continua a Bucarest dove il clown Miloud ha lavorato per
12 anni con i ragazzi di strada. arrivato in Romania a soli
venti anni, poco dopo la «rivoluzione» e immerso
nella vita di strada tra i bambini del sottosuolo, insegnando
l'arte circense e seminando speranza. Marco Pontecorvo è stato
catturato dalla sua storia intravista in tv e sulla stampa
e dal 2001 ha iniziato a fare sopralluoghi nella difficile
realtà rumena per cercare di raccontare quel piccolo
miracolo, nel tempo che gli lasciava il suo lavoro di direttore
della fotografia con in più la macchina produttiva da
montare. «Loro ti conquistano, tu devi conquistare loro,
dice Pontecorvo, con i ragazzi ci deve essere confidenza reciproca,
come nel caso di Vlad, scappato dagli appartamenti sociali,
che appena è iniziato il film si è comportato
come un vero professionista sempre puntuale. Nasce uno scambio
che li porta a credere in se stessi. Non è stato solo
un film, ma un'esperienza di vita per tutti». Miloud,
sedotto da Fratellini e Fellini dice a casa che andrà a
studiare il circo a Mosca e invece si ferma in uno degli inferni
d'Europa: «avevo paura che nel film saremmo apparsi come
angeli e invece quando l'ho visto ho avuto la sensazione di
aver sognato» (Pontecorvo infatti è stato attento
a mantenere il racconto su due livelli, la realtà e
la magia). Il personaggio di Miloud lo interpreta l'algerino
Jalil Lespert (quasi un segno del destino, il padre aveva una
parte in La battaglia di Algeri , inevitabile riferimento al
padre del regista). «La magia del trucco o del naso ti
dà 5 secondi di vantaggio», dice Miloud per spiegare
come driblare polizia e istituzioni sospettose di giocolieri
nei parchi. Racconta mille episodi, di otto organizzazioni
umanitarie che un giorno arrivarono a portare per otto volte
di seguito la zuppa per i bambini, di come non si potrebbero
fare giochi con fuoco in certi paesi (ma lui li fa lo stesso),
dei bambini di strada del Brasile, Africa, Bosnia, Serbia,
Nepal (non c'è solo la Romania), la vita di un mago è senza
confini. «Non ho salvato nessuno, dice, mi sono salvato
io, mi hanno insegnato a non avere paura della strada. Non
sono Cristo, sono un pagliaccio, mi sono perso a Bucarest».
Silvana Silvestri
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Corriere della Sera, 19 settembre
2008
Il riscatto dei ragazzi di Bucarest
Il bravo clown franco algerino
Miloud Oukili, oggi 36enne, scuola dei Fratellini, giunge giovanissimo
in Romania nel ' 92, per restarci pochi mesi e non 13 anni,
incrociando la sua vita con i ragazzi dello zoo di Bucarest.
Un' umanità disperata,
fuggita dagli orfanotrofi, che vive nelle fogne, nei sottofondi
della città povera e violenta, ancora sconvolta dalla
guerra civile dopo la caduta di Ceausescu. Quello che accadde
poi e che Marco Pontecorvo, figlio del grande Gillo cui il
film è dedicato, ci racconta in un film senza retorica
né moralismi, è la storia di un vero miracolo
sociale, del trionfo della volontà, della costanza e
del riscatto. Pa-ra-da, nome di un' associazione benefica nata
nel ' 96 e dell' affermato gruppo circense che gira con successo
per l' Europa, è infatti il risultato del lungo «corteggiamento» che
Miloud ha fatto nei confronti del bambini dei tombini, detti «boskettari»,
che vivevano sporchi di accattonaggio e prostituzione fra tubi
e canali, sniffando colla, vernici e spacciando, imitando,
quasi mimando i peccati mortali degli adulti. Il primo film
di Pontecorvo, direttore della fotografia, ripercorre in modo
impressionistico questo pezzo di vita verista, alla Zola, per
dare un contributo morale a quella storia ma anche ad altre
storie che oggi girano per il mondo e che hanno a che fare
con l' ingiustizia. Difficile, se non si è Fellini,
non cadere nei tranelli del clown che piange col viso rigato
di nero, eppure il regista deb quasi sempre ci riesce, insegnandoci
che l' arte del ridere, virtù del circo, sintetizzata
nel naso rosso posticcio, può avere un preciso scopo
umanitario e riscattare la giovinezza di oltre mille ragazzi,
aiutando le potenzialità artistiche nascoste sotto il
degrado. Vissuto, più che interpretato, con perfetta
aderenza da molti dei veri ragazzini e da Jalil Lespert, il
film coprodotto con Rai 01 invita a non darsi per vinti: il
finale mostra quanto bisogno ci sia oggi non di impronte digitali
dei bimbi rumeni ma di film come Pa-ra-da, un happy end meritato.
Maurizio Porro
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Il Tempo, 19 settembre
2008
Marco Pontecorvo è uno dei nostri più validi
direttori della fotografia. Adesso, dopo una prima esperienza
con un cortometraggio, sull'esempio di suo padre, il grande
e compianto Gillo Pontecorvo, affronta anche la regia di un
lungometraggio, questo «Parada» che come il titolo
avverte, si rifà ad una associazione intenta soprattutto
a coinvolgere e redimere ragazzi di strada insegnando loro
l'arte circense e poi avviandoli a praticarla.
Lo spunto a Pontecorvo l'ha offerto l'incontro con un notissimo
clown franco-algerino, Miloud Oukili, che, negli anni Novanta,
lasciata Parigi, si era trasferito a Bucarest, nella Romania
del dopo Ceausescu, per tentare con ogni mezzo di soccorrere
una miriade di ragazzini orfani o sbandati che, dormendo nel
sottosuolo della città, passavano poi le giornate dediti
all'accattonaggio, al furto, alla prostituzione, alla droga.
Messi al bando dalla società anche perché, quando
interveniva per affidarli a qualche orfanotrofio, se li vedeva
poi sfuggire di mano quasi subito, con evasioni più o
meno rocambolesce.
Il film racconta tutto questo, tenendo sempre bene al centro
Miloud Oukili e seguendolo nella realizzazione di quel suo
progetto, in apparenza utopico, di trasformare tutti quei ragazzini
rissosi e spauriti in veri e propri artisti da circo, oggi
addirittura in grado di compiere fortunatissime tournées
anche all'estero.
L'arrivo a Bucarest, un primo incontro con degli assistenti
sociali, i primi scontri, nel sottosuolo, tra le fogne, con
un nugolo di giovanissimi diseredati pronti all'inizio a ritirarsi
se non addirittura a ribellarsi. Con non poche complicazioni
di sfondo -incidenti, aggressioni, calunnie- fino alla soddisfazione
di poter raggiungere la metà sperata, sia pure con fatica.
Una cronaca, ma anche uno spettacolo in cui i personaggi, dal
protagonista ai ragazzetti, hanno sempre fisionomie precise
ben delineate, rappresentate con molto dinamismo cinematografico
specie quando l'uso frequente della macchina a mano consente
immediatezza di gesti e di reazioni. Mentre, a sostenerli,
una fotografia plumbea (non di Pontecorvo, questa volta, ma
di Vincenzo Carpinota), fa gravare su tutto e su tutti -cornici
e persone- un'atmosfera opprimente e soffocante.
Al centro come Miloud, un attore algerino di grande espressività,
Jalil Lespertm che si ricorderà certamente ne «Le
passeggiate di Campo di Marte» di Robert Guédiguian.
Attorno moltissimi non professionisti.
Tutti convincenti.
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Il Giornale, 19 settembre 2008
Quei giovani disperati si salvano con il circo
Pa-Ra-Da è un
gruppo circense romeno che si esibisce in tutto il mondo. Un clown da strada,
Miloud Oukilì, partendo da Parigi, giunge a Bucarest,
tre anni dopo la fine di Ceausescu, e instaura un rapporto con i bambini
che vivono nel sottosuolo della città, denominati «boskettari».
Veri cani perduti che rubano, si prostituiscono o peggio. Il percorso formativo
sarà doloroso ma approderà a risultati insperati. La storia
e i personaggi sono veri e Marco Pontecorvo con notevole sensibilità ci
rende cari i giovani protagonisti, senza moralismi di maniera. Un racconto
commovente. Jalil Lespert si cala nel personaggio di Miloud con travolgente
partecipazione.
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